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Coalizione delle donne per la pace in Israele

di Pina La Villa - sabato 26 agosto 2006 - 1609 letture

RIFLESSIONE. YALI HASHASH: SORELLE

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di Yali Hashash alla manifestazione per la pace tenutasi a Copenaghen, in Danimarca, il 7 agosto 2006. Yali Hashash e’ impegnata nel movimento femminista e pacifista israeliano "Ahoti"]

Mi chiamo Yali Hashash e rappresento oggi la Coalizione delle donne per la pace in Israele, a cui appartiene l’organizzazione femminista di cui faccio parte.

Il mio gruppo si chiama "Ahoti", che significa "sorella", e lotta per la giustizia sociale, la pace, e l’uguaglianza delle donne.

Le donne della Coalizione sono state le prime a protestare contro la guerra.

Dopo poche settimane di guerra, migliaia di persone in Israele hanno aderito alle iniziative delle donne. E invero le donne hanno tutto da perdere e ben poco da guadagnare da qualsiasi situazione di guerra nella regione.

Mentre siamo tutte d’accordo che le minacce e le azioni di Hezbollah contro i civili non sono tollerabili, non riusciamo a comprendere per quale motivo il popolo libanese deve pagare il prezzo del conflitto, ne’ come il massiccio bombardamento di civili e infrastrutture possa promuovere un qualsiasi tentativo di arrivare ad una pace duratura. I precedenti tentativi di raggiungere la stabilita’ nella regione, sia nel nord con le negoziazioni di pace con Siria e Libano, sia tramite gli accordi di pace con i palestinesi, sono di gran lunga falliti.

E’ mia convinzione che una delle ragioni principali per tale fallimento sia che ciascuno di questi tentativi non ha tenuto in alcuna considerazione la sicurezza economica di larga parte delle popolazioni, da ambo le parti. Nel mio gruppo, "Ahoti", crediamo fortemente che qualsiasi discussione sulla pace in Medio Oriente sia futile se non da’ alle persone il senso di avere una prospettiva futura, in termini di sicurezza fisica, ma anche di stabilita’ economica. G

li accordi di pace finora tentati sembrano non raccogliere molti sostenitori, in parte proprio perche’ vanno a deteriorare anziche’ a migliorare la sicurezza economica di moltissime persone. Le fabbriche alla periferia di Israele sono state chiuse, e i lavoratori si sono mossi verso la Giordania e l’Egitto dove sono divenuti manodopera a basso costo, e le periferie hanno pagato i costi della pace.

L’accordo di Oslo suggeriva il modo di risolvere la maggior parte delle controversie territoriali, pero’ non offriva alcuna prospettiva economica ai palestinesi. Sostenere azioni militari, in questo scenario, da’ alle persone almeno un senso di appartenenza, di solidarieta’, e forse la speranza di mobilita’ sociale, mentre il tipo di pace che hanno sperimentato sino ad ora non lo ha fatto.

Percio’ oggi, mentre ci opponiamo all’aggressione contro i civili nel nord di Israele e nel sud del Libano, e alla sproporzionata rappresaglia contro la popolazione civile, vorrei ricordarvi che un temporaneo cessate il fuoco, o persino un accordo di pace, non sara’ sufficiente.

Solo investimenti massicci nelle economie locali in tutto il Medio Oriente, contrastando l’economia neoliberale, possono raccogliere le persone attorno al convincimento che nella pace vi sia un futuro per loro e i loro figli.

Invero, solo una forte alternativa alle politiche del "nuovo ordine" americano, un’alternativa che promuova la coesistenza invece della costante forzatura ad un ordine neocoloniale, potra’ portare vera pace alla regione.

Purtroppo, alcuni leader del mio paese hanno adottato la retorica dell’"asse del male" promossa da Bush. E’ una retorica che conduce ad un vicolo cieco, e va contro tutto quel che sappiamo su come si intraprendono vere trattative.

Gli ebrei e gli arabi hanno una lunga, ricca tradizione di trattative. Entrambi i popoli sono stati portatori di merci, conoscenza e cultura al mondo intero, e usavano la negoziazione come l’abilita’ cruciale per sopravvivere in una realta’ eterogenea. Entrambi hanno fatto della negoziazione un’arte. Se vi entrano i giusti parametri economici, io ho fiducia che le trattative per la pace in Medio Oriente siano ancora alla nostra portata.

Da : LA NONVIOLENZA E’ IN CAMMINO, Numero 1399 del 26 agosto 2006


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