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Contratti pubblici: i soldi non bastano

L’incontro a palazzo Vidoni con il Ministro della Funzione Pubblica Zangrillo ha dato l’idea più di uno spot di propaganda governativa che di un vero e proprio confronto con i sindacati. USB conferma lo sciopero del 17 novembre

di Redazione Lavoro - mercoledì 25 ottobre 2023 - 683 letture

I 5miliardi di Euro stanziati per il rinnovo dei comparti centrali (Funzioni centrali e scuola), così come i 2,3 stanziati per il rinnovo di quello della Sanità sono stati venduti ai sindacati come il risultato dell’attenzione massima che il Governo dedica al settore pubblico, vista la centralità della sua funzione e come risultato di una scelta complicata nel quadro di una legge di bilancio con scarsi spazi di manovra. In realtà e senza girarci troppo intorno, i soldi stanziati per il rinnovo dei contratti sono assolutamente insufficienti a fronte dell’andamento dell’inflazione e quindi all’aumento delle tariffe, dei beni di prima necessità, dei prodotti energetici, degli affitti, dei tassi di interesse… Tanto per chiarire meglio: per coprire quanto si è perso in termini di potere d’acquisto sulla base dell’IPCA, indicatore al ribasso in quanto depurato del costo dei beni energetici, ed assunto come base di calcolo per determinare l’aumento dei nostri salari, sarebbero stati necessari a detta del Ministro Zangrillo 31 miliardi di Euro. Bene, ne sono stati stanziati solo 8.

L’aumento dell’Indennità di Vacanza Contrattuale che i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego percepiscono attualmente in busta paga, perché senza contratto, e il suo pagamento in forma anticipata per tutto il 2024 entro la fine dell’anno, risponde sostanzialmente a due necessità. La prima è di natura finanziaria, per non far gravare l’intero costo dei rinnovi sui capitoli di bilancio del prossimo anno, la seconda di vendita di immagine di un Governo che, avvicinandosi la data delle elezioni europee, cerca il consenso dei dipendenti pubblici. Salvo poi non mettere sul piatto le risorse realmente necessarie e nascondersi dietro la storiella che la mancanza di attrattività della PA non dipende solo dalle retribuzioni, ma anche e soprattutto dalla valorizzazione della professionalità, dalla valutazione del merito, dalla formazione. Tante belle cose, forse, con le quali però non si pagano le rate dei mutui o le bollette delle utenze e neanche si fa la spesa al supermercato.

Inoltre l’aumento dell’ indennitá di vacanza contrattuale non verrà corrisposto a tutto il variegato mondo del pubblico impiego: saranno esclusi i lavoratori degli Enti Locali e i precari della Pubblica Amministrazione, in netto contrasto con quanto sancito dalla normativa europea, per i quali peraltro non è prevista nessuna stabilizzazione.

Crediamo ce ne sia abbastanza per capire che dietro il gioco delle tre carte fatto dal Governo si nasconde l’inadeguatezza delle risorse stanziate per i rinnovi dei contratti che si presentano come contratti a perdere, dove a perdere saranno, come al solito, i lavoratori pubblici.

USB conferma lo sciopero generale del pubblico impiego proclamato per il 17 novembre e chiama i dipendenti pubblici alla mobilitazione, perché è tempo di alzare la testa: pretendiamo quanto ci spetta senza trucchi e senza inganni!

Unione Sindacale di Base

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Sciopero Pubblico Impiego 17 novembre


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