7° Concorso Fotografico "Un luogo per ZeroBook 2025" (I VINCITORI!)

La classifica finale della 7° edizione del contest fotografico, organizzato da Girodivite e dalla casa editrice ZeroBook
di Piero Buscemi - mercoledì 28 gennaio 2026 - 743 letture

Si rinnova anche quest’anno l’emozione per i risultati finali del concorso fotografico che ci vede impegnati da sette anni, auspicando di poter proporre ai nostri lettori altre numerose edizioni nel futuro.

Sempre accattivanti e riflessive le immagini proposte dai concorrenti che, anche quest’anno, hanno dimostrato una profonda conoscenza del territorio nazionale e la voglia, mai sopita, di fare riemergere dall’anonimato tante località, luoghi e strutture respinte nell’oblio per troppi anni.

Ovviamente, ogni immagine rappresenta la sensibilità di ogni concorrente che decide di iscrivere le foto al concorso. Dietro ogni immagine si nasconde sempre un motivo personale, una nostalgia, un attaccamento affettivo che si trasforma in comunicazione, in voglia irrefrenabile di condivisione di un’emozione.

Un angolo di strada, una facciata di un palazzo, una vetrata, una ciminiera, una casa nascosta tra gli alberi. Qualsiasi suggestione impressa in un fermo immagine, fa parte del nostro vissuto e, incosapevolmente, di quello di tantissime altre persone che in quei frammenti di testimonianza storica, ritrovano se se stessi e il proprio passato.

Passiamo quindi ad elencarvi la classifica finale, partendo come di consuetudine, dal 5° posto al podio che riconoscerà i premi finali:

5° classificata

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Consorzio Agrario Provinciale Forlì

Concorso Agrario Provinciale Forlì

di Lucio Mengozzi (Forlì)

Il Consorzio Agrario Provinciale di Forlì fu costituito ufficialmente il 7 maggio 1940. La sua storia si inserisce nel contesto dello sviluppo dei consorzi agrari in Italia, che iniziarono a sorgere come società cooperative alla fine del XIX secolo per supportare l’innovazione e il miglioramento della produzione agricola. Nel corso del tempo, e in particolare negli ultimi anni, l’assetto organizzativo del Consorzio Agrario di Forlì ha subito delle trasformazioni, culminate in fusioni con altre realtà. Il Consorzio Agrario Provinciale di Forlì è confluito nel Consorzio Agrario Adriatico Società Cooperativa. Successivamente, il Consorzio Agrario Adriatico (insieme ad altre entità) è entrato a far parte del polo nazionale Consorzi Agrari d’Italia (CAI), un’aggregazione nata nell’ottobre 2020 con l’obiettivo di creare un punto di riferimento unico a livello nazionale. Le attività del ex Consorzio di Forlì fanno ora capo anche al Consorzio Agrario dell’Emilia, che riveste un ruolo di rilievo all’interno di CAI. La documentazione storica relativa alle attività del Consorzio Agrario Provinciale di Forlì, inclusa la sua sede storica e le operazioni svolte (come gli ammassi e la distribuzione di merci), è parzialmente conservata presso l’Archivio di Stato di Forlì-Cesena.

4° classificata

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Palazzo Capalbi facciata

Palazzo Capalbi di Morano Calabro - Facciata

di Michele Fasano (Catanzaro)

Il Palazzo Capalbi si trova in via Vico III Ferisanto, 3, a Morano Calabro, e la sua storia risale al tardo Quattrocento. Originariamente costruito per la nobile famiglia De Feulo, l’edificio è attualmente oggetto di un progetto di riqualificazione per diventare un museo dell’industria rurale. L’edificazione iniziale risale alla fine del Quattrocento per volere della famiglia De Feulo. Il palazzo si inserisce nella prima cinta muraria del borgo, risalente al XII secolo. Il palazzo non è un museo aperto al pubblico nel senso tradizionale, ma è parte del progetto "Ri_AbitareMorano" finanziato dall’Unione Europea per creare un innovativo percorso museale dedicato all’industria rurale.

3° classificata

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Ex concessionario FIAT – Via Casilina

Ex concessionario FIAT – Via Casilina

di Claudia Spigolon (Vicenza)

Tre vetrate dell’ex concessionario Fiat lungo via Casilina a Roma conservano le tracce di una stagione produttiva e commerciale ormai conclusa. L’edificio, costruito intorno al 1920, ha ospitato per decenni attività e uffici, diventando un presidio del tessuto commerciale della zona; l’ultima funzione attiva fu quella di rivenditore Fiat, chiuso definitivamente nel 2012. Oggi i loghi automobilistici, sbiaditi sui vetri, convivono con graffiti e scritte che hanno sostituito l’esposizione e il consumo. La vetrina perde il suo ruolo originario e si trasforma in soglia opaca, superficie di stratificazione e memoria. Il vuoto che emerge non è assenza, ma una condizione urbana sospesa, in cui l’architettura dismessa continua a raccontare la città e le sue trasformazioni.

2° classificata (ex aequo)

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Fornace di Goito (MN)

Fornace di Goito (MN)

di Laura Maria Polato (Sommacampagna - VR)

La fornace (calchèra) di Goito è una testimonianza architettonica industriale ormai lasciata nel più completo abbandono nel cuore del paese e necessita di valorizzazione. È un esempio di architettura industriale di fine Ottocento che rappresenta un pezzo di storia locale e un elemento identitario per Goito, simbolo del passato lavorativo del territorio legato alla calce. Risulta sia stato attivo fino al 1945. Il manufatto è situato a nord ovest del paese di Goito, un tempo in posizione sicuramente strategica rispetto alla viabilità stradale (via Postumia) e a quella fluviale (fiume Mincio). Secondo dati storici, all’epoca di Ludovico Gonzaga sorsero alcune fornaci per la cottura dei mattoni e della calce. Queste erano situate in prossimità del Mincio e del Naviglio e sono citate nel catasto Teresiano del 1776 e nel catasto Lombardo Veneto del 1855/1864. Comunque, l’esistenza delle fornaci nel territorio è già documentata nella seconda metà del sec. XIV. Nel mantovano il trapasso del sistema costruttivo ligneo a quello murario giustifica la loro presenza, grazie al volere di Ludovico I Gonzaga, durante il periodo di capitanato in Mantova. Le fornaci erano presenti lungo il corso del fiume Mincio da Goito a Rivalta, sulle sponde del Po da Governolo, a Borgoforte e Luzzara. Queste ultime sul grande fiume erano tutte alimentate dall’argilla abbondante in loco per la costruzione di coppi e mattoni, mentre in quelle di Goito si produceva unicamente calce con i massi di calcare (da cui il nome calchère) provenienti delle colline moreniche del Garda.

2° classificata (ex aequo)

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Roberto Roscetti - Corso dei rampicanti

Corso dei Rampicanti

di Roberto Roscetti (Antrodoco - RI)

La foto ritrae una porzione del borgo abbandonato di Pagliara, una frazione del comune di Castel Sant’Angelo (Ri). Pagliara è un toponimo comune dell’Italia Appenninica centrale e significa "dimora precaria con copertura di paglia". Il borghetto era abitato fino agli anni ’70 del secolo scorso. L’invecchiamento della popolazione e la migrazione dei giovani verso i centri produttivi della provincia e non solo, l’hanno resa una città fantasma. Negli ultimi anni il FAI ha riposto attenzione verso queste zone dell’alto Lazio nonostante le laceranti scosse telluriche che hanno distrutto prima L’Aquila e poi Amatrice, entrambe situate a pochi km dal borgo sopra menzionato. Nonostante la precarietà economica Pagliara esercita un’attrattiva forte ed emozionante nei pochi turisti che la conoscono e la visitano saltuariamente.

1° classificata

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Ex Istituto Angelo Mai

Ex Istituto Angelo Mai

di Massimo Bertoldo (Vicenza)

L’ex Istituto Angelo Mai, affacciato tra via degli Zingari e via Clementina, è un edificio carico di stratificazioni storiche e sociali. Nato tra Cinque e Seicento e trasformato nell’Ottocento in convitto e scuola umanistica dei Fratelli La Salle, dopo la scadenza della concessione statale nel 2002 è stato progressivamente abbandonato. Il suo grande cortile, il teatro e la chiesa sconsacrata hanno però continuato a vivere, diventando rifugio per famiglie in difficoltà e, dal 2004, spazio di produzione culturale con il Centro Sociale Angelo Mai. Oggi il complesso resta un rudere sospeso tra memoria, conflitti e tentativi mai compiuti di riqualificazione: un simbolo di Roma dimenticata ma ancora capace di generare visioni.

PREMI

1° Premio: Pubblicazione libro fotografico, in formato cartaceo, a cura della casa editrice ZeroBook, con regolare contratto di edizione e numero di ISBN, promozione e diffusione;

2° Premio: Pubblicazione libro fotografico, in formato ebook, a cura della casa editrice ZeroBook, con regolare contratto di edizione, promozione e diffusione;

3° Premio: un Libro fotografico, pubblicato dalla casa editrice ZeroBook, selezionato tra le pubblicazioni del catalogo della casa editrice.

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