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Che cosa è il "quantitative easing"?

Cerchiamo di spiegare questo termine economico destinato a diventare altrettanto popolare quanto lo "spread"
di Emanuele G. - martedì 17 febbraio 2015 - 1629 letture

Il "quantitative easing" (acronimo: QE) è una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte di una banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico.

La banca centrale - in caso di ricordo al QE - acquista, per una predeterminata e annunciata quantità di denaro, attività finanziarie dalle banche del sistema (azioni o titoli, anche tossici), con effetti positivi sulla struttura di bilancio di queste ultime. Per convenzione, invece, il controllo della base monetaria avviene con la vendita o acquisto di titoli governativi, in apposite aste.

Una banca centrale può ricorrere al QE per il salvataggio di un istituto di credito, per eliminare dal mercato e dai bilanci delle banche "titoli tossici" con elevati gradi di rischio o con bassa remunerazione, per fornire liquidità al sistema quando le banche non prestando denaro a famiglie e imprese queste ultime subiscono una stretta creditizia. È da sottolineare il fatto che il sistema delle banche è un sottosistema economico, e fornire liquidità alle banche non significa fornirla al sistema economico in generale (imprese, famiglie, ecc.), in quanto le banche potrebbero scegliere "motu proprio" di non utilizzare la liquidità, ma di depositarla invece presso la banca centrale stessa e godere di un tasso di interesse molto poco remunerativo, ma privo di rischi. L’intervento della Banca centrale può essere diretto anche all’acquisto di titoli di stato con l’obiettivo di ridurre i costi di indebitamento dello stato. L’intervento sul mercato dei titoli dovrebbe provocare, di conseguenza, un rialzo della domanda e quindi un incremento del prezzo, con conseguente riduzione del rendimento. Se il rendimento dei titoli pubblici è agganciato a quello dei tassi d’interesse bancari (come negli USA per i Treasury bond a lunga scadenza), provoca un abbassamento anche di questi ultimi.

Questa politica monetaria molto pervasiva, e caratterizzata da possibili effetti collaterali (vedasi iperinflazione), è stata utilizzata dalla Banca del Giappone (la banca centrale giapponese) per contrastare la deflazione che colpì il paese nipponico nel corso degli ultimi decenni. Lo ha fatto anche di recente quando ha annunciato di voler incrementare il suo programma di acquisto di titoli di 1,4 trilioni di dollari in due anni. La banca spera con ciò di far passare il Paese da una situazione di deflazione ad una d’inflazione. L’ammontare degli acquisti è così ampio che ci si attende di dover raddoppiare la fornitura di moneta. Questa politica va sotto il nome di "Abenomics", un neologismo composto dal termine inglese "economics" e dal cognome dell’attuale Primo Ministro giapponese, Shinzō Abe.

Nel corso gli anni 2000 - durante la crisi finanziaria e la successiva crisi economica mondiale - la Federal Reserve, la Bank of England e la Banca centrale europea hanno fatto ricorso a tale politica.

La BCE, è bene rimarcarlo, al fine di perseguire il suo primario obiettivo statutario - stabilità dei prezzi e tasso di inflazione non superiore al 2% - inizialmente decise di non ricorrere a operazioni di QE limitandosi ad acquisti minimi di attività finanziarie (soprattutto bond), sostenuti mediante aste di liquidità e non attraverso l’emissione di nuova moneta.

Tuttavia, circa quattro anni fa, anche la BCE ha iniziato a effettuare operazioni di rifinanziamento a lungo termine, cosiddette "LTRO", in due aste, aperte alle banche commerciali per un totale di circa mille miliardi di euro. A differenza però del QE vero e proprio, la moneta creata dal nulla per i "LTRO" ha una scadenza equivalente a massimo tre anni. Questo perché le operazioni di rifinanziamento rese disponibili alle banche contemplano la restituzione dei prestiti, e la conseguente diminuzione delle dimensioni del bilancio della BCE.

Per il persistere però di condizioni di stagnazione, a ciò aggiungasi il rischio di deflazione, nel corso del 2014 la BCE ha considerato con sempre maggiore forza la possibilità di iniettare liquidità netta, e non più "sterilizzata", nel circuito economico europeo. Questo dapprima si è verificato con l’implementazione - decisa a giugno 2014 - di un piano di "TLTRO" ("targeted LTRO"). Cioé un finanziamento bancario a lungo termine questa volta finalizzato (quindi "targeted") al supporto creditizio di imprese del settore non finanziario (dell’"economia reale"), i cui risultati sono però stati minori delle attese.

A questo punto, stante il persistere della stretta creditizia e l’esaurimento delle politiche monetarie convenzionali (ossia abbassamento dei tassi di interesse allo zero, tasso di interesse negativo per i depositi presso la stessa BCE), è stato considerato con sempre maggior consenso la decisione di un vero QE nell’eurozona. Misura che è già in fase di attuazione in base a dichiarazioni ufficiali rese dal Governatore della BCE Mario Draghi.

Appendice

Per maggiori informazioni riguardo il QE si consiglia, altresì, la lettura di un articolo a firma di Morya Longo e Isabella Bufacchi pubblicato il 22 gennaio del 2015 sul sito del Sole 24 Ore:

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