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Cos’è diventata Roma in questi anni? Intervista al professore Umberto Croppi

Da qualche anno Roma sembra essere diventata un città simile a una bolgia infernale. Sarà così? L’abbiamo domandato al professore Umberto Croppi. Profondo conoscitore di Roma.
di Emanuele G. - lunedì 23 febbraio 2015 - 1578 letture

Le cronache degli ultimi mesi hanno fatto scoprire il volto marcio di Roma capitale del nostro paese. Un’esclusività, a dir il vero, non capitolina visto il dilagare del malcostume (utilizziamo tale eufemismo... - nda) a livello nazionale. Certo un fatto di malcostume avvenuto a Roma impressiona molto di più proprio perché la "città eterna" è la nostra capitale.

Per capirci di più abbiamo chiesto numi al professore Umberto Croppi. Da anni uno dei più attenti e autorevoli conoscitori di Roma e della sua multiforme quanto complessa realtà.

Umberto Croppi è stato dal maggio del 2008 al gennaio di quattro anni fa Assessore alla Cultura del Comune di Roma con Alemanno Sindaco. Inoltre, Direttore generale della Fondazione Valore Italia (Esposizione permanente del Made in Italy e del Design italiano), docente presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma e membro del Consiglio Superiore delle Comunicazioni, di cui è stato presidente della IV^ sezione (nuovi media).

Cos’è diventata Roma in questi ultimi anni?

Una città decadente, anzi in preda ad un degrado diffuso, contagioso, ad una rassegnazione senza fine.

Roma come specchio del paese?

Per certi aspetti si, con picchi però che non avevamo conosciuto prima.

Forse è per questo che si è dimesso da Assessore della Giunta Alemanno? Cosa non funzionava a suo giudizio?

In realtà, intorno all’inattesa vittoria di Alemanno si era creato un clima di euforia che aveva contagiato vasti ambienti di sinistra: si pensi che tra il primo e il secondo turno c’era stato un trasferimento di 100.000 voti da Rutelli a Alemanno. C’era stato anche qualche iniziale segno di ripresa. Io non mi sono dimesso, sono stato mandato via, per una serie di motivi, il più evidente era il fatto che costituivo un ostacolo a metodi gestione del potere che poi tutti hanno potuto conoscere.

Una delle cause non è lo sporzionato numero di dipendenti del Comune fra diretti, partecipate e indotto?

No. Il rapporto dipendenti pubblici-cittadini non è superiore alla media nazionale e una recente indagine del Corsero ha dimostrato che Roma è la città italiana che ha la più bassa spesa pro-capite. E poi non dobbiamo dimenticare che è la città capitale, ospita uno stato straniero, le funzioni di governo, tre corpi diplomatici, il più imponente patrimonio monumentale del mondo e ha il territorio comunale più vasto d’Europa.

Una fotografia tragica di Roma la danno sia il Ministero del Tesoro che la Corte dei Conti, quale il suo giudizio in merito?

Per rispondere ci vorrebbe lo spazio di un pamphlet, la questione è molto più complessa di come la si rappresenta. Roma ha preso un contributo straordinario per investimenti dal1990 al 2008, producendo comunque un debito di venti miliardi di euro. Nel 2008 Roma ha praticamente dichiarato bancarotta e, contrariamente all vulgata corrente, il costo del debito lo stanno pagando per intero i Romani, con una tassazione pro-capite (per Irpef, Imu e tarsi) di 1040 euo-anno contro una media nazionale di 440.

Per lei è un affare di mafia "MafiaCapitale" oppure è un segno dell’estrema permeabilità del Comune rispetto alla gestione dei soldi pubblici?

C’è una città italiana che si salva? In termini quantitativi i casi del Mose a Venezia e quello dell’Expò a Milano battono “mafia capitale” Mille a uno.

Per lei cos’è "MafiaCapitale"?

È un meccanismo ben oliato capillarmente diffuso di corruzione sistematica, favoritismi, familismi a cui non sfugge praticamente nulla e nessuno, compresi tutti quei bravi padri di famiglia che si prestano alla raccomandazione, al voto di scambio, alla piccola tangente. Mentre rispondo viene data notizia di 11 arresti tra i funzionari dell’ufficio urbanistica del comune di Roma, che seguono i trenta di pochi giorni fa nei municipi. Lo sanno pure i bambini come funzionano queste cose, non servono mica le evidenze giudiziarie.

Ritiene Marino un Sindaco all’altezza? Non crede che sia il parafulmine dei tanti da Rutelli in poi hanno trasformato il Comune di Roma in "un porto delle nebbie"?

Ce la sta mettendo tutta, nuotando controcorrente nel vortice di una politica cittadina ormai senza argini. L’esperienza che gli mancava se la sta costruendo giorno per giorno. LA sua è una corsa contro il tempo.

Come si riparte?

Ci vogliono traumi, rotture radicali, però anche una visione chiara e condivisa di dove si vuole andare.

C’è bisogno di una nuova alleanza fra cittadini, burocrazia e politica?

Quello del “patto sociale” è il tema centrale. Si bisogna bisogna ricostruire un legame e definire ex-novo i ruoli. Però la funzione di guida di un simile processo deve essere affidata alla politica.

Lei che vive a Roma come giudica lo stato d’animo dei cittadini? Rassegnati oppure pronti a combattere?

Rassegnazione e capacità di ribellarsi sono due lati della stessa medaglia: la seconda può scattare all’improvviso, quando si fiuta la possibilità di cambiamento.

Cosa sono queste periferie? Dove si è sbagliato? Accoglienza oppure...?

Anche questo è un discorso troppo lungo, la Roma del dopoguerra è cresciuta a caso, senza un disegno, in preda alla speculazione e all’abusivismo. Le periferie non sono una realtà omogenea, dal punto di vista sociologico, economico, culturale. Non è la distanza dal centro a definire la tipologia di un ambiente e lo stesso centro ospita sacche di degrado sociale. La questione dell’immigrazione è del tutto secondaria.

Certo sapere che c’è gente che lucra sulla disperazione fa rabbia...

Si lucra su tutto e, come dicevo, ognuno si adegua a cercare il proprio tornaconto marginale. Salvo poi indignarsi del comportamento che, addirittura inconsapevolmente, tiene abitualmente lui stesso.

I problemi di Roma li risolve Roma oppure bisogna aspettare che sia l’Italia a risolvere i suoi?

Ripeto: Roma è la capitale, non è una città come un’altra. Non c’è una sola capitale al mondo che non goda di uno statuto speciale e di una forma di governo che la denota. Roma deve trovare una forma di governance diversa, che le dia un rilievo costituzionale per le sue funzioni straordinarie. Certo non basta una norma a cambiare le persone, ma è la premessa indispensabile.

Possiamo finire l’intervista con una nota di ottimismo?

L’ottimismo a Roma lo ritrovi facendoti una passeggiata sul lungotevere o tra le sue piazze, sembra banale dirlo, ma cercando di non vedere sporco e disordine ma solo lo scenario che questa città offre, capisci che in fondo non può non avere in sé tutte le risorse per rinascere.

Eh già...la forza per riprendere il cammino la si deve invenire nelle proprie forze. Guai a commettere l’errore di attenderlo da qualcun’altro. Attiene alla differenza fra cittadino attivo e cittadino passivo. Noi abbiamo l’obbligo di essere cittadini attivi. Se no tutto si spegne.


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