Caso Corona: non esiste il diritto a diffamare
Aggressioni a giornalisti a Torino e Milano – Giornalista denunciato per utilizzo di IA – Saviano dal Corriere torna a Repubblica – Il Foglio compie 30 anni – Stampa Usa contro Trump
CASO CORONA: NON ESISTE DIRITTO A DIFFAMARE – Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti e Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, congiuntamente, hanno dichiarato che «La sentenza che il Tribunale civile di Milano ha emesso sul caso di Fabrizio Corona conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge». E hanno aggiunto che «Conforta poi il fatto che possano finalmente essere chiamate a rispondere di diffamazione le grandi piattaforme che lucrano profitti sfruttando l’odio e il discredito online». Secondo Bartoli e Costante, risulta «stonato l’appello al diritto di cronaca evocato da Fabrizio Corona, non essendo lui un giornalista e non essendo Falsissimo una testata registrata. Non di censura, dunque, si tratta, ma di una sentenza che ha per oggetto un’attività meramente commerciale che niente ha a che vedere con l’informazione. Giova ricordare che il diritto di cronaca di cui possono avvalersi i giornalisti non è comunque un diritto assoluto, ma è soggetto alle condizioni indicate da una storica sentenza della Cassazione che obbliga chi fa informazione all’uso di un linguaggio rispettoso e all’osservanza della verità putativa e solo nel trattare vicende di pubblico interesse. Chiediamo al Parlamento l’adozione di norme più stringenti per punire chi si traveste da giornalista nell’esercizio di attività che niente hanno a che fare con l’informazione che è un bene primario tutelato dalla Costituzione».
STAMPA USA CONTRO TRUMP – Dopo la seconda sparatoria mortale da parte di agenti federali dell’immigrazione a Minneapolis, che è costata la vita all’infermiere americano Alex Pretti, i comitati editoriali delle quattro maggiori testate americane si sono allineati in una critica feroce all’amministrazione Trump, chiedendo di fermare le operazioni e riflettere profondamente sul modo in cui l’azione è stata condotta. Il comitato editoriale del Washington Post ha attaccato l’amministrazione, definendo l’operazione come un «fallimento morale e politico, che lascia i cittadini americani indignati e insicuri». Secondo il Post, le politiche sull’immigrazione non solo sono un’eccessiva escalation di potere, ma rischiano di provocare ulteriori tragedie se proseguite allo stato attuale. Il New York Times ha usato un linguaggio molto duro: «Quando il governo uccide… ha l’obbligo di dimostrare di aver agito nell’interesse pubblico. Invece, l’amministrazione Trump è ancora una volta impegnata in una perversione della giustizia…». Il quotidiano sostiene che l’amministrazione stia «esortando gli americani a respingere le prove dei propri occhi e delle proprie orecchie», minando la fiducia pubblica e cercando di giustificare ciò che appare come uso eccessivo della forza. Anche The Wall Street Journal, storicamente più vicino a posizioni conservatrici, chiede un cambio di strategia: «Sarebbe saggio sospendere l’applicazione delle norme dell’ICE nelle Twin Cities per allentare le tensioni e prendere in considerazione una strategia meno provocatoria». Il giornale inoltre sostiene che «o molti agenti dell’ICE non sono adeguatamente addestrati, oppure sono così tesi nel fronteggiare l’opposizione nelle strade da avere il grilletto facile». Il New York Post che, come il Wall Street Journal, è di proprietà della News Corp controllata da Murdoch ed è di solito più conciliante verso l’amministrazione, dà un messaggio molto chiaro: «È tempo di allentare le tensioni a Minneapolis, signor Presidente». Il giornale così conclude: «Il popolo americano non ha votato per queste scene, e [Trump] non può continuare a ordinare loro di non credere ai propri occhi».
VIOLENZE CONTRO GIORNALISTI – Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha ricevuto oggi a Palazzo Montecitorio il presidente e il vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli e Francesco Caroprese. Nel corso dell’incontro, richiesto dall’Ordine in vista dell’anniversario della legge istitutiva, Bartoli e Caroprese hanno consegnato al presidente Fontana un dossier sulle minacce, le intimidazioni e le violenze a cui sono soggetti i giornalisti nello svolgimento della professione. I vertici dell’Ordine hanno quindi sensibilizzato il presidente di Montecitorio sull’opportunità di contribuire a ristabilire nel Paese un clima di rispetto nei confronti di chi fa informazione. «Critiche sì, intimidazioni e violenze no», hanno detto Bartoli e Caroprese.
AGGRESSIONI A GIORNALISTI A TORINO E MILANO – Federazione nazionale della Stampa italiana, Usigrai e Associazione Stampa Subalpina «condannano con fermezza l’ennesima ondata di violenza che si è abbattuta ieri su Torino investendo anche la libertà di informazione». Così il sindacato dei giornalisti in una nota diffusa domenica 1° febbraio 2026. «L’aggressione alla troupe della trasmissione della Rai ’Far West’ – si legge – è da considerare l’ennesimo gesto di intimidazione a chi, come la giornalista Bianca Leonardi e il suo operatore, stava documentando i fatti… I fatti del G8 di Genova dovrebbero averci insegnato a distinguere tra chi manifesta per un’idea e chi invece vuole portare in piazza la distruzione. Invece, 25 anni dopo, dobbiamo ancora assistere a scene di guerriglia urbana, organizzata da gruppi che continuano a sfuggire a indagini che dovrebbero portare invece alla indispensabile prevenzione». Dopo aver espresso solidarietà all’agente Alessandro Calista colpito da alcuni manifestanti, così conclude: «Dispiace però constatare come la Rai abbia deciso di affidare il compito di seguire una manifestazione che si sapeva potesse presentare delle criticità a giornalisti esterni che, come Bianca Leonardi, rischiano in proprio, senza coperture aziendali. Un processo di “esternalizzazione del rischio” inaccettabile da parte dell’azienda di Servizio Pubblico, quale è la Rai». Anche a Milano si registra un’aggressione nei confronti di giornalisti. È avvenuta martedì 27 gennaio scorso nei confronti di una troupe di "Ore 14" programma d’informazione di Rai 2 condotto da Milo Infante. Una nota informa che «A poche ore dalla sparatoria di Milano in zona Rogoredo i giornalisti Francesca Pizzolante e Giovanni Violato, che si trovavano in zona per documentare i fatti, sono stati aggrediti da un gruppo di spacciatori. Sul posto è intervenuta la polizia, presente a pochi metri dall’aggressione perché impegnata ad ultimare i rilievi della sparatoria del pomeriggio. Ad avere la peggio è stato Giovanni Violato che è dovuto ricorrere alle cure dei medici del 118 e al quale è stata anche rubata l’attrezzatura».
PRIMO GIORNALISTA DENUNCIATO PER AI - L’Ordine dei giornalisti della Liguria ha segnalato al Consiglio di disciplina un giornalista che ha pubblicato su una testata genovese un articolo con in calce un’annotazione collegata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, in particolare il robot di conversazione ChatGpt. Secondo quanto riportato dall’Ansa sarebbe il primo caso in Italia. Il cronista rischia sanzioni disciplinari fino alla radiazione. Dal Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Liguria è arrivato ai colleghi l’invito ad «un uso responsabile dell’IA e nel rispetto dell’articolo 19 del nuovo codice deontologico: l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica». E quando vi si fa ricorso «la/il giornalista ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo».
IL FOGLIO COMPIE 30 ANNI – Riallacciandosi alla storia del giornale, il Capo dello Stato ha evidenziato come nei suoi tre decenni di vita il Foglio sia riuscito a «conquistarsi, nel non facile panorama editoriale italiano, il suo spazio di voce critica, capace di suscitare proposte, dibattito, confronto, sulle principali vicende politiche, economiche e culturali del nostro paese. Sin dal suo esordio, il Foglio si è caratterizzato come giornale d’opinione, grazie a una veste grafica e alla innovativa scelta dei contenuti, proponendo sempre, con assertività e disponibilità al confronto, una prospettiva mai scontata», ha rilevato ancora. L’augurio rivolto al Foglio è quindi «di svolgere la sua missione editoriale con rinnovato impegno e determinazione». Il giornale, nel 2023, ha ottenuto oltre 1 milione di euro come prima rata dei contributi diretti, con cifre che in passato hanno talvolta superato il milione e mezzo o due milioni di euro su base annua.
SAVIANO DAL CORRIERE RITORNA A REPUBBLICA – In un momento in cui a Repubblica le cose non vanno tanto bene, c’è un ritorno. Si tratta di Roberto Saviano che dal Corriere torna a Repubblica. Ha scritto sul numero del 30 gennaio scorso di Repubblica, in prima pagina, un articolo dal titolo: «Il sì al referendum indebolisce la lotta alle mafie». Saviano aveva lasciato Repubblica nel gennaio 2021. Il 13 gennaio scorso aveva scritto l’ultimo articolo per il quotidiano milanese sulla strage di Crans Montana e la malavita corsa.
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