Caso Calipari: la guerra degli omissis

Una strana cosa sta accadendo attorno al caso Calipari. Un rapporto destinato a essere segreto è stato divulgato. Un testo sovrascritto di cancellature viene facilmente letto e diffuso...
di Sergej - lunedì 2 maggio 2005 - 2178 letture

Una strana cosa sta accadendo attorno al caso Calipari. Un rapporto destinato a essere segreto è stato divulgato. Un testo sovrascritto di cancellature viene facilmente letto e diffuso. La cosa strana è che tutto questo avviene avendo di mezzo una delle organizzazioni militari e spionistiche più potenti sul pianeta in questo momento - gli USA e i loro servizi di sicurezza -, e il suo più fedele alleato europeo - in questo caso non stiamo parlando della Gran Bretagna, ma dell’Italia.

Tutti i giornali hanno ormai ampiamente diffuso i due testi. Quello diffuso con omissis dalla Commissione che sta indagando sull’uccisione di Calipari, e quello che un "hacker" sarebbe riuscito facilmente a tirar fuori e che restituirebbe il testo integrale della Commissione.

Un testo in cui si fanno tutti i nomi di chi c’era in quelle ore durante la quale la giornalista Giuliana Sgrena veniva liberata e trasferita in direzione dell’aeroporto. E in cui la Commissione comincia a mettere nero su bianco sugli errori e sulle cose che sarebbero andate storte. E che portarono al ferimento di Sgrena e all’uccisione di Calipari.

Diciamo subito una cosa, che ogni qualvolta c’è di mezzo un servizio segreto - e qui ce ne sono in ballo almeno un paio - c’è sempre da dubitare che le cose siano come vengono presentate. Tanto più se il tutto viene riversato sulle pagine dei giornali. La guerra dei dossier è tra le tante attività sporche di chi fa spionaggio. Tanto più che in ballo non c’è certamente - per chi sta al potere - né la verità né la vita delle singole persone. In questo momento il governo Berlusconi si trova in una fase di debolezza e di divisione dopo la recente sconfitta elettorale. Con il caso Calipari si assiste alla ricompattazione patriottica attorno al presidente del consiglio che all’improvviso si mostra difensore degli interessi "nazionali" e dell’onore italico. Certamente, tirare fuori l’Italia dal pantano irakeno sarebbe una gran cosa, sia per i conti pubblici che per proteggere la vita dei soldati italiani di stanza in Irak.

In questo momento si sta giocando una partita, in cui sono coinvolti diversi poteri locali italiani e almeno un paio di dipartimenti nordamericani. Una partita che ha a che fare con la ricompensa che il governo italiano si aspetta dalla sua partecipazione alla guerra in Irak - il famoso seggio all’ONU reclamato a gran voce contro l’irresistibile ascesa della Germania. Ripeto, tutto questo poco ha a che fare con la verità e con Calipari.


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