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Certa d’un sollecito riscontro, l’Inter porge distinti saluti

Amara la vita, di questi tempi, per il popolo nerazzurro. Si è scritto tanto negli ultimi anni della crisi interista. Illazioni, dure critiche, commenti sarcastici...
di Antonello Consiglio - mercoledì 9 novembre 2005 - 6395 letture

Amara la vita, di questi tempi, per il popolo nerazzurro. Si è scritto tanto negli ultimi anni della crisi interista. Illazioni, dure critiche, commenti sarcastici.

Da buon appassionato (esente da qualsiasi fede, se non una spiccata simpatia per la formazione della propria città),voglio proprio esprimerlo un bel commento sull’operato del team milanese. Premetto di aver ascoltato parecchi pareri interisti.

Tanti, concordi nel focalizzare la penuria di risultati nel non possedere un’autorevole team manageriale; taluni nell’ipotizzare i soliti “complotti”in sede di “Palazzo”, tesi a favorire i rivali storici; in minor misura pure e vere disquisizioni tecniche. Ma andiamo a sviluppare il tutto.

Il primo pensiero non può prescindere dal fatto di come sia diventato oggi così deprimente discutere di calcio giocato, il più delle volte analizzato solo in secondo piano; la gente si sofferma subito sulle potenzialità dirigenziali di un team, pronta ad esaltare le qualità di un Luciano Moggi di turno, tanto abile nel gestire operazioni di calciomercato, quanto autorevole nel rappresentare la propria Società d’appartenenza in sede di “Palazzo”. Ma come dar torto ai più.

In un calcio avvelenato da doping, scommesse, passaporti fasulli, donazioni di “Rolex”alla stessa classe arbitrale, illeciti di bilancio, norme regolamentari federali prodotte ed applicate alla “viva il parroco”... (se volete continuare voi)..., come poter commentare tecnicamente il valore di una squadra e del proprio allenatore?

Noi ci proviamo lo stesso, spinti da un’incessabile (ingenua) testardaggine... Ed allora andiamo a commentare la suddetta tematica. Il pensiero va subito a Patron Moratti.

Sarebbe oltremodo ingrato puntare il dito su di un Presidente tanto appassionato (degno erede del papà) quanto sfortunato (e per sfortuna penso a: gravissimo infortunio a Ronaldo; serissima patologia cardiaca occorsa a Kanu; incredibile sconfitta contro la Lazio che costò lo scudetto; od ancora incredibile torto arbitrale in un “Juve - Inter “decisivo per la corsa allo scudetto, dove un SIGNOR ARBITRO DEL QUALE MI SFUGGE IL NOME - appunto perché signore- non decretò un intervento clamorosissimo di Juliano ai danni dell’allora Fenomeno in piena area di rigore, e nel ribaltamento di fronte si rivelò rigorosissimo nell’applicare il penalty per un dubbio fallo su Del Piero da parte di un difensore interista; e qui mi fermo), ma gli errori sono alquanto palesi.

Di seguito:

a) se è pur vero che Moratti ha avuto il merito di scoprire un grande talento come Recoba, amici interisti, spiegatemi pure voi (perché la motivazione ancora mi sfugge), il perché aver ceduto il miglior terzino sinistro del mondo (ovvero Roberto Carlos);

b) a proposito di Recoba: il talento uruguaiano è arrivato alla soglia dei 30 anni lasciando memoria di un importante stagione soltanto quella disputata a Venezia (in coppia con Maniero); e qui rifletto sul fatto che non solo non si è riusciti a sfruttare a dovere le enormi doti del “Chino”,ma è doveroso sottolineare le difficoltà di un ambiente a gestire i fuoriclasse, spesso e volentieri balzati alle cronache per bizze comportamentali (vedi Vieri o Ronaldo ), comunque pronti a muovere accuse alla gestione tecnica della squadra; e qui consentitemi, di rado ciò accade in casa Juve o Milan;

c) è doveroso evidenziare come un “capitano d’industria”, come Massimo Moratti, non sia stato capace di circondarsi di collaboratori tanto autorevoli quanto preparati da un pusto di vista squisitamente tecnico, tali da poter creare un vero e proprio ciclo gestionale (come non pensare alla sostanziosa successione di tecnici alla guida della squadra: e qui mi soffermo sull’allontanamento del tutto gratuito subito da Mister Gigi Simoni - al momento l’unico Mister della gestione Moratti ad aver vinto “qualcosa” - vedi alla voce Coppa Uefa);

d) dopo i primi anni di presidenza (dopo aver investito tantissimo) è oltremodo evidente una decisa volontà nel contenere i capitoli di spesa (forse spinti dalle tante delusioni). Ma con quali risultati? L’attuale allenatore (cui è stata concessa notevole fiducia), si è reso anch’egli protagonista di un’ inesistente disegno tecnico. Che mi si contesti il fatto di non aver dato anche il “Mancio”, un vero e proprio gioco alla squadra. Tutti pronti a puntare il dito sulle ultime deludenti prestazioni di Adriano. Come se la squadra fosse solo lui; pronto a disputare non so più quanti incontri consecutivamente (forse Mancini pensa di aver a disposizione un vero e proprio Terminator alle proprie dipendenze). La verità è che la rosa attuale lamenta vistose lacune nei vari reparti, risultando tra l’altro mal assemblata.

Manca Adriano e con chi lo sostituisci? Con il Jardinero? Manca Stankovic, e con chi lo sostituisci? Con Zanetti, Pizarro,Veron, Ze Maria, Kily Gonzales, Figo, Solari? Che nell’economia del gioco nerazzurro lo slavo sia essenziale è dir poco, come è pur vero che nell’attuale rosa non vi è alcun calciatore che possa prenderne il posto alla bisogna. Ancora. In un precedente articolo ponevo l’obbligo di rafforzare obbligatoriamente la difesa.

Bene. L’acquisto di Samuel mi sembra un pò pochino. Comunque, e qui terminiamo la requisitoria, che siate d’accordo o no, anche per quest’anno (purtroppo), l’Inter porge distinti saluti.


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> Certa d’un sollecito riscontro, l’Inter porge distinti saluti
9 novembre 2005, di : Val

Sono interista da anni e ho letto con interesse l’articolo di Antonello.

Chi credeva che mister "Mancio" avrebbe risolto i problemi della squadra? Io personalmente non l’ho mai pensato. Il motivo? Semplice, il problema non è lì. Ormai non conto più gli allenatori che si sono succeduti su quella bollente poltroncina. Tutti incapaci? Tutti incompetenti? No, non può essere.

La squadra non può essere colpevole, per una ragione: i giocatori cambiano tutti gli anni (o quasi) ad eccezione del monumentale Javier Zanetti. Arrivano fuoriclasse da mezzo (tutto) il mondo, ma sembra un porto sull’atlantico: come arrivano vanno via.

Pare non rimanga molta scelta, o sbaglio? All’Inter nascono casi ogni giorno, ogni mattina ce n’è una che cambia la mattinata precedente, ma non cambia la musica che si ripete da anni. La società deve mettere ordine in un ambiente nel quale ognuno si comporta un po’ come vuole. Gli allenatori sono costretti ai salti mortali per reggere uno spogliatoio che a volte diventa incandescente. Ma solo all’Inter ci sono fuoriclasse da gestire? Che strano, Juventus e (ahimé) il Milan contano solo gregari tra le loro fila? Non sembra.

Allora, se vogliamo essere obiettivi dobbiamo dircela tutta. Manca qualcosa alla dirigenza, non sono a chi e non so cosa, ma qualcosa manca.

Se altri club avessero i mezzi che ha l’Inter (parlo di quelli economici) a quest’ora avrebbero vinto 3 coppe intercontinentali e due coppe campioni di fila, senza parlare degli scudetti. Forse quest’anno non è perso, magari Mancini tutti i torti non ha, ma se non ci crede lui, chi ci deve credere..?

> Certa d’un sollecito riscontro, l’Inter porge distinti saluti
10 novembre 2005, di : Riccardo Canevari

Siete sicuri che alla dirigenza dell’Inter interessi vincere qualcosa di importante, disturbando i disegni "politici" di Juve e Milan? Non credete che le sconfitte abbiano giovato parecchio ai proprietari Dell’Internazionale Football Club? Super crediti per acquistare il monopolista della rete telefonica nazionale, mega appalto per costruire la nuova fiera di Milano (qualcuno ha ancora rimembranze dell’inchiesta, mi pare dell’Espresso, sulle folli condizioni dei lavoratori nel cantiere in questione?), senza conrtare che il proprietario del Milan finanzia i proprietari dell’Inter con i soldi dei diritti televisivi... Good night and good luck!
    > Voglia di non vincere?
    10 novembre 2005, di : Val

    Ipotizziamo per un attimo che sia così: a chi fa piacere sottoscrivere assegni da 80-100 milioni (di euro, ovvio) ogni anno per ricapitalizzare la società?

    E’ vero, la pubblicità (sia pur negativa) fa comodo a tutti. Ormai l’Inter è la protagonista delle barzellette calcistiche più diffuse. Ma ogni cosa ha un limite. Nessuno può negare l’incontenibile gioia vissuta dal buon M.Moratti in occasione della doppia coppa di alcuni mesi fa, una a S.Siro l’altra addirittura a Torino!

    Un fatto è innegabile infine: l’asse Juve-Milan la fa da padrone da parecchio e non si può facilmente scardinarla. A qualcuno è sfuggito che negli ultimi 12 (dodici, ho detto!) anni gli scudetti si sono equamente divisi tra Torino e Milano (parte rossonera, naturale!)? E’ un monopolio di multinazionali che hanno un potere enorme su ogni punto cardine del sistema. Forse l’unica a poter infastidire questo gigante è proprio Moratti; ma l’Inter, lungi dal complicare la vita alle avversarie sembra fatta apposta per complicarsela da sola. Speriamo le passi questo virus...altrimenti ci aspettano altri 12 anni di vittorie rosso-bianco-nere.

    > Ma siamo sicuri che Moratti è Patrono dell’Inter?
    10 novembre 2005

    Mentre si sta parlando delle responsabilità delle sorti della squadra di calcio più "sfigata" del mondo, ipotizzando su improbabili sacchi di euro buttati dalla finestra, la storia dello sfruttamento industriale della zona Augusta-Priolo in Sicilia, ci aiuta a deviare le attenzioni sui reali interessi della famiglia Moratti.

    L’inizio di detta industrializzazione si può datare nel 1948, quando un giovane industriale milanese, Angelo Moratti, più noto quale presidente della società calcistica Inter, pensò di costruire ad Augusta una raffineria, la RA.SI.O.M. (Raffineria Siciliana Oli Minerali) successivamente ceduta alla Esso. La scelta di Augusta fu determinata dal fatto che essa si trovava in una zona pianeggiante, sulla rotta Suez-Gibilterra dove si registrava il maggior traffico del greggio proveniente dal Medio Oriente e dalla Russia, dalla facilità di approvvigionamento idrico, dalla grande disponibilità di manodopera a basso costo, dal porto naturale e dalla possibilità di utilizzare i serbatoi interrati ed il pontile della Marina Militare, impiegati durante la seconda guerra mondiale. Moratti acquistò gli impianti di una raffineria americana dismessa a Longview nel Texas che, imbarcati nel 1949 ad Houston sulla motonave Liberty "Giacinta Fassio", vennero scaricati nel porto di Siracusa e da qui trasferiti e rimontati dove sorge l’attuale raffineria da tecnici istriani aiutati da operai del siracusano. A metà del 1950 la raffineria cominciò a produrre. Sfruttando le numerose agevolazioni e gli incentivi economici erogati dalla Cassa per il Mezzogiorno, per attrarre nel Sud gruppi sia privati che pubblici, negli Iblei comincia quello che veniva comunemente chiamato il "Miracolo Economico".

    Che poi, le aspettative non si siano tramutate in miracolo, ma in un incubo inquinante per chissà quante altre generazioni, lo confermato le conseguenze alla salute degli abitanti della zona.

    Forse il magnate Moratti si diverte ancora con il suo giocattolo "Il Piccolo Presidente dell’Inter", ma i suoi interessi sono molto più a Sud. E poi, per il Nord, c’è Letizia, una che con l’utilizzo del suo cognome, si è offerta per la carica di primo cittadino di Milano. Bisogna ammetterlo: Massimo Moratti è comunque un cosmopolita convinto e le sue campagne acquisto lo dimostrano!