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Cinismo in mondovisione

Il dramma in cui siamo caduti ci pone la domanda sul modo in cui coltivare l’indignazione dinanzi al male. Se questo non accadrà nessuno riuscirà a salvarsi dalla “barbarie seconda” che si profila.

di Salvatore A. Bravo - mercoledì 6 agosto 2025 - 907 letture

Cinismo e spettaccolo

A Gaza si consuma un genocidio in mondovisione. Si discute, se sia “genocidio”, si traforma, in tal maniera, una immensa carneficina di innocenti in una questione linguistica. Le discussioni volte a definire la tragedia dei palestinesi sono finalizzate a dimostrare che non vi è genocidio e, dunque, quanto accade non è così grave e pertanto si può continuare. La discussione sulle parole dimostra il cinismo senza limiti dell’occidente.

Le maschere cadono e, ormai, la verità storica è palese. Gli embarghi terapeutici e il bombardamento etico in nome dei diritti universali sono ormai un ricordo del passato. Si uccide senza mascheramenti etici, i quali nella loro miseria spirituale conservavono l’ipocrisia del potere. Ora che la distinzione tra il bene e il male è ormai archeologia politica le ipocrisie possono essere divelte e si può procedere celermente verso “l’eliminazione fisica degli ostacoli”. Per agire (uccidere) si faceva appello ai diritti universali. La menzogna era evidente, in quanto in un tempo di nichilismo assoluto si faceva appello a diritti astorici e, dunque; l’occidente uccideva per esportare “il bene” e salvare le vittime dal “male” di dittatori assimilati ad Hitler, pertanto bisognava agire-uccidere, perché trionfasse con la giustizia l’occidente vessillo del bene eterno.

Costanzo Preve scomparso nel 2013 ben aveva descritto tale dinamica. La sua analisi decrisse i retroscena dei “bombardamenti etici” e nel contempo già profetizzò con la forza della ragione veritativa della filosofia la direzione verso cui si orientava l’occidente che aveva consumato la verità e l’essere con il consumo reale e onirico di merci e di desideri. Le campagne mediatiche con i giornalisti, i nuovi oratores, precedevano le operazioni di annientamento dei nemici dei diritti umani con l’hitlerizzazione del nemico e ciò consentiva di vincere le residuali resistenze etiche dei popoli occidentali. La menzogna era conosciuta, ciò malgrado la “foglia di fico etica, sempre più insignificante”, serviva a calmierare le deboli coscienze dei popolo aggiogati alle caverne mediatiche e, nel contempo, costringeva i liberatori a calcolare, in teoria, gli effetti collaterali dei bombardamenti. Si mostrava, in tal modo, “le sante intenzioni delle crociate liberali”. Si procedeva con cautela e si giungeva all’obiettivo più lentamente, in quanto bisognava distorcere l’evidenza dei fatti con campagne di persuasione dell’opinione pubblica. Naturalmente la democrazia era la prima vittima di tale organizzazione finalizzata a sostenere, in modo opportunistico, il potere degli oligarchi:

“Puntuale come Dracula il vampiro Hitler si è materializzato ancora una volta in una zona calda del mondo nel 1999. Non si tratta più del baffuto nazionalista arabo Saddam Hussein , ma di Slobodan Milosevic, un personaggio sostanzialmente incolore proveniente dalla nomenklatura ex-comunista della defunta Jugoslavia di Tito. Non appena si decise ad altissimo livello politico imperiale di iniziare il bombardamento etno-comunitario sulla Jugoslavia per fermare un inesistente genocidio della etnia albanese in Kosovo il giornale unico del circuito mondiale unificato dei media e degli intellettuali universitari di accompagnamento cominciò a battezzare Hitlerovic il presidente eletto della Jugoslavia (dimenticando persino che era stato eletto in elezioni pluripartitiche precedenti). Mai appellativo fu più inesatto” [1].

Cinismi

Con Gaza è ormai evidente che il capitalismo assoluto ha ultimato la sua corsa verso una forma di cinismo sconosciuta, oso ipotizzare, nella storia dell’umanità. L’indifferenza verso la morte di innocenti è sostenuta dalla caltura della morte. Tutto per la morte niente per sostenere la vita è la normalità di ogni citadino occidentale. Cultura della morte e annientamento del “senso oggettivo” con il soft power producono sudditi cinicamente ripiegati su se stessi. Innocenza e colpa si sovrappongono e si intrecciano, in quanto l’ordinario senso di “impotenza e di non senso” hanno l’effetto di far deflagrare la dimensione del futuro, non resta che l’attimo da afferrare, poiché nulla è certo nel regno del capitalismo.

Non ci sono, dunque, bombardamenti etici per fermare la violazione dei “diritti umani”; agli amici degli occidentali è concesso tutto. In un tempo in cui avanzano i BRICS e l’occidente arretra, probabilmente, potrebbe essere comodo alle oligarchie lo stato israeliano rafforzato ed esteso in un Medio Oriente ormai ostile agli stessi.

Nel contempo ci si limita a registrare il numero delle vittime, quasi centomila, in gran parte donne e bambini. Si rimanda il riconoscimento dello stato palestinese, non ci sono sanzioni e il governo israeliano non è paragonato ad alcun gerarca. Ci si appella a moderazione e tregue.

Nel contempo l’occidente non è mosso da manifestazioni, anzi tutto procede con indifferenza. Si viaggia, si va al mare e si vivono le vacanze come se nulla fosse. Decenni di addestramento a sviluppare la competenza dell’imprenditorialità personale congiunta con l’inno perpetuo all’edonismo deregolamentato e rigorosamente personale, il cui fondamento è la ragione calcolante sempre e solo in difesa degli interessi personali fino al cinismo più inquietante, hanno prosciugato ogni limite etico residuale. L’occidente è un immenso spazio dove vige il deserto interiore. Il capitalismo è, così, pienamente realizzato. G. Chesterton distingueva tra “sviluppo ed evoluzione”.

Lo sviluppo era la piena realizzazione delle potenzialità di una configurazione storica ed ideologica, mentre l’evoluzione comporta le presenza di faglie. Il capitalismo ha sviluppato pienamente le forze che aveva in grembo. La passione per la difesa degli interessi economici annienta ogni senso etico e critico fino a rendere gli individui sterili nel pensiero e nell’anima, poiché l’unica passione è l’economia intesa come crematistico accumulo di beni e di piaceri e narcisistico culto del proprio “io”. L’umanità è solo un mezzo, per cui l’orizzonte è circostritto al solo interesse personale. Ancora una volta Costanzo Preve descrive con rara lucidità l’ordinario cinismo dei nostri giorni che conosce la sola “passione triste della difesa dei propri interessi”. L’umanità può inabissarsi nell’inferno, si va avanti nella difesa dei propri desideri:

“La passione dell’interesse economico è sempre stata talmente passionale da far coniare apertamente il termine di animal spirits (spiriti animali) per indicare il profilo psicologico e antropologico con cui si riproduce normalmente il capitalismo. E dal momento che in italiano gli animali sono anche bestie, è possibile dire che il capitalismo è il primo sistema sociale che ammette da solo di avere un fondamento bestiale, e questo da parte dei suoi stessi teorici ed apologeti (Keynes, eccetera)” [2].

Progetto indignazione

Si vorrebbe uccidere l’indignazione etica sorgente della filosofia, della politica e della democrazia radicale. L’indignazione è sostituita con il paradigma della difesa ad oltranza degli interessi personali, il quale costruisce catene di ragionamento brevi e sempre finalizzate ad orizzonti in cui il “principio di responsabilità sociale” è sostituito con la “ragion cinica”. Quest’ultima è applaudita e idolatrata sugli altari del cinismo-economicismo regnante. La morte dell’altro non provoca dispiacere o sdegno, si deve “andare avanti” sempre nel percorso fatale e senza bivi che coltiva gli interessi personali e deforma la natura etica e sociale dell’essere umano. Se ci si ferma, altri potrebbero approfittare del “minuto di silenzio”.

Il dramma in cui siamo caduti ci pone la domanda sul modo in cui coltivare l’indignazione dinanzi al male. Se questo non accadrà nessuno riuscirà a salvarsi dalla “barbarie seconda” che si profila. Costanzo Preve ci ha lasciato il progetto politico e paideutico a cui si dovrebbe lavorare, ovverossia riportare l’indignazione nell’occidente per poter progettare l’uscita dalla ragion cinica:

“Al principio di tutto, c’è l’indignazione. In generale l’indignazione è preceduta da una vaga irritazione, ma quando l’irritazione si cristallizza in indignazione allora si ha la genesi delle rivelazioni religiose e delle coerentizzazioni filosofiche. L’indignazione è stata all’origine della filosofia greca detta erroneamente presocratica (erroneamente, perché in un certo senso lo stesso Socrate è stato l’ultimo dei cosiddetti presocratici, e cioè di coloro che filosofavano al servizio diretto ideale della polis democratica), nella forma della indignazione razionalizzata di fronte all’irruzione sconvolgente della schiavitù per debiti, a sua volta dovuta alla monetarizzazione selvaggia dei rapporti sociali. In sintesi, la stessa filosofia greca ha trovato la sua genesi storica e sociale nello scontro fra l’elemento comunitario e l’elemento privato, più specificamente nella lotta fra le classi subalterne che aspiravano a salvaguardare la coesione economica e solidale della comunità e le classi superiori che miravano invece a dissolvere i legami comunitari, liberandosi così dalle pendenze e dagli obblighi economici verso la comunità, spalancando così le porte all’accumulazione crematistica” [3].

Forse il primo passo per ristabilire la ragion etica e l’indignazione è immaginarsi i bambini palestinesi orfani che vagano tra le macerie terrorizzati e traditi da tutti e da tutto. L’indignazione esige “immaginazione empatica” che la passione per gli interessi personali uccide gradualmente fino a trasformare gli esseri umani in un fascio di “spiriti animali”. Ogni giorno dev’essere trasformato in un “giorno di marcia pasquale”, in cui testimoniare e mostrare che la rinascita è possibile e l’annientamento economicistico non ha l’ultima parola. Le tecnologie possono esserci d’ausilio per non limitarci alla sola sfera personale in tale finalità oggettiva.

È necessario pensare il nostro tempo e renderlo concetto con la mente e con l’immaginazione etica e tale azione etica dev’essere d’ausilio alla resistenza, e dunque, bisogna congedarsi dal privato per essere testimoni universali di un altro modo di pensare il presente e prefigurare il futuro.

Malgrado la tempesta in cui siamo non dobbiamo essere pessimisti:

“La filosofia, per sua natura, non può essere distrutta. Chi ne annuncia perentoriamente la “fine” confonde il suo disincanto biografico personale con un’attività perenne dello spirito umano” [4].

Il presente mortifero non è tutto, pertanto sta a ciascuno riprendere l’aspro cammino e contribuire a porre le condizioni per il superamento del modo di produzione capitalistico. Nel deserto del cinismo ogni granello di pensiero è vita ed è oasi, pertanto bisogna rimettersi in cammino, non in un tempo indeterminato, ma ora, per dare possibilità alla vita di vincere la morte.

[1] Costanzo Preve, Il bombardamento etico, Petite Plaisance Pistoia, 2020 pag. 69.

[2] Ibidem, pag. 165.

[3] Costanzo Preve, Capitalismo senza classi e società neofeudale : Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx, Petite Plaisance Pistoia, 2020 pag. 7.

[4] Costanzo Preve, I secoli difficili, Petite Plaisance Pistoia, 2024 pag. 281.


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