Circo Zarathustra
Nietzsche, un uomo dalle molte vite
Piccolo Teatro Grassi - Milano
Scritto e diretto da Leonardo Petrillo
Con: Ennio Coltorti (Nietzsche), Violante Placido (Lou von Salomè), Lucia Brusadin, Salvo Cirrincione, Lorenzo Covello, Giuseppe Muscarello (Zarathustra e circensi)
Produzione Teatro Biondo - Palermo
A un certo punto dello spettacolo, Nietzsche si rivolge a Lou e ai circensi dicendo che non è quello il modo di danzare: «sembrate tarantolati». La danza è invece forma, armonia e misura. Si tratta di una delle migliori intuizioni di un testo e di una rappresentazione che ne ha tante e che soprattutto fa parlare Nietzsche.
I momenti più riusciti sono infatti quelli nei quali la scrittura nietzscheana prende vita, nei quali le pagine delle sue opere diventano la voce degli attori. Appare di tanto in tanto anche Zarathustra a esprimere la sua saggezza, i suoi aforismi, la sua pace. E sempre ruotano, si muovono, giocano gli abili circensi che rappresentano o la folla che ride della morte di Dio, o quella che fa cadere e morire il funambolo mentre cerca di andare al di là della mediocrità e della servitù, o che riduce tutto a una canzone da organetto.
La canzone rappresenta però anche uno dei momenti deboli della serata, quando Violante Placido esprime la sua ammirazione per l’uomo e il filosofo del quale ha rifiutato l’amore proprio cantando un motivetto di stile sanremese. Un grave errore è poi quello nel quale Nietzsche nega la realtà del tempo, accostando la sua concezione della temporalità a quella di Einstein. Il pensare di Nietzsche è invece una delle più argomentate difese del tempo, sia nella sua forma lineare sia in quella circolare.
Molto corretta è di contro la presentazione – per bocca dello stesso filosofo – dell’autentico significato di Übermensch, che non vuol dire ‘superuomo, l’uomo che domina sugli altri’ ma ‘oltreuomo, l’uomo che va oltre se stesso’. Bello è anche che la scena sia piena di libri, oltre che di una grande clessidra e di vari altri oggetti.
Al di là dei meriti e dei limiti concettuali del testo, al di là dello stesso dinamismo e della grande vivacità della sua messa in scena, ciò che conta è il fatto che da questo spettacolo emerge con plausibilità ed efficacia la potenza del pensiero e della figura di Nietzsche, il suo essere stato un uomo dalle molte vite.
C’è una sua foto del 1871 a Lugano (aveva dunque 27 anni) che esprime energia, risolutezza, intelligenza e serenità. È l’uomo che dieci anni dopo avrebbe scritto: «un giorno avrò la mia estate: e sarà un’estate come in alta montagna. Un’estate vicino alla neve, vicino all’aquila, vicino alla morte» (Frammenti postumi 1882-1884, «Opere», vol. VII/1, parte II, 10[22], p. 29).
Anche questo spettacolo (che è rimasto per pochi giorni al Piccolo di Milano) mostra e conferma che quell’estate è arrivata, che quell’estate è il nostro presente. È il nostro tempo, infatti, che Nietzsche aiuta a comprendere più di quanto possa fare ogni altro intellettuale della contemporaneità, un presente che vive – anche nelle sue contraddizioni – sotto il suo segno.
Che Nietzsche abbia avuto molte vite vuol dire anche che il suo itinerario teoretico racchiude molte esistenze, una varietà di esperienze, di svolte improvvise, di continuità profonde, di angosce ed esaltazioni che danno l’impressione di molte direzioni sotto un solo nome.
E tuttavia al fondo rimane la maschera – perché di una delle tante maschere appunto si trattava – del Professore di greco e di latino che in congedo per ragioni di salute dall’Università di Basilea visse il suo tempo navigando per l’Europa alla ricerca non di un porto ma del suo vero mare. Un mare che era un oceano e che questo avventuriero del pensare ha alla fine raggiunto nel modo più imprevedibile e tuttavia più vero: Bene navigavi, naufragium feci.
L’andare di Friedrich Nietzsche è stato un percorrere i sentieri e le vie anche più impervie, alla ricerca del Sole, di quella luce che la sua mente inesorabile desiderava e che alla fine si rivelò essere il suo stesso pensiero che ci illumina ancora.
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