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Cinquanta anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace

E pensare che qualcuno non li ha ancora visti.

di Piero Buscemi - lunedì 11 luglio 2022 - 1578 letture

Abitare in Sicilia e frequentare le scuole dava l’opportunità di attraversare lo Stretto in occasione di una delle tante gite didattiche, organizzate con lo scopo di arricchire il programma scolastico che ogni singolo istituto prevedeva nelle proprie specializzazioni.

Un’occasione diversa dalle altre. Diversa dalle consuete gite all’interno dell’isola, quando le mete erano la storica Siracusa corinzia, dove ci si soffermava e ci si sofferma ad ammirare il parco archeologico con l’immancabile visita all’Orecchio di Dioniso e alla Grotta dei Cordari, imperdibile momento di lezione all’aperto associata alla spensieratezza ludica di quel gioco di echi e immaginazione che questi luoghi risvegliano nelle giovani menti.

Catania spesso rappresentava il fascino e la curiosità verso quel territorio aspro e lunare, dove il nero attutiva i raggi solari creando un’atmosfera da fantascienza. Palermo, poi, era la meta più ambita. Sia per la distanza dalle altre due grandi città siciliane, Catania e Messina, sia perché si avvertiva l’imponenza di una centro urbano vasto e folcloristico che si è sempre distinto dal resto dell’isola.

Avere l’occasione di salire sul traghetto e farsi cullare dalle onde in quei quaranta minuti di evasione scolastica, rendeva la gita a Reggio Calabria difficilmente rinunciabile. Quello che emozionava, anche gli studenti più distratti e distaccati da qualsiasi interesse alla storia e alla leggenda che qualsiasi oggetto ereditato dal passato possa suscitare, era l’ingresso nella sala espositiva che il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria offriva alla vista dei visitatori, mostrando quelle due immense statue di bronzo, passati alla storia con il nome di Bronzi di Riace.

Quelle due statue, alte quasi due metri, raffiguranti un oplita (soldato della fanteria pesante dell’antica Grecia) e un re guerriero, dal peso di 160 kg, risalenti alla metà del V secolo a.C. hanno la capacità di adombrare il resto delle sale espositive del museo. Un museo che ha capacità di riportare il visitatore nella Preistoria e nella Protostoria, facendogli ripercorrere migliaia di anni in un solo colpo d’occhio, attraverso gli oggetti esposti nelle varie bacheche. Un viaggio nella Storia dal Paleolitico al Mesolitico, dal Neolitico all’Età del Bronzo e del Ferro fino a giungere alle testimonianze della Magna Grecia spingendosi fino all’Età Romana. Un percorso didattico degno di nota che, come abbiamo accennato, passa in secondo piano alla vista dei due giganti greci.

Quest’anno, esattamente ad agosto, si celebreranno i cinquanta anni dalla scoperta a opera del sub Stefano Mariottini che individuò le statue a Riace. L’intera Calabria sarà coinvolta in questa ricorrenza, è prevista l’installazione artistica di un cubo di 4 metri per lato con proiezioni video, animazioni e suggestioni visive accompagnate da musica originale, ricostruzione creativa del concetto di Magna Grecia. Rai Cultura dedicherà una puntata speciale del format "Viaggio nella bellezza", prevista per ottobre.


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