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Chi ha paura di Philip Roth?

In Italia spariscono dalle librerie le opere di Philip Roth. In attesa che Adelphi le ripubblichi...

di Alessandra Calanchi - mercoledì 11 febbraio 2026 - 396 letture

Anni fa (non ricordo con precisione quando) entrai nel mio studio all’università di Urbino, dove insegnavo letteratura americana, e trovai sulla scrivania una busta proveniente da Stoccolma. Con curiosità e stupore l’aprii: proveniva dal comitato per l’assegnazione del premio Nobel alla letteratura. Scoprii in quell’istante che ogni anno molti atenei in tutto il mondo ricevevano lettere del genere, poiché a turno i vari professori di diverse letterature potevano partecipare alla designazione del vincitore. Non avevo dubbi: mi ero occupata di letteratura ebraico-americana, avevo scritto un libro su Delmore Schwartz (il poeta a cui Saul Bellow, premio Nobel 1976, dedicò Il dono di Humboldt), e amavo Philip Roth, che da anni era tra i favoriti.

Passai i due giorni successivi a redigere con cura la motivazione: serviva una vera e propria relazione, non bastava mettere crocette o punteggi. Purtroppo, non ne tenni copia.

Quell’anno Roth non ebbe il Nobel, e nemmeno quelli successivi.

Poi morì.

Oggi, la notizia relativa alla “scomparsa” dei suoi romanzi in edizione italiana dovuta – così pare – a una manovra imprecisa legata ai diritti tra due colossi editoriali italiani (Einaudi e Adelphi), mi ha gettata nello sgomento, sostanzialmente per due motivi.

Il primo è serio: non bastava la situazione drammatica in cui versa la Cultura nel nostro Paese, minacciata da accuse grottesche di “illiberalismo” da un lato e dallo stolido disinteresse dall’altra? Non bastavano le lobbies delle grosse catene di librai a soffocare la piccola editoria al Salone del libro di Torino? Non bastavano i volumi neofascisti al festival di Roma Più libri più liberi?

Evidentemente no.

Il secondo è ironico: possiedo tutti i testi di Roth, ma ahimè in inglese - quindi non potrò arricchirmi mettendo i volumi su e-bay dove pare stiano raggiungendo cifre da capogiro.

A parte gli scherzi. Spero che la situazione migliori, oppure che tutti i lettori che non conoscono Roth imparino in fretta l’inglese e recuperino quanto prima non dico Pastorale americana, da cui almeno è stato tratto un film, ma opere molto più utili per quegli italiani che ancora non hanno ben chiaro il pericolo del fascismo e i risvolti politici di un’epidemia: parlo rispettivamente di A Plot against America e Mimesis.

Quanto alle case editrici in oggetto, mi auguro che risolveranno quanto prima i loro problemi, perché vedere sul mercato solo Portnoy (da qualche lettore superficiale ritenuto pornografico, e per giunta mutilato di un pezzo importante del titolo) mi dà una tristezza infinita. Come mi ricordava proprio oggi l’amico Angelo Guida (ottimo traduttore di America! America! del sopra citato Schwartz), il Portnoy mutilato non tiene conto del background ebraico, per cui le “lamentazioni” (vedasi Geremia), come le lacrime (“la porta delle lacrime”) sono mezzi di accesso a Dio. Ne parla – in Qabbalah. Nuove prospettive, edito dallo stesso Adelphi – Moshe Idel nel paragrafo IV del capitolo 8, “Pianto teurgico”, dove leggiamo: “Il Signore Dio delle schiere inviterà al pianto e al lamento […] la mia anima piangerà in segreto”.


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