Coppole pensanti

L’uomo riprende il marranzano in mano. Il suono si spande per le strade deserte del paesino diroccato.
di Redazione PuntoG - mercoledì 5 maggio 2021 - 764 letture

L’amarezza è nello sconforto dei silenzi, nelle spalle abbassate, negli sguardi imperturbabili.

“Caro amico, qui tutti battono cassa e noi che siamo il perno di queste terre non vediamo una lira”.

Non possono osservare che la lira, come moneta, è stata ritirata da tempo, sostituita dall’euro che ha aperto mercati continentali alla nostra imprenditoria. L’uomo con il basco usa di preferenza la metafora, occorre avere orecchie per intendere e lingua per tacere.

La situazione non deve essere rosea.

“Lo sa solo la Santuzza se non ci abbiamo provato in tutti i modi. Abbiamo chiesto che l’Italia osservasse le norme europee contrarie al 41bis, e niente. Abbiamo chiesto la fine dell’ergastolo ostativo, così come è in tutti i Paesi civili, e niente. Abbiamo cercato in tutti i modi di chiedere riforme, noi crediamo nella modernizzazione. Invece siamo sempre davanti a un muro”.

E oggi poi con questa pandemia…

“Con questa pandemia, il poco lavoro che si faceva è venuto a mancare. Io penso alle nostre famiglie, ai nostri giovani rimasti disoccupati. Con i negozi chiusi, a chi possiamo chiedere il pizzo? E senza gli introiti del pizzo, come facciamo a campare le famiglie? Noi abbiamo sempre avuto un ottimo sistema di welfare, le nostre casse e i nostri risparmi servivano per tutelare le famiglie e proteggerle dagli incidenti sul lavoro che potevano capitare - chi finisce in carcere non può più lavorare come prima e qui entrava in funzione il nostro sistema di welfare... La pandemia però ha scombinato tutto, e le casse si sono svuotate...”

L’uomo è sconfortato. Scuote la testa. Si toglie la coppola, si passa la mano in testa, tra i capelli radi e bianchi, si ricompone rimettendosi la coppola e tirando un sospiro.

“Lo Stato ha dato le briciole a tutti, l’elemosina. Meglio che niente, abbiamo detto tutti. Ma quando siamo andati a riscuotere, loro ci hanno detto: E voi, a che titolo vi dovremmo dare i soldi? Siete imprenditori? Siete proprietari di aziende? Voi non siete niente, non risultate in nessuna delle nostre liste. Non siete nelle liste dei disoccupati e neppure in quelli della cassa integrazione. Ma voi, ci hanno detto, cosa minchia siete? Ha capito? a noi hanno detto questo...”

Ma ora dall’Europa verranno un sacco di soldi, si potranno fare tutte le cose che non si sono potute fare finora: il Ponte sullo Stretto, la Messina-Palermo…

“Ma quale minchia! Hanno già spartito anche le briciole e a noi niente. Si piglieranno tutto loro. Quelli pensano alle minchiate, alle cose inutili mentre qui c’è da fare delle riforme vere, strutturali. Mettere mano alle infrastrutture, ma quelle che servono davvero non quelle che muovono solo i subappalti. Un’intera filiera produttiva che si potrebbe attivare con l’erba legale. Si potrebbe impiantare un’intera industria, ed esportare in tutto il Mediterraneo… E con i proventi finalmente avere un hub internazionale per il traffico aereo, un hub portuale integrato per le merci che viaggiano via mare e che collegherebbero la Sicilia alla Via della Seta… Sedi universitarie aperte ai Paesi del Mediterraneo e del Vicino Oriente in modo da incrementare gli scambi culturali, addestrare i nostri picciotti a essere esportatori della nostra cultura e aprire nuovi mercati...”

All’uomo brillano gli occhi. All’improvviso sembra rianimarsi. È un attimo. Lo vediamo immediatamente ricurvare le spalle, il pensiero alla realtà dell’oggi che cozza contro le possibilità.

“... E invece sappiamo bene come andrà a finire. I nostri ragazzi e le nostre ragazze dovranno continuare a prendere la valigia e la strada del Nord. Diventare i nuovi schiavi, la manodopera a basso prezzo dell’industria inquinante e malata del Nord”.

L’uomo riprende il marranzano in mano. Il suono si spande per le strade deserte del paesino diroccato. Un vento di scirocco solleva alcune cartacce da terra.


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