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Commissariamo la Sanità in Campania?

“Federalismo & Sanità in Campania”: solo un sorriso ci salverà! ...nel frattempo non sarebbe il caso di commissariare la sanità in Campania?

di Enzo Maddaloni - mercoledì 5 luglio 2006 - 3366 letture

Il Ministro della Salute Livia Turco in questi giorni ha varato il suo programma d’intervento sintetizzato in nove parole strategiche: “Fiducia; Qualità; Umanizzazione; Unitarietà del sistema; Responsabilità; Legalità; Cultura dei risultati; Politica delle alleanze; Europa e il Mondo; un patto tra nord e sud dell’italia”.

E’ un richiamo forte alla responsabilità che come Cittadini della Campania dobbiamo far nostro non fosse altro perché stiamo messi proprio male con i 6 miliardi di euro di deficit e quindi occorre che accettiamo la sfida.

Mi piace anche il progetto “la casa della salute” o meglio le azioni di buona salute che prevedono una maggiore integrazione tra ospedale e territorio e quindi una diversa “presa in cura della persona” ripartendo dalla soggettività e non dalla malattia, in verità a Salerno ne stiamo parlando da oltre 10 anni con l’istituzione del Dipartimento Interaziendale tra l’azienda ospedaleira e l’ASL 2 SA ad esempio attivando anche l’ospedalizzazione domiciliare.

Devo dire che mi piace anche il Ticket Multa per gli Amministrazioni e per i Cittadini indisciplinati il problema resta chi fa le multe? Ma più che multe non sarebbe il caso di commissariare la sanità in Campania anche per iniziare a dare qualche esempio?

Speravo molto, invece, che la Ministra nella promozione del progetto “un sorriso in salute” non si fermasse solo all’obiettivo di riconquistare il “bianco dei denti” ma osasse qualcosa in più. E’ chiaro che mi riferisco all’ingresso ufficiale della “comicoterapia” negli ospedali, inserendola nel progetto “ospedale senza dolore”. Per questo faccio richiesta d’appello e nel frattempo continuiamo. La speranza che ciò si possa realizzare resta intatta perché consapevoli dei buoni risultati già ottenuti.

Mi sembra che il Patto della Salute sia costruito anche sulla base di importanti riferimenti: le cinque strategie descritte nella Carta di Ottawa: 1. costruire una politica pubblica per la salute; 2.creare ambienti favorevoli; 3.dare forza all’azione della comunità; 4.sviluppare le abilità personali; 5.riorientare i servizi sanitari.

Stiamo sulla buona strada e su questo argomento spero che ci siano altri positivi contributi per costruire delle ipotesi di programmazione seria in Campania, partendo proprio dalla ri-proposizione del Piano Ospedaliero Regionale con le dovute migliorie.

Certo il problema sono le risorse economiche ed in proposito al tema “fiscalità & sanità” vorrei offrire alla vostra attenzione alcuni contributi di riflessione sulla delicata questione dell’applicazione del D.Lgs 56/2000 in materia di finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale, alla luce della modifica del Titolo V della Costituzione, della Legge 405 del 16/11/2001 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29/11/2001 che definisce i famosi Livelli Essenziali di Assistenza.

L’applicazione del D.Lgs 56/2000 ha determinato che il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale per le singole Regioni doveva avvenire con inizio dal 2003, sul riparto del gettito d’IVA sui consumi registrati nella stessa regione e sull’età anagrafica dei residenti e non com’era semmai preferibile e certamente più giusto, in ragione “della popolazione residente”, come nel modello dei Lander (Regioni) in Germania.

Tradotto in soldi significa, nella sostanza, che la Regione Campania ha perso circa il 4,39% del finanziamento prima erogato con il criterio della spesa storica, anch’esso sbagliato, pari a circa 229.000.000,00 Milioni di Euro.

In verità per altri meccanismi questa quota è stata recuperata nel 2006, ma non basta a coprire, ne la spesa corrente già superiore al FSR 2006 assegnato del +18% circa del trend registrato in questi primi sei mesi sulla spesa effettiva rispetto al 2005, ne tanto a limitare il deficit, tanto che la Regione ha dovuto accedere al prestito per 30 anni a 180 milioni circa all’anno ma per soli 3 milioni di euro pari al 50% del debito che ammonta a 6 mld di euro. Come si pensa di pagare gli altri 3 mld di euro di debito? Vendendoci gli immobili di proprietà della regione?

La manovra economica fatta con la DGRC 1843 del 2005 non risolvere assolutamente la questione di crisi del sistema ma, anzi, la peggiora perché interviene solo con tagli indiscriminati e debiti e non interviene con nessun atto di programmazione della spesa che già dal 1996 doveva essere previsto ponendo le aziende difronte alla mannaia dei tagli indiscriminati al bilancio come abbiamo visto in precedenza.

Nel complesso, se è pur vero le Regioni Meridionali sono risultate quelle più penalizzate, e non perché vogliamo sempre piangere miseria ma è oggettivamente così, in relazione a quanto detto e quindi sui consumi registrati nella stessa regione (capacità di spesa delle famiglie), bisogna dire anche che nella regione Campania sappiamo lamentarci di tutto ma poi ognuno fa i fatti propri pensando di risolvere furbescamente la questione.

Infatti i motivi che incidono negativamente sul riparto nazionale sono: le attività sommerse, l’evasione fiscale, lavoro nero, ecc., e queste tra poco ci faranno diventare in Campania tutti clandestini e trasparenti!

Nella sostanza và sottolineato che il calcolo in base al criterio dei consumi finali delle famiglie se da una parte mortifica le regioni più “povere” come quelle meridionali a vantaggio di quelle più “ricche” del Centro Nord Italia (la Lombardia è una di quelle Regioni che guadagna il +13% circa di finanziamento al proprio Sistema Sanitario Regionale aumentando la forbice ad un meno -17 % tra il finanziamento assegnato alla Lombardia e quello della Campania ad esempio), dall’altra ci impone una maggiore responsabilità, sia nell’uso delle risorse economiche ma, anche, una Classe Dirigente più attenta ad imporre il rispetto delle norme fiscali e giuridiche, affinché il nostro Sistema Sanitario Regionale non sia pagato solo dai più scemi mentre i furbi evadono e si lamentano pure che il sistema non funziona.

Quindi và riflettuto che ce bisogno di una nuova e rinnovata coscienza civile e qui dovremmo chiedere alla Ministra della Salute che lo chiama “PATTO SOCIALE” tra Nord e Sud d’Italia se lo stesso non debba iniziare proprio con il Commissariamento della Sanità in Campania, non fosse altro per dare il buon esempio ed affinché il nostro Sistema Sanitario Regionale superi dignitosamente questa prova del federalismo fiscale.

Nella sostanza l’azione di buona salute passa anche attraverso la capacità dei cittadini di costruire una “nuova” coscienza e classe dirigente e più che patto sociale lo chiamerei un nuovo "progetto sociale".

Bisogna rendere più spedito il progresso verso una promozione della salute globale, i partecipanti a questo progetto, in questo caso i cittadini, devono sostenere la formazione di una alleanza globale per la promozione della salute.

L’obiettivo di questa alleanza é di portare avanti le priorità di azione per la promozione della salute che sono espresse in questa dichiarazione dell’OMS:
 aumentare la consapevolezza che i determinati della salute possono essere modificati;
 sostenere lo sviluppo della collaborazione e delle reti per la crescita della salute;
 mobilizzare le risorse per la promozione della salute;
 aumentare le conoscenze sul modo migliore di agire nella pratica;
 dare la possibilità di un sapere condiviso;
 promuovere la solidarietà nell’azione;
 favorire la trasparenza a la pubblica assunzione di responsabilità nella promozione della salute.

Ecco credo che abbiamo ancora qualche possibilità ed è per questo, che credo, che il commissariamento della sanità in Campania, sia uno degli strumenti più seri per affrontare la crisi oggi.

Credo che l’azione di “risanamento” che ha prodotto la regione con l’attuale manovra finanziaria vada fermata adesso, subito, perché già ha causato ed in futuro produrrà anche più danni economici di quanti oggi ce ne sono e spera di risolvere.

L’alternativa resterebbe quella che già tende a costringerci e farci accettare scelte ancora più pericolose, come quelle già proposte da un liberismo selvaggio del pagare meno tasse (o non pagarle proprio) ed affidarsi alle Compagnie di Assicurazioni per pagarsi il Servizio Sanitario, con tutto quello che questo sistema ha rappresentato, ad esempio nel campo dell’assicurazione obbligatoria per l’auto, proprio in Campania.

Quindi, come cittadini, abbiamo un obiettivo fondamentale quello di non farci stritolare nei “falsi slogan economicistici” sbandierati oggi dallo stesso Assessore Montemarano, con la sua manovra finanziaria di fine anno, che ripartisce, furbescamente, in parti uguali su tutte le province il debito della sanità prodotto in maggiore misure da una delle aziende più grandi d’Italia, l’ASL 1 di Napoli da Lui in precedenza diretta.

Oppure, come nel caso dell’amministrazione della nostra Azienda Ospedaliera di Salerno che affermava di non comprare la RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE perché così risparmiava, senza osservare e riflettere sul caso di una giovanissima paziente poli-traumatizzata che ha rischiato la paralisi degli arti inferiori e superiori nel trasporto con l’ambulanza dall’ospedale in un centro privato convenzionato con l’azienda ospedaliera di salerno a 300 milioni all’anno, a qualche chilometro dall’ospedale, per fare il delicato esame diagnostico.

Finalmente e grazie alle “cartoline” che facemmo stampare per sostenere la richiesta d’acquisto, l’amministrazione comprò l’importante apparecchiatura diagnostica, oltre all’ultimo acquisto del secondo acceleratore lineare per abbattere le liste d’attesa nella radioterapia nell’azienda ospedaliera di Salerno.

Sul problema dell’adeguamento strutturale e tecnologico dell’azienda ospedaliera di Salerno stiamo in questo momento rischiando di perdere i fondi in conto capitale (50 mld di vecchie lire) per la II fase dell’ex art. 20 legge finanziaria 1988 se lo stesso Direttore Generale Prof. Tancredi non presenta, immediatamente, un progetto esecutivo per gli adeguamenti delle degenze, dei gruppi operatori, cucina, pronto soccorso, ecc. adeguandolo alle nuove esigenze economiche perchè parte dei soldi prima impegnati per questi lavori sono stati destinati alla Torre Cardio/chirurgica, ecc.

Bisogna avere la consapevolezza che è necessario proprio adesso investire, sia nelle infrastrutture, che nelle professionalità che esistono all’interno del Sistema Sanitario Regionale e Locale: “investire” adesso e subito contro tutti i falsi slogan!

E’ proprio nei momenti di maggiore crisi del sistema, che bisogna investire, perché questa è l’unica arma che ci potrà porre in maniera dignitosa alla pari con le altre Regioni Italiani e ci potrà far cogliere appieno gli obiettivi della sfida federalista senza nessun piagnisteo inutile, anzi gioiosamente con “un sorriso salvifico”.


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