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Cattedre vuote e stipendi impoveriti

USB: per una scuola che funzioni meno alunni per classe e assunzioni
di Redazione Lavoro - mercoledì 4 settembre 2019 - 904 letture

Le notizie sull’avvio dell’anno scolastico sono davvero inquietanti. Secondo il Messaggero in Lazio ci saranno 2.000 cattedre scoperte e in Sicilia più di 3.000 solo sul sostegno; mentre, secondo quanto riportato dai giornali locali, in Lombardia le cattedre scoperte saranno addirittura 13.000. Sono pezzi di un quadro davvero preoccupante. Anche quest’anno i dirigenti scolastici dovranno non solo scorrere completamente le graduatorie di Terza Fascia, ma anche chiamare chi si mette a disposizione senza altri titoli se non la laurea, solitamente giovani neolaureati, ma negli ultimi anni anche persone più mature espulse dal mercato del lavoro. Le cose non vanno meglio in realtà per il personale ATA, soprattutto per i collaboratori scolastici e gli applicati di segreteria, ormai in cronico sottorganico.

scuola usb

Da anni USB scuola si batte per un sistema di formazione e reclutamento docenti stabile, giusto, gratuito, che tenga conto degli anni di servizio prestati nella scuola statale e non sia un percorso ad ostacoli. Un sistema di reclutamento che deve necessariamente affiancarsi ad altri provvedimenti, che chiediamo da sempre: la conversione dell’organico di fatto in diritto, la messa a ruolo di tutti i posti nell’organico di diritto compresi i posti lasciati liberi da quota 100, la riduzione degli alunni per classe, la stabilizzazione delle cattedre di sostegno in deroga, il rispetto dei vincoli di legge per quel che riguarda il numero degli alunni nelle classi con la presenza di disabili. Tutto ciò a partire da quell’adeguamento reale degli organici, bloccati ormai dai tempi della famigerata riforma Gelmini, per il quale continuiamo a batterci.

Questa situazione, a dir poco vergognosa, cui nessun governo ha realmente messo mano, se non per peggiorare la situazione, come ha fatto Renzi con la L. 107 e i suoi provvedimenti fallimentari, a partire dalla chiamata diretta, si protrae e produce continuamente nuove categorie e sottocategorie di precari, che i provvedimenti disarticolati dei diversi governi finiscono per mettere gli uni contro gli altri: si cominciò nei primi anni 2000 con la contrapposizione tra vincitori di concorso, vincitori del concorso riservato e Sissini; siamo arrivati allo scontro tra seconde e terze fasce, TFAini e PASini; docenti di ruolo esiliati dalla 107 che vogliono tornare a casa e giovani precari del Sud; ex-LSU che hanno diritto alla stabilizzazione e personale ATA precario, in un continuo gioco al massacro per i lavoratori, cui noi come USB ci siamo sempre fermamente opposti: la soluzione sta in una lotta dei lavoratori della scuola per un aumento degli organici e la loro stabile copertura. Questa è la sola battaglia unitaria da portare avanti da tutti e per tutti.

Ma c’è una questione ancora più di fondo che è necessario sviscerare e affrontare, soprattutto alla luce delle inquietanti dichiarazioni del governatore della Lombardia, Fontana, secondo cui questa situazione potrebbe essere sanata dall’autonomia differenziata: la questione meridionale, mai risolta in questo paese e acuitasi ulteriormente da quando con la seconda Repubblica si è completamente dismesso ogni tentativo di supporto a un reale sviluppo del Sud Italia, da sempre colonia interna da sfruttare e, al massimo, corteggiare sotto elezioni. Se lo sviluppo industriale di questo paese si concentra nelle regioni del Nord, il flusso migratorio sia interno che esterno verso queste regioni, dove, seppur precario e sottopagato, il lavoro c’è, garantisce una popolazione scolastica se non in crescita, comunque stabile. Ciò produce una richiesta decisamente maggiore di docenti e personale della scuola tutto al Nord, rispetto ad un Sud, dove sono anche stati tagliati i posti in organico oltre ogni ragionevole limite. Questo produce necessariamente la migrazione dei giovani laureati del Sud, dove il tasso di disoccupazione giovanile supera il 50%, verso il Nord per poter insegnare. Laureati che in parte si stabiliranno nelle regioni di approdo, con il portato di sradicamento e di impoverimento sociale delle loro regioni di origine che ben conosciamo, ma in parte, una volta entrati in ruolo, tenteranno invece di tornare al Sud, provocando una saturazione dei pochi posti lì a disposizione e rafforzando questo circolo vizioso, che tanto contribuisce, peraltro, alla crescita dei pregiudizi e della diffidenza tra Nord e Sud che ha fatto la fortuna di quel partito xenofobo, al servizio dei padroncini del nord e schiettamente razzista, che è la Lega di Matteo Salvini.

USB Scuola, dunque, non può che ribadire al governo M5S- PD, che in queste ore sta nascendo, le richieste che più volte ha fatto ai governi precedenti: aumento dell’organico di diritto, diminuzione degli alunni per classe, stabilizzazione del precariato, scelta di un percorso di formazione e reclutamento ragionevole, che tenga conto degli anni di servizio e gratuito. Il tutto a garanzia di una scuola pubblica e statale inclusiva e omogenea nelle risorse su tutto il territorio nazionale. Ribadiamo infatti che l’autonomia differenziata altro non è che la legalizzazione degli squilibri e delle ingiustizie sociali che caratterizzano questo paese ed è inaccettabile sia perché lederebbe i diritti dei lavoratori – nessuno crede agli aumenti salariali che sappiamo bene che non compenserebbero mai legati l’aumento già considerevole dei carichi di lavoro e che sarebbero solo per pochi come il fondo del bonus di merito ha dimostrato in questi 3 anni – ma anche e soprattutto il principio di solidarietà e redistribuzione delle risorse fondante della Costituzione della Repubblica Italiana.


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