Sei all'interno di >> :.: Culture | Libri e idee |

Contadini, cavatori, boscaioli nell’opera di Sirio Giannini

Col romanzo "La valle bianca" vinse il Premio Hemingway. Rappresentò con scarno realismo la vita di gente umile, sempre in lotta con le avversità, rude e solidale.

di Antonio Carollo - mercoledì 10 gennaio 2007 - 5089 letture

Sirio Giannini, scrittore dell’alta Versilia, è sempre vivo nel cuore e nella memoria di chi ne conosce la figura e l’opera. Ha saputo raccontare la dura vita della propria gente con misurata passione, attraverso un linguaggio schietto e semplice.

Egli nacque a Corvaia di Seravezza nel 1925 da una famiglia piccolo-borghese Seguì studi regolari fino alla Scuola di avviamento professionale. Nel luglio del 1944, per evitare i rastrellamenti dei tedeschi, la sua famiglia si rifugiò in una cascina del parmense. Qui Sirio visse lavorando da bracciante. Dopo il ritorno a Seravezza, nel giugno 1945, si dedica a vari mestieri: renaiolo, meccanico, rappresentante di medicinali. A vent’anni inizia a pubblicare articoli e racconti. I suoi scritti sono richiesti da giornali e riviste letterarie. Nel 1953 vince il Premio Firenze con il romanzo “Prati di fieno”. Nel 1957, con “La valle bianca”, ottiene il premio Hemingway nella cui giuria siedono scrittori e critici del calibro di Dino Buzzati, Eugenio Montale, Giacomo Debenedetti, Fernanda Pivano, Elio Vittorini. I due romanzi sono pubblicati da Mondatori, nella prestigiosa collana della Medusa. Alla fine del 1959 Giannini ha pronto un nuovo romanzo, “Dove nasce il fiume”, ma improvvisamente, il 26 gennaio 1960, muore a Firenze durante un intervento chirurgico al cuore.

Nei “Prati di fieno”, ispirandosi alla sua esperienza in Val Padana, Giannini racconta la storia di un contadino, Andrea, che con coraggio, sfidando i pregiudizi di parenti e amici, prende con sé un bambino orfano e con amore ed abnegazione lo avvia alla vita, mentre giorno per giorno deve lottare per la sopravvivenza. Ne “La valle bianca” rappresenta il dramma di un gruppo di cavatori, che affronta immani fatiche e pericoli per strappare alla montagna un minimo di benessere e un barlume di speranza per una vita normale. Nel romanzo “Dove nasce il fiume” descrive il progressivo abbandono di un paesino di montagna e la tristezza dell’esodo forzato di boscaioli e carbonai verso città sconosciute.

Il mondo di Giannini è popolato da gente umile, sempre in lotta con la natura e le avversità, mai vinta, animata da una forza interiore, ricca di una sensibilità rude e solidale; in esso l’amore (in ciascun romanzo si svolge una delicata storia d’amore), il dolore, il desiderio di vita, la solidarietà, il coraggio, sono trattati con scarno ed efficace realismo. Male fa la distratta editoria di oggi a non tornare su queste opere. Non se ne pentirebbe. Nella narrativa di Sirio Giannini non smette di pulsare la verità della vita.


- Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Contadini, cavatori, boscaioli nell’opera di Sirio Giannini
9 giugno 2009, di : Riccardo Buratti

Salve,

ho appena terminato la lettura di "dove nasce il fiume" . Bellissimo ! Appena finito un capitolo vorresti aver già letto il successivo, la scrittura è piacevole e scorrevole ma, al tempo stesso, dettagliata nella descrizione dei personaggi e dei paesaggi, colti con rara capacità poetica. Approfondito, senza enfatizzazioni, è il tema dell’abbandono dei paesini della montagna versiliese che, forse perchè sono un amante dei luoghi e dei paesi montani versiliesi, avverto con una certa nostalgia durante le mie passeggiate per i sentieri apuani.

Veramente bello!