Ciao, Franco Baresi
Stavolta è una notizia vera. Quella che avremmo voluto non fosse stata confermata mai...
Chi era Franco Baresi nel calcio, ma anche nell’intero panorama sportivo internazionale, sarebbe davvero banale sottolinearlo. Come banale sarebbe ricollegarci a quel mondo nostalgico, condito di bandiere radicate nella mente dei tifosi e di chi, anche se non proprio seguace di questo sport, davanti al suo nome non poteva che ossequiare un rispetto e il riconoscimento di una correttezza sportiva e umana che andava oltre al solo ruolo di sportivo.
La sua lunga carriera ci ha trascinato in decenni di imprese sportive, di ammirazione, di esaltazioni ed anche, ovviamente, di patemi e delusioni. Nello sport in genere, non si può pretendere che un intero percorso sportivo possa essere caratterizzato da solo successi e riconoscimenti.
Ma saranno proprio questi ultimi che rimarranno custoditi nella mente dei ricordi degli appassionati di calcio. Gli anni passati alla storia di questo sport come "del grande Milan", la squadra imbattibile e schiacciasassi, in particolare il ciclo vincente di Arrigo Sacchi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, simbolo del calcio italiano nel mondo.
Franco Baresi era l’eleganza prestata al calcio. Carismatico, trascinatore, allenatore in campo si sarebbe detto qualche anno fa. Era il coordinatore della difesa del Milan e della Nazionale, il suo numero 6 che una volta aveva un significato ben preciso e identificabile sullo scacchiere verde, la sua personalità educatrice all’interno dello spogliatoio, punto di riferimento anche degli allenatori che ebbero l’onore di averlo in squadra. Tra tutti, Liedholm, vero trampolino di lancio della sua carriera.
Sarebbero lunghe e interminabili le storie legate al suo nome. Storie sportive e di vita, nei decenni di rivoluzione socio-culturale del nostro Paese, in una fase di cambiamento epocale anche politico, partecipò forse inconsapevolmente, all’esplosione dell’Italia berlusconiana, emulo di successo e speranze futuristiche, spesso erroneamente legate ai successi sportivi della squadra in campo nazionale e internazionale.
Le voci contrastanti di questi giorni sulla sua prematura dipartita, smentite più volte, hanno messo in evidenza il solito cannibalismo mediatico che riduce la vita di un uomo, innanzitutto, famoso per le sue imprese sportive, a una mera occasione di contraddittorie fake news e una ricerca ossessiva in un "link" in più.
Vogliamo ricordare Franco Baresi per ciò che ha saputo donare alla fantasia dei giovani del suo tempo. Il sogno di successo rincorrendo un pallone di pezza, accontentandosi di un campetto improvvisato in un cortile dove farsi scorticare le ginocchia o, nel periodo estivo, su una spiaggia ad impolverarsi i piedi, oltre che all’immaginazione ingenua di un’ancora sana follia adolescenziale.
Vogliamo ricordare il suo sorriso mentre stringe la coppa dalle orecchie, ma anche le sue lacrime per un rigore sbagliato in una finale mondiale che, al di là della delusione, ce lo ha mostrato nella sua umanità e fragilità, due elementi che, nonostante tutto, trasformano uno sportivo in un essere umano. Un particolare che, ci rincresce ribadire, oggi è davvero difficile riscontrare.
Franco Baresi era nato a Travagliato in provincia di Brescia l’8 maggio 1960. È morto il 31 luglio 2026 all’età di 66 anni.
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