Chillo llà

Silvio da vecchiotto non se la sentiva proprio di fare il pensionato e per diversi giorni meditava su come doveva andare avanti...

di Deborah A. Simoncini - domenica 19 dicembre 2021 - 1841 letture

Silvio da vecchiotto non se la sentiva proprio di fare il pensionato e per diversi giorni meditava su come doveva andare avanti, ma i risultati delle analisi erano deludenti. Non la prese bene. Si convinse ci fosse un menagramo, con i guai cominciati con la nomina di Giorgia a sua bambinaia. Lo metteva a letto, gli rimboccava le coperte e si occupava benevolmente, ma fermamente di lui, l’intera giornata.

“L’ultima volta che mi hanno incontrato me l’hanno suonate, m’hanno picchiato con violenza e ho subito una lesione alle costole del fianco sinistro, ma stavolta gli do io un fracco di legnate! Sono messo meglio io. C’è poco da fare, cavolo! Che legnate gli darò! Mi sforzerò e farò grandi cose, di sicuro! Farò la mia parte. Potenzierò e amplierò i poteri del mio governo speciale ed estenderò i provvedimenti. Istituirò una commissione apposita, per condannare le persone pericolose.”

Aveva un’aria beata e durante i pasti contemplava il cibo che andava inghiottendo. La coda alla vaccinara il suo piatto preferito.

“Nel fare i tagli lineari assomiglio a un chirurgo che ha cuore da leone e mani da donna”.

Che dire? Mago, alchimista e prestigiatore, Mariano è l’artista dei giochi di prestigio, ha acquisito fama globale, riconosciuta dall’Economist. I trucchi che inventa con le cartelle esattoriali ingannano gli occhi e sbalordiscono la mente. Da intrattenitore, è maestro di sapienza occulta e inaccessibile, ma di nascosto fa il cabalista e l’armaiolo. Ha escogitato sistemi mai utilizzati prima di codificazione e crittografia. Una sorta di stregone che dichiara di padroneggiare l’escapologia, l’arte della fuga.

Quando fece lo sciopero della magia fu imprigionato per il suo astenersi insolente dal generare meraviglie su richiesta.

Matteo produce polvere da sparo estratta dal salnitro. Più volte accusato di derisione, a spese del cristianesimo, ha rischiato la tortura e l’impiccagione. Io so ridere senza sottintesi e a cuore aperto, il mio riso libera l’ottimismo. Ho uno spontaneo senso di umorismo. Avrei voluto entrare in marina, ma l’Accademia Navale quell’anno sospese gli arruolamenti e mi dovetti accontentare dell’Esercito. Furono anni difficili, ma allievo zelantissimo, dall’austero senso del dovere e con alte doti di comando succhiavo sangue e denaro. Dicono che solo una pallottola d’oro possa uccidermi. Volevo sposare la figlia di un grosso industriale che si oppose al suo matrimonio. L’unica vera donna della mia vita.

Silvio ricordava quando da tirocinante si occupava più delle infermiere che di acquisire conoscenze pratiche. Faceva come i comunisti e per vincere il freddo saltabeccava velocemente: un paio di salti qua e tre flessioni sulle gambe là. Mariano molto determinato non si accontentò di essere liquidato con quattro parole. Accettò il nuovo ambiente e la nuova situazione con grande tranquillità. I suoi timori sulla stupidità e l’incompetenza ricominciarono ad assalirlo. Assorbito dal suo problema e in tutta la sua disperazione lo lasciò blaterare, mentre l’osservava con la coda dell’occhio. Ci fu una raffica ininterrotta di fucileria e un lontano urrà. Silvio, gli occhi diventati enormi e la bocca un po’ aperta, scappò inseguito dalle detonazioni dei moschetti. Dalla nebbia uscì un uomo che andò verso di lui. Sembrava, sorretto da un fil di ferro, alzatosi dal letto per accorrere a spegnere un incendio. Gesticolava e urlava. La voce stridula e isterica. Aveva tre dita storte. All’improvviso una mano pesante e triste gli si posò sulla spalla. “E’ la tua ultima battaglia, vecchio mio”, gli disse cupamente. Alzò la mano in un gesto profetico facendo ruotare in alto l’indice e il medio e se ne andò.

Mariano, il cui riso aveva sempre un tono di sarcasmo e svelava delusioni e ambizioni represse, chiuse la bocca: se continuava a parlare minacciava che parole crudeli gli potessero sfuggire.

“Vi sembrerà strano, ma non ho pianificato nulla, né concordato uno schema per decidere cosa dovrei o non dovrei fare. L’idea di mangiare secondo i capricci altrui e cose non corrispondenti alle mie scelte quotidiane mi atterrisce. Quando la politica ha bussato alla mia porta non ho opposto resistenza alcuna. Penso sempre per immagini e mi esprimo attraverso le immagini. Ho riempito i posti chiave di miei uomini a cui ho assegnato funzioni politiche di primo piano. Dicono che ho intelligenza notevole e grande capacità di afferrare problemi complessi e difficili. E’ Matteo moralmente insensibile: se qualcuno l’offende è capace di una vendetta dura e cinica. Chi mi detesta e disprezza mi rimprovera la carriera rapida e l’austera fermezza.

Gli occhi gli scintillavano di entusiasmo. Una catena da orologio gli pendeva sui calzoni. Ho mostrato capacità col mio governo di gestire le gravissime difficoltà economiche e sociali del paese”.

“Che piacere rivederti! Come sei cambiato!” disse Scarola il canzonettista del “Quisisana” prima di intonare Giovinezza.

Ammirano il mio modo conciso e realistico di parlare, differente dall’esprimersi generico, confuso e incerto. Incapace di dissimulare e frenare la sua insofferenza, sbuffò e sbarrò furibondo gli occhi sfavillanti d’ira. Gli volsero un’occhiata imperativa.

I miei sortilegi hanno il fine di trovare tesori nascosti. Sappiate che i virus come pirati catturano alcune molecole dell’immunità, arrivando a sovvertire e controllare le nostre difese. Sono e saranno una minaccia onnipresente. I vaccini hanno cambiato la vita dell’uomo sul pianeta e permettono di sconfiggere molte malattie e mettere fine a epidemie disastrose. L’accusavano di abusare di parole e di cose sacre e dopo questa lamentazione temeva l’arresto e l’inviao al confino. Marione che di notte aveva paura disse di tenere d’occhio l’amministratore, il conciatore, di metterlo sotto sorveglianza e vigilare, temeva atti estremi contro la sua persona.

Silvio, da parecchi giorni scomparso, fece sorgere sinistri sospetti. Una mattina uscì a cavallo per recarsi in città e rientrare prima del calar della sera, ma tre ore dopo la partenza il cavallo, ferito e coperto di fango, era ritornato senza di lui. La domenica di buon mattino si mossero a cercarlo. Dove era finito? Si sparse la voce che gli incappucciati l’avessero impallinato in piedi, davanti alla portiera dell’auto. Gli spararono a salve diversi colpi d’arma da fuoco in faccia. I mandanti gente ben inserita nei circoli di potere.


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