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Chi era Stefano D’Arrigo?

L’Officina dell’Orca. Tre giorni per vivere i luoghi dell’Horcynus Orca dello scrittore Stefano D’Arrigo, originario di Alì Terme (Me)
di Piero Buscemi - mercoledì 17 aprile 2019 - 1521 letture

Certe attenzioni si danno per scontate, come se fossero le logiche conseguenze di un senso di appartenenza che ci lega al territorio dove siamo nati e vissuti. I luoghi, i momenti e i personaggi che hanno calpestato e respirato le atmosfere, le strade, le spiagge, il mare. Tutti uniti sotto lo stesso tetto storico, tra passato e presente, provando a trovare quel punto di incontro che ci salderà per sempre al territorio. O che ci dovrebbe legare.

La realtà, come abbiamo avuto modo di riscontrare in altre occasioni, corrisponde del tutto all’ideale che ognuno si fa del proprio rapporto con la terra alla quale si crede di appartenere, già solo per una coincidenza anagrafica. Non sempre tutti gli elementi collimano in un unico sguardo del mondo che ci circonda che, sarà obbligatoriamente, anche il punto di partenza per il nostro futuro.

Considerazioni che ci siamo ritrovati a discutere durante la tre giorni dedicata allo scrittore Stefano D’Arrigo, nella sua cittadina di nascita, Alì Terme, nella provincia jonica di Messina. L’evento, voluto ed organizzato da Fulvia Toscano, direttrice artistica della rassegna letteraria Naxoslegge, che si tiene ogni anno a Giardini Naxos e che nel mese di settembre, inaugurerà la nona edizione, ha coinvolto, nelle giornate dal 12 al 14 aprile, Marinella Fiume, Clelia Lombardo, Milena Romeo, Alberto Samonà, Massimo Barilla e Vincenzo Tripodo, provenienti da diverse realtà artistiche e con il compito di realizzare una testimonianza scritta, dopo tre giorni di contatto diretto con i luoghi, le parole e gli aneddoti del più enigmatico scrittore siciliano, quale è stato Stefano D’Arrigo. Le riflessioni che questi intellettuali metteranno su carta, saranno raccolte in un libro.

Ma chi era Stefano D’Arrigo? Una domanda che ha riscontrato poche risposte certe. Abbiamo avuto modo di constatare, con qualche breve intervista rivolta agli abitanti lungo gran parte della riviera jonica, come solo la familiarità del cognome a questi territori ha forzato l’immaginazione degli intervistati per provare a collegarlo col proprio quotidiano. Qualcuno ha pure ipotizzato che parlassimo di Angelo D’Arrigo, il deltaplanista catanese, scomparso tragicamente nel 2006.

Certo D’Arrigo, lo scrittore intendiamo, ci ha messo del suo per essere dimenticato anche nelle sue terre d’origine. Scrivere un libro di 1257 pagine, usare un linguaggio innovativo, ricco di neologismi estrosi e raffinati, dedicarci quasi un ventennio della propria vita fino alla stesura finale del 1975 e, come se non bastasse, intitolare il libro Horcynus Orca, non ha agevolato i posteri. Preferiamo utilizzare l’ironia per giustificare questa latitanza culturale diffusa.

A poche settimane dalla celebrazione dei 27 anni dalla sua morte, avvenuta il 2 maggio 1992, mentre la società italiana ha da tempo abbandonato la passione per la lettura di libri, con picchi disarmanti che in Sicilia raggiungono livelli dei quali non andare fieri, pensare di coinvolgere le nuove generazioni in un’impresa così impegnativa, quale appunto la lettura del libro fiume di D’Arrigo, è pretenzioso se non, addirittura, folle. Ammettiamo pure che, neanche tra i lettori contemporanei allo scrittore, si possono registrare numeri significativi tra coloro che siano riusciti a giungere alla fine della storia.

Negli anni, molti artisti ed associazioni culturali hanno estrapolato degli spezzoni da Horcynus Orca per intavolare dibattiti o ricavarne spunti per rappresentazioni teatrali o reading in ambienti scolastici. Un tentativo coraggioso per solleticare la curiosità di coloro che non hanno neanche mai sfiorato il fenomeno letterario darrighiano. L’iniziativa che ci ha visto coinvolti in questa tre giorni dedicata allo scrittore, rientra proprio nel desiderio dei suoi organizzatori di ricordare un’opera che, in ogni caso, ha rappresentato un caso letterario. Basterebbe pensare al periodo storico-politico della sua prima edizione e, sicuramente, all’intraprendenza di una casa editrice, quale la Mondadori, di puntare su un’opera biblica che, neanche in quegli anni, dava alcuna garanzia di riscontro del pubblico più predisposto alla lettura.

La tre giorni, inoltre, ci ha consentito di esplorare quegli ambienti di ispirazione della narrazione di D’Arrigo e della sua epica opera letteraria. Il paragone immaginario tra la natura selvaggia e incontaminata descritta nel suo libro, da confrontare a quello che sarà un vero saccheggio edilizio dello Stretto di Messina e dei paesi che vi si affacciano, sia in Sicilia che in Calabria. Rimarrà indimenticabile l’uscita in barca dell’ultimo giorno, in visita ai faraglioni e agli anfratti a ridosso del Capo Alì che, come abbiamo in diverse occasioni testimoniato, è spesso protagonista di crolli ed interruzioni della viabilità della statale 114 che collega i paesi della riviera jonica al capoluogo peloritano.

Non accenneremo nessun altro elemento riguardante la biografia dello scrittore, né della sua attività di critico d’arte, lasciando ai lettori lo stimolo, almeno speriamo, di approfondire queste notizie. Vogliamo piuttosto chiudere, prendendo a prestito la provocazione che ha caratterizzato l’intervento del regista messinese, Vincenzo Tripodo, durante la prima giornata di dibattito presso il Circolo di Cultura di Ali Terme. Se, a cento anni dalla nascita dello scrittore, che si celebrerà il prossimo 15 ottobre, abbiamo potuto verificare l’oblio nazionale nel quale è stata racchiusa la sua opera, quale rapporto c’è oggi, tra gli abitanti del suo paese natio e questo artista che è riuscito, con una dedizione maniacale durata quasi un ventennio, a consegnarci una storia epica che fu accostata all’Odissea di Omero o all’Ulisse di James Joyce?

In attesa di un’accettabile e plausibile risposta, offriamo ai lettori una carrellata di immagini dei luoghi visitati, grazie alla gita in barca offerta dall’organizzazione.

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Il Castelllo di Fiumedinisi visto dalla spiaggia di Alì Terme
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L’antico stabilimento delle Terme Granata Cassibile
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Località balneare detta I Bagni
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Galleria ferroviara con Torre Saracena
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Tipico faraglione a ridosso del Capo Alì
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Il regista Vincenzo Tripodo


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