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Catania, 4 giugno 2026: Che ne faremo dei nostri ragazzi?

di Associazione Olga Benario - martedì 2 giugno 2026 - 722 letture

Giovedì 4 Giugno alle ore 19, in via Battiato n.6, Catania

Che ne faremo dei nostri ragazzi?

Presentazione del dossier sulla povertà educativa a Catania

Partecipano: Luca Cangemi (associazione comunista "Olga Benario"), Antonio Fisichella (autore del rapporto), Mario Spampinato (Volere la luna), Alessio Fasulo (Save the Children - coord. reg. per lo sviluppo territoriale Sicilia)

A seguire CENA SOCIALE

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Catania, 4 giugno 2026 - Che ne faremo dei nostri ragazzi

«Che ne faremo dei nostri ragazzi?» è il titolo dell’incontro pubblico organizzato a Catania per la presentazione del Dossier sulla povertà educativa a Catania, pubblicato dal Comitato contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile e dall’associazione Memoria e Futuro.L’appuntamento, promosso dall’Associazione Comunista "Olga Benario", si terrà giovedì 4 giugno alle ore 19.00 presso la sede di via Battiato n. 6, Catania.

Partecipano:

Luca Cangemi, Associazione Comunista Olga Benario

Antonio Fisichella, autore del rapporto

Mario Spampinato, Volere la luna

Alessio Fasulo, Save the Children – Coordinatore regionale per lo sviluppo territoriale Sicilia

Molti dati provenienti da fonti autorevoli (Istat, Caritas, Save the Children e altre) hanno recentemente riportato l’attenzione su un dato drammatico e purtroppo consolidato: Catania registra alcuni dei livelli più alti d’Italia di marginalità giovanile e povertà educativa. Una gigantesca questione sociale, frutto di un sistema ingiusto, che deve diventare il centro di una battaglia comune per il cambiamento.

Per l’Associazione Comunista Olga Benario Maria Merlini Tel. 338 8039189


Trovate in download il Report integrale, allegato a questa pagina.


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Catania, 4 giugno 2026 - Incontro sulla povertà educativa a Catania

Il dossier parte da un dato di realtà che la città conosce da tempo, ma che continua a rimanere irrisolto: a Catania la criminalità minorile non è un fenomeno episodico, ma una presenza stabile, che si riproduce nelle strade e nei quartieri di sempre. La sua estensione e la sua profondità fanno sì che il distretto etneo continui a misurarsi con numeri e criticità paragonabili a quelli di distretti assai più grandi. È su questo sfondo che il report colloca il tema della povertà educativa: come una fragilità strutturale che accompagna e aggrava la questione minorile.

Il quadro che emerge è particolarmente severo: la copertura dei servizi educativi per la prima infanzia resta compresa tra il 7 e il 9%.

Il 7% se si guarda agli utenti effettivi, il 9% se si considerano i posti autorizzati – contro Firenze, dove gli utenti superano il 40% e i posti autorizzati raggiungono il 55%.

Il tempo pieno nella scuola primaria si ferma al 13,1%, mentre a Firenze raggiunge il 90%.

L’abbandono scolastico precoce tocca il 23,5%, il tasso di Neet arriva al 35,4%.

La quota dei diplomati è la più bassa d’Italia (73,7%) e quella dei laureati resta distante di quasi dieci punti percentuali dalla media nazionale (22,6% contro 31,6%).

Il dossier, che contiene un’introduzione di Marco Rossi Doria e un contributo di Isaia Sales, legge questi numeri non come semplici indicatori settoriali, ma come il segno di una debolezza educativa profonda che incide sulla condizione dei ragazzi, sulla qualità della vita urbana e sulla tenuta democratica del territorio.

Accanto all’analisi, il report indica alcune priorità:

• rafforzamento dei servizi per la prima infanzia;

• estensione del tempo pieno nella scuola primaria;

• contrasto strutturale alla dispersione scolastica e ai Neet;

• costruzione di presìdi educativi territoriali stabili;

• promozione di Patti educativi di comunità;

• maggiore integrazione tra scuola, servizi, enti locali e terzo settore;

• sviluppo di strumenti di monitoraggio e governance pubblica del fenomeno.

In questa prospettiva, il report assegna anche all’Osservatorio metropolitano sulla devianza giovanile un possibile ruolo di impulso, raccordo e proposta, indicando un obiettivo preciso: portare almeno al 30% sia la copertura dei servizi per l’infanzia sia il tempo pieno nella scuola primaria, e promuovere comunità educanti realmente radicate nei territori.

Il punto di fondo è che su questo terreno occorre una profonda discontinuità nelle politiche educative e formative della città. Quei dati descrivono divari di cittadinanza ormai non più sostenibili e rappresentano, insieme, una vera palla al piede per le possibilità di sviluppo di Catania.

Vai al sito della ricerca.


Dispersione scolastica e criminalità giovanile: Catania detiene il primato nazionale / di Pinella Leocata

Incontro al circolo Olga Benario: ogni anno entrano nel circuito penale 1.200-1.300 ragazzi. "Subito politiche mirate"

“Che ne faremo dei nostri ragazzi?”. Una domanda fondamentale in una città come Catania in cui si registra il drammatico primato italiano della dispersione scolastica e della criminalità giovanile, fenomeni da decenni strettamente correlati tra loro e con il territorio. Ogni anno entrano nel circuito penale 1200-1300 ragazzi, tanti quanti a Napoli che ha una popolazione giovanile quadrupla rispetto alla nostra. E si tratta di giovani che vengono sempre dagli stessi quartieri: San Cristoforo, San Giovanni Galermo, Librino. Questo significa che dietro il tema della povertà educativa - di cui si è discusso al circolo Olga Benario - si nasconde un’enorme questione sociale, che è poi una questione di classe, fondamentale per il destino della nostra città.

Dal dossier elaborato dal prof. Antonio Fisichella emerge che la dispersione scolastica tra i giovani dai 18 ai 24 anni è del 23%, che il tasso di abbandono e di bocciature è del 15%, che solo il 13% dei bambini delle elementari usufruisce del tempo pieno (a Firenze, che ha la stessa popolazione scolastica, sono il 90%), e che solo il 13% dei piccoli da 0 a 3 anni può usufruire di un asilo nido. Dati vergognosi, inaccettabili, per modificare i quali si fa poco o nulla. C’è un progetto per accogliere in semiconvitto 500 ragazzi dopo l’orario scolastico, ma così i più emarginati stanno solo fra di loro, sono ghettizzati. A San Cristoforo 9,5 milioni del decreto Caivano sono stati investiti non in progetti sociali e di tempo studio, ma per demolire la scuola Dusmet-Doria e ricostruirla a 30 metri di distanza. Forse - ipotizza qualcuno - perché dà fastidio ai futuri progetti di riuso del vecchio cementificio e per “abbellire” una futura passeggiata turistica verso il centro in una zona di città a forte rischio di espulsione di massa della popolazione. Per non dire che la scuola si poteva, comunque, ricostruire con altri fondi, anche quelli del Pnrr.

Anche il recente report di Save the Children - come spiega Alessio Fasulo - giunge ad analoghe conclusioni. Sono state individuate 7 aree di disagio urbano (Adu) dove vivono 6.600 minori da 0 a 17 anni, il 13,5% della popolazione di questa fascia. In queste aree si concentrano le famiglie in situazione di povertà estrema, la dispersione scolastica e i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Dalle interviste con i ragazzi emerge che lo stigma territoriale si trasforma in stigma personale per cui un ragazzo/a su tre è deriso per il fatto di vivere in queste aree. Eppure questi giovani non vogliono cambiare quartiere, vogliono cambiarlo, migliorarlo. Amano il loro quartiere che considerano fonte di senso e di crescita. Un valore da cui partire per la rigenerazione urbana «che non è ristrutturazione urbana». «Bisogna partire da questi luoghi, con la partecipazione dei ragazzi, se vogliano rigenerare la città». E per farlo sono necessari interventi strutturali di medio e lungo periodo, non interventi spot.»

Nei quartieri ci vuole pulizia, illuminazione pubblica, sicurezza, trasporti, spazi di socialità, palestre, luoghi di arte, musica, cultura. E ci vogliono - sottolinea Mario Spampinato - centri di servizio sociale (da 18, distribuiti in tutta la città, sono passati a 2, in via Colombo e a Barriera) e assistenti sociali («andavano assunte loro, anziché vigili urbani deputati a fare multe»). E alla scuola e alla rigenerazione dei quartieri periferici andavano destinate le risorse del Pnrr che invece sono state spese per abbellire il centro, la città-vetrina per i turisti. «30 dei 70 milioni dei Piani urbani integrati (Pui) sono stati destinati ad abbellire corso Sicilia, la Civita, le piazze Majorana e Lupo (dove è stata abbattuta la palestra-centro sociale per fare un parcheggio), e a realizzare il parco tra via Maddem e via Ventimiglia».

Un modello sbagliato di città cui vengono contrapposte altre priorità a partire dalla centralità delle scuole. «Queste - secondo Luca Cangemi - dovrebbero diventare il punto unificante delle varie battaglie sociali, dovrebbero essere aperte dalla mattina alla sera per garantire più tempo scuola per sviluppare le conoscenze e la socializzazione. Occorre spostare l’aggregazione dalle piazze di spaccio alle scuole, alle palestre, ai centri sociali. Occorrono politiche strutturali e partecipazione giovanile». «Per tutto questo - dicono i relatori - è necessaria una forte mobilitazione sociale a partire da alcuni obiettivi da realizzare quali, per esempio, l’impegno a portare il tempo pieno dal 13% al 30% in due anni e fermare la demolizione della scuola di San Cristoforo».

Fonte: La Sicilia, 7 giugno 2026.



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