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Confermati i finanziamenti alla guardia costiera libica

401 sì, 23 no e un’astensione.
di Piero Buscemi - venerdì 17 luglio 2020 - 709 letture

Ci sono argomenti e scrupoli di coscienza che uniscono sempre qualsiasi spicchio del parlamento italiano. Molte volte anche se in precedenza si è manifestata una contrarietà e un aborro verso chi ha accettato discutibili accordi internazionali. Sono le regole della politica, forse da sempre, oggi sicuramente più enfatizzate dalla vera piaga che ha colpito le generazioni dei nostri tempi, quella demenza senile che opportunamente ha la capacità di far dimenticare le dichiarazioni, le esternazioni e tutto quanto fa spettacolo. In buona sostanza, riprendiamo una sempre attuale battuta di un noto film satirico, propaganda.

Ma andiamo alla nostra questione, quella che ci ha spinto a scrivere su questa vicenda, l’attributo da accostare lo lasciamo al libero arbitrio dei nostri lettori. In discussione c’era il Memorandum d’intesa del 2017, siglato tra Italia e Libia. Anche la premessa aveva un’immagine altisonante: Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana. Già nel titolo si era voluta dare l’idea di una volontà di contrastare l’illegalità nel Mediterraneo, aggravata dallo sfruttamento di introiti non facilmente quantificabili poggiati su vite umane.

Anche le motivazioni contenute nel memorandum erano dettate dalla voglia di esternare la consapevolezza che si stesse facendo qualcosa di giusto. Un passo emblematico e che suscita la riflessione è questo: Nella consapevolezza della sensibilità dell’attuale fase di transizione in Libia, e della necessità di continuare a sostenere gli sforzi miranti alla riconciliazione nazionale, in vista di una stabilizzazione che permetta l’edificazione di uno Stato civile e democratico. Nel riconoscere che il comune patrimonio storico e culturale e il forte legame di amicizia tra i due popoli costituiscono la base per affrontare i problemi derivanti dai continui ed elevati flussi di migranti clandestini.

Nello specifico, il memorandum impegnava l’Italia a finanziare le iniziative libiche atte a contrastare l’immigrazione illegale e a dare supporto tecnico e tecnologico alla guardia costiera libica. L’accordo fu firmato da Fayez Mustafa Serraj, Presidente del Consiglio Presidenziale libico, e da Paolo Gentiloni Presidente del Consiglio dei Ministri italiano. Era il 2 febbraio 2017 e la firma fu posta a Roma. La durata prevista era di tre anni con rinnovo tacito per la stessa durata salvo notifica scritta presentata da una delle parti tre mesi prima della scadenza.

Durante questi tre anni abbiamo avuto modo di apprendere o, per meglio dire, ad avere la conferma che molti degli ufficiali della guardia costiera libica hanno da sempre saputo "mangiare" con due bocche, come un’espressione siciliana, italianizzata per renderla comprensibile. Da un lato i finanziamenti del governo italiano, dall’altro un ricatto economico nei confronti dei migranti rinchiusi da anni nei campi di prigionia con la promessa di rimetterli in mare per raggiungere l’agognata Italia. Spesso questi poveri illusi vengono abbandonati in un tratto di mare dove li vanno a soccorrere con l’abito ufficiale della guardia costiera e con il compito di riportarli nei lager libici.

Diverse testate si sono occupate di questi orrori, così come la stessa Amnesty International ha spesso evidenziato questa violazione dei diritti umani attraverso petizioni e manifestazioni. Inchieste e dossier facilmente riscontrabili sui mezzi di comunicazione. Un gioco perverso con il quale il ruolo di soccorritore e di trafficante di esseri umani si identifica nella stessa persona.

Forse sarebbe il caso di dichiarare apertamente che il rinnovo del finanziamento alla guardia costiera libica, è nella pratica un sostegno economico ad un’attività illecita e macabra rappresentata da torture, stupri, spesso anche omicidi. E pensare che la Convenzione di Dublino già dal 2015 aveva stabilito il soccorso ai migranti nel Mediterraneo e l’accoglienza in un porto "sicuro". La Libia ci lascia forti dubbi che possa avere i requisiti per essere considerata tale.


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