Contro l’individualismo buonista
Meritocrazia e formazione
Su una ml di discussione didattica una professoressa si chiede, a proposito di alcuni recenti episodi che hanno coinvolto il mondo della scuola, «e se proprio debbo essere sincera, ripensando anche a diverse colleghe chiaramente instabili che ho conosciuto, mi sono sorpresa anche a riflettere su come sia “facile” diventare insegnanti».
Una riflessione che mi ha sollecitato a rispondere così:
«Ma, cara A., vuoi dire che bisogna porre un filtro, fare una selezione, essere esigenti con chi dovrà insegnare? E da dove nascerebbero questi filtri, queste selezioni, questo rigore, quando dalle elementari all’università si dice, si predica, si pratica il “non uno di meno” e altre simili sciocchezze buoniste? Quando si dice, si predica, si pratica il principio per il quale ogni bimbetto, ragazzo, giovane, universitario, dà quello che può e un diploma e una laurea non li si deve negare a nessuno? Una forma, questa, di individualismo straccione che guarda solo agli interessi dei singoli e non a quelli delle comunità nelle quali quei singoli dovranno poi operare. I casi di medici ignoranti, indifferenti, assassini, sono un’altra conseguenza di tale impostazione insensata e pericolosissima per il corpo sociale.
Non si può pretendere che la selezione delle attitudini, delle intelligenze, delle capacità nasca ex nihilo se in TUTTA la loro formazione le persone vengono convinte che solo diritti hanno da chiedere e nessun dovere da rispettare o fatica da sopportare.
È quindi legittimato a fare discorsi come quelli che hai enunciato chi ritiene che la meritocrazia sia un principio vitale per ogni società che voglia essere equa. Non chi è convinto del dogma secondo cui “da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”».
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