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Come le onde in mezzo al mar

Stefano Benni (Bologna, 12 agosto 1947 – Bologna, 9 settembre 2025)

di Sergej - martedì 9 settembre 2025 - 928 letture

«Tutti abbiamo il nostro momento d’oro. E dopo, è bello ricordarlo. Se fosse sempre il nostro momento d’oro non ce ne accorgeremmo neanche».

«Quand’è stato il tuo momento d’oro» mi chiede Mara.

Ci penso un po’ su e poi rispondo: «Una volta ho vinto un pesce rosso al Luna Park».

Segue un rispettoso silenzio.

(Stefano Benni, Baol. Una tranquilla notte di regime)


Parlare di Stefano Benni e di quello che ha rappresentato per una generazione (la mia generazione). Ora che è morto, e a noi tutti sembra così incredibile inaspettato inappropriato. Che la morte ci possa colpire. Ci sottragga prima brandelli di noi stessi, della nostra vita, della nostra parte migliore di nostra vita - e poi toh guarda tocca a noi. Riguardando l’immediato passato, la sensazione di una serie di onde, di generazioni di autori scrittori poeti, che si sono “succeduti”. In realtà a increspare questa immagine, a darne coloriture diverse, forse è il succedersi degli avvenimenti economici e politici, o le mode culturali. Ci volgiamo indietro e vediamo la generazione nata poco prima della guerra nazifascista, e dunque vissuti nella loro giovinezza sotto il regime, che dopo il 1945 esplodono e tentano la strada della scrittura - il cinema, il romanzo, la poesia, la canzone, il teatro -, certamente influenzati dall’americanismo appena arrivato, dal realismo, dalla scoperta (per alcuni) del popolo e della gente comune. Vittorini, Pavese, Fenoglio, Carlo Levi. Poi da una parte la serietà di partito (le riviste, gli intellettuali e il PCI, gli intellettuali e il Concilio), la varietà delle problematiche del moderno (da Primo Levi a Berto a Sciascia), la letteratura come consumo, la crisi di quel mondo (Pasolini).

Buongiorno a tutti,

Sono il figlio di Stefano. È con grande dispiacere che devo dare notizia della scomparsa di mio padre. Era affetto da tempo da una grave malattia che lo aveva tenuto lontano dalla vita pubblica. Su questa pagina daremo più avanti informazioni su come si svolgeranno le esequie.

Una cosa che Stefano mi aveva detto più volte è che gli sarebbe piaciuto che la gente lo ricordasse leggendo ad alta voce i suoi racconti. Come alcuni di voi sapranno, Stefano era molto affezionato al reading come forma artistica, lettura ad alta voce – spesso accompagnato da musicisti. Quindi, se volete ricordarlo, vi invito in questi giorni a leggere le opere di Stefano che vi stanno più a cuore a chi vi sta vicino, ad amici, figli, amanti e parenti. Sono sicuro che, da lassù, vedere un esercito di lettori condividere il loro amore per ciò che ha creato gli strapperebbe sicuramente una gran risata. Grazie.

Dopo il 1969 si forma una nuova ondata di scrittori che non riescono a trovare casa nei partiti, formano un arcipelago democratico non assimilato alla borghesia, con un orecchio ai movimenti. È la grande stagione della satira politica (Cuore, Tango, Zut, Il Male), del fumetto (Rank Xerox, Pazienza) del dissenso (Il Manifesto). Da questa stagione negli anni Settanta (mentre una generazione viene abbattuta dall’eroina o finisce in galera o ammazzata nelle agitazioni del “terrorismo”: è la generazione che viene silenziata e che non produce romanzi né poesia) sono gli intellettuali come Benni, poi come Erri De Luca, ma anche (dopo Rino Gaetano "silenziato" nel 1981) De André, De Gregori, Guccini, certo Dalla, fino a Pierangelo Bertoli e poco oltre. Benni comincia attraverso Il Manifesto, rivista e poi quotidiano della dissidenza orgogliosamente comunista, è lì che cominciai a leggere le sue puntate satiriche (poesie, brevi racconti), e le prime cose pubblicate da Savelli - editore della fronda comunista -, fino al romanzo a puntate “Terra!” poi uscito nel 1983 in volume.

"La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri, e ancora non lo sa" (Stefano Benni)

Dopo “Terra!” Benni cambia leggermente registro, “matura” (o diventa altro): i suoi racconti e romanzi successivi uniscono realismo, quel realismo concreto e paradossale che proviene dal mondo emiliano-romagnolo, gusto per la parola sonora e rotonda, lirismo. Promosso da Feltrinelli, lui assieme a un gruppo di “nuovi” autori che testimoniano il “ritorno al romanzo” dopo gli odori nauseanti degli anni della “strategia della tensione”. C’era stato il gran sospiro liberatorio delle estati romane dell’ “effimero” di Luigi Petroselli (sindaco) e Renato Nicolini (assessore alla cultura) in cui, in anni davvero bui, una sinistra politica senza partito aveva dimostrato di essere ancora viva e di saper dare risposte di civiltà e di bellezza ma solo se capace della “mossa del cavallo” - cosa che del resto, come partito, non si riuscì a fare. È un momento in cui "la storia" sembra ancora aperta, un’altra storia è possibile. Jonathan Coe in UK, Daniel Pennac in Francia. Un’onda lunga che arriva fino ai centri sociali occupati, ai global forum, fino al 2001 quando con i fatti della Diaz tutto viene silenziato e rimesso in discussione. In realtà, dopo quel luglio 2001 è una intera società - con i suoi intellettuali, aziende, postriboli e casinò - che viene pattumata.

"Al bar Sport non si mangia quasi mai. C’è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d’artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. […] «Hanno mangiato la Luisona!» La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti" (Stefano Benni, Bar Sport).

Da certe poesie satiriche di Benni deriva Davide Riondino e Claudio Bisio/Rocca Tanica e certo cabaret poi diventato televisivo, Corrado Guzzanti. Ma si pensi anche a Paolo Rossi. Collaterali a Benni sono la corrente punk emiliana-romagnola, Freak Antoni e Bonvi, fino a Elio e le Storie tese. Capostipite di tutti Enzo Jannacci? Benni scrive ancora dopo qualche romanzo negli anni postumi al 2000 ma la sua generazione, e quella che legge i suoi libri, la mia generazione, è ormai avviata al pensionamento (nel migliore dei casi).

"Il mondo si divide in: quelli che mangiano il cioccolato senza il pane; quelli che non riescono a mangiare il cioccolato se non mangiano anche il pane; quelli che non hanno il cioccolato; quelli che non hanno il pane." (Stefano Benni)

Caro Stefano, te ne vai proprio in tempo. Che la terra ti sia lieve…

“...alla fine solo il dolore esiste come esisto io, un matto per strada, un matto è una persona che non sa dove andare, niente di più Lucia, tu puoi capire, tu che sei benedetta tra le donne, tu che mi hai visto felice, tu che sei coraggiosa tu che a volte mi hai lasciato solo come un cane tu che adesso per favore scendi non guardarmi ti dico, questo è un sentiero per comici spaventati guerrieri e io non voglio né vincere né perdere solo che tu mi ricordi e dopo che mi anneghino nello zero di quelle medicine e mi chiamino come vogliono e tornino a raccontare le loro storie, non sono vere, manca metà, tu lo capisci cara, almeno tu e allora scendi per favore”.

“Vengo con te” disse Lucia.

(Stefano Benni, Comici spaventati guerrieri, 1986)


"Come le onde in mezzo al mar" è una suggestione distorta da Cochi e Renato, "Come porti i capelli bella bionda" (1973).


Su Stefano Benni vedi anche:

Lo scrittore che prendeva la luna e saltava il tempo, di Alessandra Calanchi, Girodivite 11 settembre 2005.

Stefano Benni e la Pluriversità dell’Immaginazione, di Alessandro Castellari, 24 settembre 2025.

La scheda Stefano Benni su: Antenati, storia delle letterature europee.



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