Corsi e ricorsi... meteomarini
Harry ha mantenuto le promesse e si è abbattuto sulla costa orientale della Sicilia
In definitiva è un copione che si ripete ogni anno. A fare mente locale e, se si ha voglia di farlo, consultando l’immenso archivio video amatoriale e non, disponibile su qualsiasi piattaforma internet si preferisca, troveremo un campionario di testimonianze che muterebbero solo l’anno, meno il periodo stagionale.
Sulla costa orientale siciliana, quella che va da Messina alla zona più meridionale del siracusano, quindi Marzamemi, Portopalo di Capo Passero e Pachino, è sempre stato un appuntamento fisso tra questi territori e le mareggiate imponenti.
Risaputo, ma da sempre sottovalutato il risultato di questa sfida: vince sempre la Natura. L’illusione del contrario si è creata almeno una cinquantina di anni fa, forse anche prima. Nel territorio che abbiamo documentato in questi giorni, ossia la Riviera Jonica che comprende i paesi costieri quali Santa Teresa di Riva, Letojanni o Giardini Naxos, molti decenni fa si pensò di valorizzare il territorio, magari con mire anche turistiche, costruendo appunto dei lungomari panoramici.
Un risultato di sicuro effetto attrattivo, se lo considerassimo soltanto nel periodo estivo. Molto diversa è la situazione quando il mare decide di trasmetterci il suo assoluto predominio sul territorio che, spesso, si traduce in una riappropriazione di quanto l’uomo ha saputo "rubargli" nei decenni.
Forse è mancata l’umiltà di confrontarsi con altre realtà italiane che, di questo esperimento architettonico, potevano vantare qualche decennio in più di esperienza. Volendo solo prendere a confronto la riviera ligure, con i suoi paesi turistici affacciati al mare, è più che evidente che i lungomari attirano il turismo ma, di conseguenza, mettono a rischio le costruzioni che si affacciano in essi.
Allagamenti di alberghi, distruzione dei lidi, scantinati invasi dall’acqua e quant’altro tutto questo comporta, accomunano tutto il territorio nazionale che non ha saputo far tesoro delle catastrofi "naturali" che si sono abbattute negli anni a più riprese in varie località italiane.
Quest’anno, poi, per rendere più anglofona la perturbazione prevista a partire da giorno 18 gennaio, si è pensato di chiamare questo ciclone mediterraneo con il nomignolo di Harry. Qualcuno ha pure pensato che fosse una metafora satirica riferita al principe britannico, viste le sue stravaganze dai risvolti imprevedibili. L’artefice di questo nome è attribuibile all’Agenzia Statale di Meteorologia spagnola (AEMET).
Tornando al territorio da noi documentato, riprendendo la sapienza folcloristica degli anziani, ma molto vicina alla realtà, costruire ostacoli davanti al mare, implica che, in ogni caso, si indebolisce la naturale difesa ai territori retrostanti rappresentata dagli arenili.
In questi giorni di ciclone Harry, abbiamo visto le immagini diffuse dal lungomare di Giardini Naxos che ci hanno mostrato un tentativo di rispondere alla violenza della mareggiata con l’accumulo di dune di sabbia a protezione dei lidi e delle abitazioni affacciate al mare. Non stiamo qui a discutere la valenza o meno di questo espediente, anche se chiunque abbia visto di persona l’abbattersi della potenza delle onde, quando da queste parti soffiano i venti di libeccio e scirocco contemporaneamente, potrebbe affermare senza rischio di smentita che ostacoli molto più consistenti si sono rivelati inutili davanti alla forza distruttrice del mare.
Vogliamo ricordare, però, che oltre la sistematica distruzione di molti litorali della Riviera Jonica, un anno fa, proprio a Santa Teresa di Riva, un tratto di circa 150 metri del suo lungomare crollò con le prevedibili conseguenze e disagi che perdurarono per diversi mesi. Dopo il ripristino del tratto stradale, questa nuova ondata di maltempo ha causato una nuova voragine, evidenziando la precarietà del manufatto e l’approssimazione degli interventi effettuati per il suo ripristino, effettuati nei mesi scorsi.
Anche quest’anno, quindi, si aspetterà che Harry si plachi del tutto per fare la conta dei danni su tutto il litorale orientale messinese. Anche dal profondo sud di questa parte dell’isola, giungono notizie poco confortanti. Il borgo di Marzamemi è stato completamento sgombrato per motivi di sicurezza, vista la forte mareggiata che si è abbattuta anche lì.
Le notizie, ovviamente, si accavalleranno nel corso dei giorni, testimoniando una situazione particolarmente drammatica, le cui soluzioni, ci pare evidente sottolinearlo, non sono sicuramente quelle adottate in questi anni. Mentre scriviamo, è giunta la notizia di un automobilista che è finito dentro la voragine sopra citata, che aggiunge imprudenza e stoltezza al disagio già riscontrato.
Noi di Girodivite, abbiamo più volte trattato la precarietà di questi territori. L’ultima volta nel 2017, quando organizzammo un incontro-dibattito, occasione anche per ricordare la tragedia del 1° ottobre 2009 che uccise 37 persone a Scaletta Zanclea. L’articolo su quell’evento è consultabile al seguente link: Incontro dibattito - Prima che...sette anni dopo - Santa Teresa di Riva (Me) 02 aprile 2017.
Rimane il rammarico di ritrovarsi a trattare le stesse problematiche, con la sensazione di trovarsi di fronte ad una realtà ancora più drammatica che, lo ribadiamo, non fa presupporre una soluzione efficace nel prossimo futuro. Attendendo con titubanza la fine del passaggio di questo ciclone e, inevitabilmente, il prossimo che lo seguirà.
- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -