Ci hanno tolto anche il sì
Il sì di Mameli
Con decreto del Presidente della Repubblica l’inno di Mameli sarà privato del suo fatidico “sì”. Il “sì” altisonante e guerriero non era presente nel testo originale, pertanto si pone fine ad un errore filologico ed ermeneutico. L’intervento è meritevole di riflessione. La dialettica ha nella contraddizione il mezzo con cui rilevare e svelare, anche nelle questioni secondarie, la verità di un intero sistema nei suoi mascheramenti.
Se l’Italia fosse governata da una classe politica, a prescindere dai colori e dai marchi di vendita elettorale, coerente con il dettato costituzionale (Articolo 11) il decreto non potrebbe che sanare una ambiguità reale, ma nel nostro caso è vero il contrario. Il sì guerriero è eliminato, e in tal modo, giungo subitaneamente alle conclusioni, si vuol comunicare lo stereotipo “Italiani brava gente” ostili alla guerra e pronti a tessere le vie diplomatiche che conducono alla pace.
In questi anni abbiamo assistito a pacchetti miliardari per sostenere la guerra in Ucraina in linea con i desideri della finanza e degli industriali delle armi e mentre il genocidio continuava e si perpetrava a Gaza l’Italia ha continuato a sostenere il governo Netanyahu. Nessuna sanzione per Israele neanche simbolica. E questo solo di recente, si potrebbe ricordare l’attacco alla Jugoslavia o a quel che ne restava nel 1999, in cui le leggi internazionali furono violate anche con il consenso italiano, infatti furono usate le basi aeree NATO italiane e si potrebbe continuare e il numero degli eventi infausti e mortali sarebbe lungo e tormentato. Le missione di “pace” sono un altro esempio di occultamento della “guerra” con il lessico orwelliano del nostro tempo storico.
In una tale verità storica la ricostruzione filologica dell’inno non apporta nulla alla cultura della pace e alla comprensione della reale politica italiana ormai resa orba di ogni iniziativa sovrana. L’unico dato è la contraddizione che potrebbe esserci utile per capire il nostro tempo a cultura liberal-liberista pienamente realizzata.
Necessitiamo tutti di riappropriarci della cultura del sospetto critico, non solo per decostruire criticamente gli eventi e per interrogarli con radicalità, ma per pensare ad un oltre capace di congedarsi dall’inessenziale e per intraprendere nuovi percorsi con la cultura della pace che scissa dall’uguaglianza reale e giuridica dei cittadini è irrealizzabile, in quanto la guerra non arriva solo con le ali spettrali dei bombardieri ma anche con i tagli lineari ai diritti sociali e con lo sfruttamento. Di questo dobbiamo prendere atto.
La verità è l’intero, pertanto dobbiamo riportare l’eliminazione per decreto del “sì” guerriero al contesto della politica interna ed estera per misurarne concettualmente e politicamente il valore. A ciascuno le sue valutazioni.
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