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Chantecler, il dramma di Edmond Rostand in scena allo stabile di Catania

Audace ed originale, questa prima messinscena italiana di Chantecler, dramma allegorico dal testo tanto innovativo quanto prolisso e greve, nonostante la libera e fantasiosa rielaborazione di Enzo Moscato, che lo ha reso più colloquiale e dinamico.
di Liliana Rosano - mercoledì 2 maggio 2007 - 4802 letture

Audace ed originale, questa prima messinscena italiana di Chantecler, dramma allegorico dal testo tanto innovativo quanto prolisso e greve, nonostante la libera e fantasiosa rielaborazione di Enzo Moscato, che lo ha reso più colloquiale e dinamico. La soggiogante peculiarità di questa saga in versi in quattro atti, nella quale gli interpreti si calano in personaggi che sono pennuti, risiede nel serrato confronto fra l’istinto animale primario, che si struttura in un’organizzazione gerarchica e composita ed i componenti umani che direttamente da quell’istinto derivano.

L’impegno di oltre 25 interpreti, tra cui Paolo Bontempo nel ruolo di Chantecler, Carla Cassola, Ernesto Lama e Imma Villa, si concentra non solo sul recitato, ma ancor più sulle movenze e suoni degli uccelli, dando vita ad un’ impostazione corale suggestiva, ironica e lirica, ricca di citazioni e suggestioni visive. La svariata illuminotecnica della scenografia (Andrea Taddei), la policromia e la ricercatezza dei costumi (affidati a Silvia Polidori), le bizzarre maschere zoomorfe, le musiche di Enzo Gragnagniello, suonate da cinquemusicisti dal vivo (Maurizio Burzillà, Valerio Fassari Josè Mobilia, Giancarlo Scarvaglieri, Stefano Zorzanello.) creano un’esplosiva vitalità teatrale e danno sfogo a questo bestiario ludico ed imprevedibile, che è anche una meditazione sulla natura umana, le differenze sociali, la possibilità di ritrovare la poesia della vita.

Ma il dubbio è che questa spettacolarizzazione sia fine a se stessa, che, a causa della prolissità ed eccessiva lunghezza del testo, in un ritmo poco serrato dei dialoghi, la fruibilità sia minima, e il pubblico non riesce ad entrare in un testo comunque difficile che poco si presta a questa riduzione drammaturgia. Portare in scena gli animali ha sempre avuto, da Aristofane in poi, uno strumento per rappresentare sulla scena, vizi e manie della società e, ancor più in Chantecler, un intento moralista: dall’animale possiamo, dobbiamo imparare, se desideriamo coltivare la sobrietà, la moderazione, l’arte della civiltà, della pacifica convivenza comune. Il pericolo che corriamo altrimenti è quello di immaginare, come Chantecler, che il sole illumini la volta celeste solo perché il nostro chicchirichì e più forte e più potente di quello di tutti gli altri gallo del pollaio.


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Chantecler, il dramma di Edmond Rostand in scena allo stabile di Catania
14 maggio 2007, di : donna

Spettacolo molto gradevole, anche se i dialoghi si potevano comprendere con fatica; bravissimi e lodevoli gli interpreti che hanno saputo rendere reale l’interpretazione e le movenze riferite agli animali che rappresetavano. Di pregio la scelta dei costumi, posso dire che è stato fra gli spegttacoli più belli della stagione.
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