Cinque marinai morti. Ai giornali non importa

Ucciso giornalista francese ‒ Buffalo: una strage seguitissima ‒ Capaci: magistratura vs Report – Per papa Francesco necessario ascoltare l’orecchio del cuore ‒ Dall’Espresso al Foglio

di Adriano Todaro - mercoledì 1 giugno 2022 - 3282 letture

BUFFALO: UNA STRAGE SEGUITISSIMA ‒ Ormai anche gli assassini non possono fare a meno di auto riprendersi con il telefonino mentre compiono i loro misfatti. Insomma, ormai ‒ come cantava Renzo Arbore anni fa ‒ è “tutto un quiz”. Ne abbiamo riprova dall’ultimo crimine a sfondo razziale avvenuto a Buffalo, quello perpetrato dal diciottenne Patton S. Generoni. Mentre uccideva dieci persone a colpi di arma da fuoco e ne feriva altre tre in un supermercato, il diciottenne trasmetteva la strage in diretta su Swatch. Come riporta The Atlantic, mesi prima lo stesso Generoni aveva pubblicato un manifesto esprimendo le sue idee razziste e le sue intenzioni di recarsi a Buffalo, in una zona prevalentemente frequentata da persone di colore. Secondo i funzionari dello stato di New York si è trattato di un «crimine d’odio a sfondo razziale». Quasi tutte le vittime, infatti, erano di colore. La differenza fra questo crimine e altri sta nella presenza di sostenitori che ha seguito in live streaming l’evento. Il Washington Post afferma che Generoni ha trasmesso in streaming su Swatch e condiviso la diretta anche sul servizio di chat Discorda (dove aveva già manifestato le sue intenzioni violente). Inizialmente la live di Swatch aveva solo 22 spettatori e il social conferma di aver rimosso il video due minuti dopo l’inizio delle riprese. Due minuti, tuttavia, sono bastati per consentire agli spettatori di condividerlo su Strambale, che ha accumulato più di 3 milioni di visualizzazioni prima della sua rimozione; e almeno un post di Facevo collegato al filmato è rimasto online per 10 ore.

DALL’ESPRESSO AL FOGLIO ‒ Marco Damiano dopo il contratto molto criticato con la Rai (troppo oneroso), ha iniziato a collaborare con Il Foglio. E parte con un articolo su Ciriaco De Mita morto il 26 maggio scorso. Damilano si era dimesso dalla direzione dell’Espresso appena saputo che la testata era stata venduta. Dal prossimo autunno condurrà una striscia quotidiana su Rai 3.

IL MISTERO DEI 5 MARINAI MORTI ‒ Si sa che i morti sul lavoro non fanno notizia ma questa dei cinque marinai morti a causa dell’affondamento, nel mar Adriatico, di un rimorchiatore è da manuale. Lo ricorda, per fortuna, Professione reporter che denuncia come questa notizia non abbia trovato posto in giornali, Tv e radio. Il 18 maggio scorso, intorno alle 21 il rimorchiatore Franco P affonda nell’Adriatico, 50 miglia al traverso di Bari, in acque internazionali. Con mare forza 5 e raffiche di vento, lo scafo si inabissa in una ventina di minuti e l’equipaggio non ha nemmeno il modo di lanciare un SOS. Dei sei a bordo si salva soltanto il comandante, il 63enne Giuseppe Petralia, recuperato da un traghetto di passaggio. I cadaveri di tre degli altri cinque marinai vengono ritrovati quasi subito: quelli di Luciano Bigoni, 65 anni, e Andrea Massimo Loi, 58 anni, entrambi di Ancona; e del 63enne tunisino, residente a Pescara, Jelali Ahmed. Dopo 10 giorni mancano ancora all’appello il nostromo Sergio Bufo, 60 anni, e il direttore di macchina Mauro Mongelli, 59 anni, entrambi di Molfetta, forse rimasti intrappolati sotto coperta. Il Franco P era partito quattro giorni prima dal porto di Ancona trainando il pontone AD3, destinazione porto di Durazzo, in Albania. L’allarme è stato dato dagli 11 uomini a bordo del pontone, dopo aver tagliato il cavo di traino per non seguire il rimorchiatore in fondo al mare, in quel punto profondo mille metri. I morti del rimorchiatore misteriosamente affondato non erano però sulle prime pagine del 20 maggio. Ne parlavano in prima, quasi per dovere territoriale, soltanto il Corriere Adriatico e la Gazzetta del Sud, oltre a La Sicilia, molto attenta alle vicende della marineria. La Repubblica, non riportava nemmeno la notizia.

CAPACI: MAGISTRATURA VS REPORT ‒ L’inchiesta ‘La bestia nera’ che Report ha dedicato alla strage di Capaci è entrata nel mirino della procura di Caltanissetta. La Dia, su mandato della Procura Nissena, ha effettuato una perquisizione nella redazione del programma e nell’abitazione dell’inviato Paolo Mondani. A renderlo noto, per primo, il conduttore della trasmissione di Rai3, Sigfrido Ranucci. «Il motivo, scrive il giornalista su Fb, sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori hanno cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc». Solidarietà a Mondani e a Report da parte della Fnsi, Usigrai e altri organismi di settore. L’Ordine dei giornalisti ha ricordato che «Il segreto delle fonti è un cardine inviolabile della professione giornalistica, in particolare per quello di inchiesta. Le perquisizioni sono sempre atti invasivi, anche quando non espressamente “ostili” nei confronti dei perquisiti, a maggior ragione se non indagati». Sulla tutela delle fonti si è espressa anche la Fnsi. “Le perquisizioni nella redazione di Report e a casa dell’inviato Paolo Mondani ripropongono l’urgenza di approvare norme più efficaci a tutela delle fonti e del segreto professionale dei giornalisti. Più volte la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito che gli effetti di ingerenze di questo tipo nell’attività di chi fa informazione equivalgono ad un attacco al diritto dei cittadini ad essere informati, ma in Italia sembra che questo monito nessuno voglia ascoltarlo», ha sottolineato la federazione nazionale della Stampa. “Quanto accaduto questa mattina ai colleghi di Report è inaccettabile perché, nonostante la dichiarata disponibilità a collaborare con gli inquirenti, è stata disposta anche l’acquisizione di copie dei dati presenti su computer e telefoni».

L’ORECCHIO DEL CUORE ‒ Volete comunicare bene? Allora dovete ascoltare l’orecchio del cuore. S’intitola così il messaggio di papa Francesco in occasione della 56a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si è celebrata domenica scorsa, solennità dell’Ascensione. Il messaggio del pontefice è stato ripreso da Adnkronos: «L’ascoltare è dunque il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione. Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. Per offrire un’informazione solida, equilibrata e completa è necessario aver ascoltato a lungo. Per raccontare un evento o descrivere una realtà in un reportage è essenziale aver saputo ascoltare, disposti anche a cambiare idea, a modificare le proprie ipotesi di partenza».

GUERRA: UCCISO GIORNALISTA FRANCESE ‒ Il giornalista francese Frédéric Leclerc-Imhoff è stato ucciso dalla scheggia di una granata lanciata contro un convoglio umanitario mentre copriva il conflitto in Ucraina, lungo la strada di Lyssytchansk, nella regione di Severodonetsk. Aveva 32 anni. La morte del reporter di BFM-TV ha suscitato commosse reazioni in tutta la Francia. Fred, come lo chiamavano i colleghi, era accompagnato dal collega Maxime Brandstaetter, rimasto "lievemente ferito", secondo l’emittente, e dalla fixer, Oksana Leuta, illesa. Leclerc-Imhoff lavorava da sei anni per la prima rete all news di Francia. Questa era la sua seconda missione in Ucraina dall’inizio della guerra. Secondo un conteggio di Reporters sans frontières (RSF), la morte di Leclerc-Imhoff porta ad 8 il numero di reporter uccisi dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, il 24 febbraio.


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