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Contraddizioni dell’Intelligenza artificiale

L’IA è definita dalle classi dominanti “irreversibili” e, dunque, siamo dinanzi ad una nuova fase dell’illuminismo borghese che non conosce limite alla propria utopistica potenza. La nuova religione dell’IA è il nuovo dogma naturalizzato.

di Salvatore A. Bravo - sabato 30 maggio 2026 - 262 letture

Lo sfruttamento dei sussunti nel tempo del digitale assume nuove forme e formule. I lavoratori sono sfruttati dal corpo medio e impalpabile degli algoritmi, i quali sono i sicari del potere. Siamo dinanzi ad una perversa trinità gerarchica. In astratto si relazionano tre forze: capitalismo digitale, tecnologie e asserviti. Le tre forze tra spinte e frizioni si relazionano secondo un ordine che al momento, è la nostra speranza, vedono il predominio dei capitalisti, ma un giorno chissà... Non si tratta di semplice speranza, ma di oggettive contraddizioni che potrebbero riservare sorprese come nel 1917.

L’IA è definita dalle classi dominanti “irreversibili” e, dunque, siamo dinanzi ad una nuova fase dell’illuminismo borghese che non conosce limite alla propria utopistica potenza. La nuova religione dell’IA è il nuovo dogma naturalizzato. Al pari delle eclissi di sole e di luna la classe egemone rappresenta il mezzo che esso stessa idolatra, perché ripone in essa la speranza di fuggire all’agonia dei mercati che si contraggono e alla penuria di risorse e alla relativa competizione globale tra potentati per i mercati. Le singole oligarchie sono entrate in una nuova fase di lotta per il dominio digitale. Prima contraddizione. Si aprono possibilità per capire le cause delle violenze sistemiche e con esse le oligarchie potrebbero indebolirsi.

L’IA è energivora divora quantità immense di energia e di acqua sia in fase di sperimentazione e sia nel raffreddamento dei database. Seconda contraddizione. Il pianeta divorato dallo sfruttamento deve ora confrontarsi con l’IA che smentisce la svolta green.

Ingegneri e tecnici producono gli algoritmi, ma non sanno spiegare, talvolta, come si giunge al risultato finale imprevedibile. Le relazioni tra i dati sono misteriose. In campo militare gli automatismi decisionali potrebbero condurre a immensi disastri non voluti. Terza contraddizione. Dominati dunque, lo siamo, ma da un apparato tecnico che può rendersi autonomo dai suoi padroni e produrre feritoie digitali in cui i sussunti potrebbero inserirsi per capire e sovvertire la gabbia digitale.

L’IA aggredisce le professioni cognitive, ovvero le figure professionali della classe media. Esse sono sostituibili, pertanto la proletarizzazione è ormai vicina e inesorabile. Solo i possessori di competenze altissime potrebbero ingaggiare il loro corpo a corpo con la macchina. Quarta contraddizione. I lavori manuali potrebbero, al momento, sopravvivere all’interno di una cornice di precarietà. Classe media e precari potrebbero allearsi nella lotta contro il nemico comune.

La politica non gestisce l’IA, essa stessa è prona e serva dei signori del digitale. Il depopolamento è stato avviato. L’individualismo edonistico e decerebrato e il culto del sesso sganciato da ogni senso e limite è strumento per contrarre le nascite. Si importano migranti, esercito dei lavoratori di riserva, con cui abbassare i salari e spingere alla lotta orizzontale. Quinta contraddizione. Migranti e precari potrebbero anch’essi allearsi per avanzare sul nemico comune.

Le contraddizioni si accumulano e si integrano, potrebbe arrivare il momento della rottura, ma ecco il dramma che potrebbe allungare la vita al capitale: non c’è l’alternativa, manca la progettualità teoretica e della prassi. Bisognerebbe abbandonare la fase della sola critica per spostare l’asse d’interesse sul confronto progettuale. Mentre tutto sembra immobile, si aprono possibilità dialettiche per le quali siamo ancora impreparati. Non conosciamo tutta la foresta dell’opposizione reale e, dunque, forse organizzazione e pensiero sono già fra di noi. A ciascuno la sua parte e il suo destino.


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