Ciao… Francesco
Un pezzo della nostra adolescenza se ne è andato, forse per sempre, nonostante le note e i versi che ci accompagneranno sempre.
Noi… c’eravamo. La sera di quell’estate del 1978. Un anno che aveva già stravolto il quotidiano della società civile italiana, tra l’omicidio di Peppino Impastato e quello di Aldo Moro. Sapere che Francesco Guccini era in tour in Sicilia e una delle tappe sarebbe stata Taormina, fu la molla che scattò nella mente di tanti adolescenti della provincia messinese che, a quell’appuntamento, non avrebbero rinunciato mai.
Le sue canzoni erano le primordiali lezioni di chitarra, stonate il più delle volte, con accordi improvvisati, dentro le sezioni della FGCI, per sentirsi rivoluzionari al punto giusto e distinguersi da un conformismo che ha aveva il sapore di un’onta da lavare con la musica.
Quando apprendemmo che lo staff organizzativo cercava volontari per allestire l’evento e pubblicizzarlo con rudimentali volantini, non perdemmo tempo e ci ritrovammo per strada a fare l’autostop per risparmiare i soldi fino al Teatro Antico di Taormina. Arrivammo con una Prinz verde che ci regalò il passaggio, mentre durante il tragitto il guidatore continuava a dirci “Ma che ci trovate in quelle canzoni? Volgari, irrispettose e istiganti alla violenza. Secondo me, non beve soltanto, ma si fa di qualcosa”.
Ci tappammo le orecchie, idealmente chiedendo scusa al nostro portatore di una voce di protesta che tenevamo dentro, senza ancora il coraggio di esternare completamente. Fummo accolti da un responsabile dell’organizzazione, disorientato dalla nostra eccessiva giovane età. “Che sapete fare?”, fu la sua domanda per metterci in difficoltà e avere immediatamente un buon motivo per smorzare gli entusiasmi. “Niente di particolare, a parte provare a suonare qualche canzone del maestro”, fu la nostra timida risposta. “I musicisti sono al completo”, non riuscì a trattenere un sorriso davanti alla nostra ingenuità. Poi, visto il velo di delusione sul nostro volto, ci propose di dare una mano ai tecnici e di distribuire qualche volantino per le strade della cittadina.
In cambio di un pomeriggio di lavoro, almeno così lo considerammo, ci fu garantito l’ingresso gratuito al concerto. Posizionati sotto il palco, in una zona nascosta, come se fossimo dei clandestini in una manifestazione di protesta, restammo estasiati dalle sue parole e le facili battute da uomo di palcoscenico, tra una canzone e l’altra. In un momento del concerto, come era sua abitudine, prese la fiaschetta del vino per rifocillarsi la gola. Era girata voce, poco prima dell’inizio, che qualcuno avesse annacquato quel nettare per ripristinare il livello della borraccia, dopo aver “rubato” qualche sorso di nascosto.
Era subito sembrata la solita “minchiata” per rendere più folcloristico l’evento, se ce ne fosse stato bisogno. Dopo il primo sorso, però, Francesco Guccini voltò la testa verso la zona d’ombra del palco che, normalmente ospita i tecnici e la manovalanza in genere. Poi, con la sua tipica cadenza modenese, chiese “Come si dice in siciliano fiōl d’un’andghena”? Traducemmo a stento quell’idioma, ma l’espressione facciale dell’artista ci fece comprendere che intendesse “figlio di puttana” e che, ormai la leggenda metropolitana sull’acqua versata nella borraccia fosse più vicina alla realtà di quanto avessimo supposto.
Di quella sera, riuscimmo a registrare una cassetta stereo 7, gelosamente conservata per anni. Siamo in cerca di un vecchio mangianastri che ci riporti, almeno per un momento, a quegli anni di ingenua, sana e folle bramosia rivoluzionaria.
Francesco Guccini era nato a Modena il 18 Giugno 1940 ed è morto a Sambuca Pistoiese il 6 agosto 2026.
- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -