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"Contro un mondo senza amore" di Susan Abulhawa

Contro un mondo senza amore / di Susan Abulhawa ; traduzione di Giulia Gazzelloni. - Milano : Feltrinelli, 2020. - 368 p. - (I Narratori). - ISBN: 978-88-07-03395-7.

di Piero Buscemi - lunedì 4 agosto 2025 - 380 letture

Certe storie le possiamo solo immaginare. Da quello che ci raccontano le tv, i giornali. Le varie divagazioni su vite drammatizzate e violentate da soprusi, da guerre, da violenze gratuite e tanti, troppi lutti dove riporre il proprio vissuto, i ricordi, i legami al tessuto sociale che ci hanno visto protagonisti nella ricerca di una vita normale, nonostante tutto.

L’esperienza diretta fa ancora la differenza. Chiunque può cimentarsi a disquisire o a scrivere su qualsiasi argomento che il mondo moderno ci suggerisce come spunto di analisi, di riflessione e consapevolezza. Chiunque, ma mai come chi in un determinato contesto ci è nato, ha pagato le conseguenze di un libero arbitrio del proprio ruolo in società e nel mondo e ha visto con i propri occhi le mostruosità dell’essere umano che si innalza a superiorità e rilega agli altri l’umiliazione e il diritto a morire, dietro un motivo di arroganza che non trova riscontro nella Storia.

In questi tempi, forse più che mai che in altri, e "forse" è davvero un eufemismo, per i quali la latitudine e la longitudine dei conflitti non evidenzia più alcuna differenza, coinvolgendo la popolazione mondiale in un unico destino che, da una metafora cinematografica, unisce il futuro del mondo in un dito su un pulsante rosso, sì in questi tempi, il libro di Susan Abulhawa ci aiuta in parte a guardare la tragedia della Striscia di Gaza con il punto di vista di chi è fuggita per riservarsi il diritto di raccontare.

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Contro un mondo senza amore

Per farlo, Susan Abulhawa si divide in tre personaggi. Tre nomi che solo apparentemente costituiscono tre modi di affrontare la realtà. La beffarda realtà di chi si ritrova a convivere con ipocriti acquirenti della propria vita, consapevole di non averla mai messa in vendita. All’interno del "cubo", la prigione esaedro di ultima generazione, concepita dalla mente perversa del regime israeliano all’interno della quale la protagonista Nahr ci racconta la sua storia. Che non è solo la sua, ma quella di un intero popolo.

Un solido platonico, molto probabilmente con più delle sei canoniche facce, dodici spigoli da smussare con un istinto rivoluzionario da ponderare e centellinare davanti ad ogni angheria dei militari. E poi, un unico vertice che solo apparentemente si camuffa con gli altri sette, in un’esternazione di sopraffazione nel nome di un titolo da "eletto" che offende l’intelligenza, anche se fosse solo artificiale.

Nell’amore la protagonista del libro riversa la costruzione e il sogno di un futuro. Nelle sue più variegate esternazioni. Che sia etero, omosessuale o saffico. Che sia anche soltanto platonico, appunto, o venduto al migliore offerente. Un amore che sia da contraltare a una quotidiana registrazione di tragedie umane. Arresti subiti da uomini palestinesi, stupri di giovani donne palestinesi, proiettili che perforano la carne di innocenti civili, bambini dilaniati sugli impolverati giochi di strada.

L’amore e la metafora del cubo, che mostra l’efficienza depravata dell’esercito israeliano. L’amore come unica prospettiva di futuro, anche nei confronti di chi ha sottratto una terra, rivendicata come "promessa". Contro un mondo senza amore, citando un frammento di speranza tratta da un libro di James Baldwin, l’autrice/protagonista, mai remissiva o rassegnata ad un’eterna occupazione, affida al lettore il compito di dare le risposte alle folli contraddizioni dell’umanità.


L’autrice

Susan Abulhawa è nata il 3 giugno 1970 in Kuwait da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei giorni e ha vissuto i suoi primi anni in un orfanotrofio di Gerusalemme. Adolescente, si è trasferita negli Stati Uniti, dove si è laureata in Scienze biomediche e ha avuto una brillante carriera nell’ambito della medicina. Autrice di numerosi saggi sulla Palestina, per cui è stata insignita nel 2003 del premio Edna Andrade, ha fondato l’associazione Playgrounds for Palestine, che si occupa dei bambini dei Territori occupati. I suoi articoli sono apparsi su numerose testate, tra le quali “The Huffington Post”, il “Chicago Tribune” e “The Christian Science Monitor”. Feltrinelli ha pubblicato Ogni mattina a Jenin (2011), il suo primo romanzo, Nel blu tra il cielo e il mare (2015) e Contro un mondo senza amore (2020).



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