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Ceuta, la Spagna e "le malheur"

Nemici sono coloro che, anziché favorire il dialogo costruttivo fra le differenze, le neutralizzano per poter dominare su una umanità disumanizzata.

di Salvatore A. Bravo - sabato 8 agosto 2026 - 285 letture

Sulla questione di Ceuta si ripetono illazioni di ogni genere. Si ipotizza che il tentativo di invasione sia stato un avviso al Governo spagnolo che non ha sostenuto, fortunatamente, Israele nel genocidio palestinese e poiché Marocco e Israele sono alleati, Tel Aviv ha colto l’occasione per favorire lo sfondamento a Ceuta con il consenso marocchino per “punire la Spagna”. Si può comunque scegliere di interpretare l’evento secondo una diversa prospettiva. I servizi di intelligence militari spagnoli (Cifas) avevano avvisato il governo di Madrid dello sfondamento dei clandestini a Ceuta, ma il Ministero dell’interno spagnolo smentisce l’alert, mentre altre fonti governative confermano la segnalazione. Come è possibile che circa 70000 uomini si spostino verso Ceuta nel medesimo giorno senza che non vi siano stati segnalati movimenti anomali nei giorni precedenti?

La responsabile della comunicazione del Dipartimento spagnolo per la sicurezza (Dsn) su un post del 31 luglio 2026 ha segnalato l’ingresso-pressione anomala di 49000 migranti. La funzionaria è stata licenziata e il post è stato rimosso. Il post denunciava la pressione sui confini, la presenza di corpi in mare, ma specialmente il report riportava come la sentenza del Tribunale supremo spagnolo secondo cui, i migranti individuati in mare non possono essere respinti, abbia favorito “l’invasione di Ceuta”. La Spagna ad oggi ha circa il 15% di migranti regolari, 7 milioni circa su una popolazione di 49 milioni di abitanti.

Negli ultimi dieci anni anche 325000 italiani si sono trasferiti in Spagna “patria del laicismo senza frontiere”. Gli afflussi principali provengono dal Marocco, dalla Colombia e dal Venezuela. La Spagna è decima nella graduatoria mondiale per numero di migranti e si avvia a scalare altre posizioni. Gli immigrati in posizione irregolare sono circa 850000. I numeri sono impietosi. La fertilità delle donne spagnole è bassissima, 1,19 figli per donna, per cui la Spagna è sotto la soglia di sostituzione. Con questi numeri e con la sentenza del Tribunale supremo di Spagna i fatti di Ceuta assumono una diversa valenza.

L’alert sottovalutato e il licenziamento della funzionaria “colpevole di denunciare la verità” sono il sintomo di una chiara progettualità dei Governi spagnoli. In Spagna si può ipotizzare, come in Italia, si sta sperimentando la parziale sostituzione della popolazione. La cultura classica ci insegna che l’integrazione è possibile con numeri razionali che consentono di accogliere e integrare, ma sui grandi numeri prevale solo il senso di minaccia sui residenti acuito dalla pressione sui servizi sociali. La denatalità in Spagna è un dato di fatto. Nel 2025 in Spagna si sono registrate 321.164 nascite e 446.982 decessi. La differenza tra nati e morti negativo di circa -122.167 unità per il nono anno consecutivo. Tali numeri ci fanno comprendere e supporre che la sottovalutazione dei “segnali” sull’ingresso dei migranti a Ceuta ha ragioni profonde. La Spagna è in piena denatalità.

Il nichilismo e l’edonismo sono il fondamento del capitalismo senza limiti. Gli spagnoli, non sono più uomini o donne, come tutti gli europei e gli occidentali, ma consumatori. Essi devono “consumare affinché il mercato possa trionfare”. Non c’è spazio per la famiglia e per la progettualità affettiva, per cui in Spagna si sperimenta, come in Italia, la trasformazione accelerata di un grande stato cattolico in un mercato, nel quale la libertà è solo “atomistica delle solitudini”.

La Spagna si depopola e i lavoratori spagnoli sono sostituiti dai più prolifici e disponibili lavoratori migranti. Questi ultimi rappresentano un immenso esercito di riserva di lavoratori. I migranti sono un ottimo mezzo per contenere i diritti dei salariati, come Marx ci ha insegnato. In Spagna l’oligarchia woke sperimenta l’affermarsi dell’uomo nuovo europeo. Con il 15% di migranti e con il collasso demografico si può supporre che in futuro la Spagna sarà uno stato senza identità. I migranti servono, pertanto si favoriscono gli ingressi. Il Governo Sanchez ha regolarizzato un milione di migranti e questo è un incentivo a nuovi ingressi. Il governo aveva previsto la regolarizzazione di mezzo milione di migranti, invece le domande hanno superato il milione. Il sospetto è che il governo sapesse che i richiedenti la regolarizzazione sarebbero stati un numero maggiore di quanto aveva annunciato. Si procede a “piccoli passi incalzanti” per le grandi trasformazioni.

L’uomo senza identità è l’obiettivo finale. Uomini e donne privi di identità sono maggiormente disponibili ad essere sostituiti in modo massiccio, in quanto il contatto con la propria terra, lingua e religione gradualmente evapora fino a diventare folklore da offrire sul mercato del turismo. Senza radicamento si è disponibili a migrare, in quanto la comunità non è progetto di vita ma “un’esperienza turistica” senza impegno e senza passione. Ci si libera di essa come ci si cambia d’abito, pertanto se il mercato esige migrazioni e spostamenti, si è sempre disponibili. La Spagna è dunque un esperimento, attraverso di essa possiamo intravedere l’Europa del futuro. Le classi dirigenti europee pur di sopravvivere e di conservare i loro privilegi obbediscono ai detentori del potere reale e consentono il tramonto delle patrie europee e ciò è terrificante.

L’Europa sarà solo flatus vocis, in essa le identità patrie si assottigliano gradualmente e sempre più velocemente fino a scomparire, per cui il mercato coinciderà perfettamente con la popolazione. La polemica tra il Governo spagnolo e il Governo italiano sulla sospensione del trattato di Schengen sono ottimi mezzi per distrarre gli elettori dai reali problemi e consente al Governo Sanchez e al Governo Meloni di “concedersi una momentanea identità politica”. I Governi nazionali di destra o di sinistra sono gli esecutori degli ordini e degli imperativi delle multinazionali e delle banche. Ci ripetono in Italia “Lo vuole il mercato!”, come se il mercato fosse una divinità planata nella storia e a cui si deve obbedire sempre e comunque.

Il progetto di cancellazione delle culture europee è in una fase molto avanzata. Le variabili restano tante. I migranti di cultura musulmana non è detto che si lascino laicizzare. Il numero altissimo di musulmani non consente l’integrazione reale, questa è possibile solo su numeri moderatissimi, infatti grazie ai grandi numeri tendono a chiudersi in spazi sempre più ampi dove vivono le loro tradizioni.

Anche i popoli europei dinanzi all’avanzare del “niente” potrebbero ridisporsi verso la storia e la loro cultura. Aver un’identità è la condizione per il dialogo e per lo sviluppo armonico delle personalità, poiché l’identità culturale del singolo è comunitaria ed è speculare alla natura sociale dell’essere umano. Senza comunità le personalità sono mutile dei processi evolutivi, poichè non ci si confronta con un modello culturale, in cui sono sedimentate la storia e l’esperienza di un popolo. L’identità che sfocia in nazionalismo è patologia del sano senso di appartenenza ad una storia, la quale è sempre relazione fra identità.

Il dato inaggirabile contro cui bisogna lottare politicamente è il superamento della cultura woke che con gradualità differenti è il sostrato che rende interscambiabili destra e sinistra. La cultura woke ha in odio le differenze identitarie e lavora per l’omologazione mediante i flussi migratori di massa. Le ragioni strutturali si saldano con cause sovrastrutturali.

Gli intellettuali esaltano i migranti, in quanto sono essi stessi privi di identità. L’analisi di Costanzo Preve è ancora validissima. Le classi dirigenti e gli accademici sono per la migrazione senza limiti, perché sono “ essi stessi senza identità, sono atei devoti al nichilismo”, in quanto non hanno contenuti e hanno perso il senso del bene e del male.

Per gli intellettuali di “stato” la libertà è la fuga dall’identità patria, di genere, etica, linguistica e anagrafica, per cui sono i migliori servitori del capitalismo senza frontiere:

“È questa la ragione per cui hanno scoperto la figura del Migrante come nuova figura mimetica per nascondere la loro propria miseria. Essendo del tutto privi d’identità, non deve stupire il fatto che esaltino come massimo valore positivo la mancanza di identità. Il marxismo è una semplice utopia totalitaria, da gettare nella pattumiera della storia. La classe operaia, su cui avevano scommesso tanto, è un insieme di leghisti volgari. Le nazioni non esistono, ma sono soltanto delle “comunità immaginarie” artificiali. I sessi non esistono più, ma ci sono soltanto più gli “omo” e gli “etero”. Non c’è più nulla di stabile. Difendere la lingua italiana è sospettato di mussolinismo, per cui nessuno protesta più se invece di dire Giorno delle Elezioni gli imbecilli dicono Election Day (e chi parla è un signore che conosce bene l’inglese ed ha insegnato per un anno inglese nelle scuole secondarie superiori). E allora il migrante diventa il loro nuovo idolo, perché gli si attribuisce (erroneamente) una sorta di tendenza spontanea al “meticciato”, al multiculturalismo. In altre parole, il migrante ha sostituito il contadino povero (neorealismo cinematografico degli anni quaranta e cinquanta) e l’operaio-massa fordista incazzato (estremismo mimetico sessantottino). Costoro, non avendo nessuna identità, e facendo anzi l’apologia filosofica della non-identità (secondo la catena concettuale storicismo-relativismo-nichilismo, ben messa in luce dal filosofo tedesco Joseph Ratzinger), hanno scoperto nel migrante la nuova figura religiosa con cui possono finalmente sfogare il loro odio verso il popolo (accusato di populismo). I migranti veri sono ovviamente un’altra cosa. In particolare quelli musulmani (ma anche in subordine i romeni ortodossi ed i filippini cattolici) vengono da identità culturali in cui c’è ancora un fortissimo senso del lavoro e della solidarietà familiare. Il regno di Pannella e della Bonino gli è estraneo. Ed è per questo che il ceto di una certa Kual Cultura si è costruito un’immagine di migrante meticciato che ovviamente non esiste assolutamente nella realtà” [1].

Costanzo Preve ha colto il dramma spagnolo, ed europeo, in quanto le classi woke hanno un’immagine del migrante non rispondente a realtà. Disprezzano i contestatori dei processi migratori, e dunque i popoli, in quanto vivono in un bozzolo di privilegi e lontani dalla calca migratoria, per cui non sono consapevoli del fatto che i migranti che giungono in Europa hanno una forte identità e si inseriscono in un contesto informe, pertanto il futuro potrebbe riservarci sorprese e non è detto che siano buone. I migranti stanno mostrando in Europa un netto rifiuto al meticciato e le conseguenze si possono immaginare.

Il multiculturalismo è il cavallo di Troia con cui annichilire l’Europa delle patrie ed eternizzare il dominio americano:

“Personalmente, aggiungo qui la mia formulazione, che è leggermente diversa: lo stato nazionale è un prodotto storico degli ultimi secoli, ma non è affatto una “comunità immaginaria”, quanto una evoluzione moderna della etnogenesi delle precedenti identità già esistenti; non è ovviamente, in quanto prodotto storico, un dato intangibile ed immodificabile, e può e deve essere migliorato con una maggiore valorizzazione delle identità locali e con un maggiore accoglimento degli emigrati (senza nessun meticciato, culto del migrante, e soprattutto senza nessuno stupido “multiculturalismo”, cavallo di Troia della omologazione americanizzante del mondo); e tuttavia, cosi com’è, lo stato nazionale è pur sempre meglio non solo del culto delle cosiddette “piccole patrie”, ma anche e soprattutto di unificazioni neoliberali come l’attuale Eurolandia asservita agli USA sul piano geopolitico ed al capitale finanziario transnazionale sul piano economico e sociale. La formulazione è forse un po’ lunga ma in questo modo il lettore non farà confusione. Chi vuole oggi la statalizzazione delle piccole patrie, lo svuotamento del vecchio stato nazionale (considerato “obsoleto”), la diffamazione del concetto di nazione come “comunità immaginaria”, l’uso scissionista delle etnie contro le nazioni, eccetera? Non è difficile rispondere. Ci aiuta a farlo lo studioso francese di geopolitica François Thual (cfr. Il mondo fatto a pezzi, Edizioni del Veltro, Parma 2008). Chi vuole oggi che il mondo sia ulteriormente “fatto a pezzi”, in modo che al posto di duecento stati se ne abbiano duemila, più piccoli e deboli, e quindi più controllabili economicamente e militarmente? Ma è evidente! L’impero USA lo vuole, perché con due stati indipendenti tibetano ed uiguro potrebbe minacciare la Cina con basi missilistiche nuove come può fare oggi con la Russia con basi missilistiche in Polonia e Repubblica Ceca! Ci aveva già provato con la Cecenia, ma per fortuna la Russia ha reagito in tempo. Ci è riuscita con il Kosovo, trasformato oggi in ministato razzista albanese ed in centro mafioso di droga e di tratta della prostituzione. Se la Turchia cominciasse ad avere una politica indipendente dagli USA, gli USA scoprirebbero immediatamente che i curdi, fino ad un attimo prima “terroristi”, hanno assolutamente bisogno di uno stato nazionale indipendente da cui espellere dieci milioni di turchi” [2].

“Il diavolo fa le pentole ma non fa i coperchi”, pertanto il progetto woke che ora ci sembra invincibile potrebbe essere travolto dalle forze che esso stesso ha scatenato. In questo contesto è fondamentale elaborare alternative al sistema vigente. Le alternative devono porsi in continuità materiale con la storia dei popoli e con l’attuale contesto geopolitico. Soluzioni astratte non possono che favorire derive fondamentaliste, in quanto incapaci di comunicare con i popoli e di rispondere ai reali problemi.

Uomini e donne di buona volontà possono contribuire alla ricostruzione del futuro europeo. Se ciò non sarà sull’Europa potrebbe cadere “le malheur”, la sventura, in quanto popoli senza identità non hanno le energie interiori per resistere ai manipolatori che agiscono per il trionfo del mercato e per la fine della civiltà europea.

“Le malheur” ricadrà su di noi, se nulla sarà fatto per resistere alle forze devastatrici che già sono tra di noi. Il nemico, non è il migrante, egli è preso, come gli europei, in un ginepraio di interessi geopolitici. Nemici sono coloro che, anziché favorire il dialogo costruttivo fra le differenze, le neutralizzano per poter dominare su una umanità disumanizzata.

[1] L’integrazione impossibile in una identità europea che non c’è. Intervista al Prof. Costanzo Preve di Luigi Tedeschi - 24/10/2008, Arianna editrice.

[2] Ibidem.


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