Sei all'interno di >> :.: Culture | Libri e idee |

Casa paterna

di Pina La Villa - sabato 3 aprile 2010 - 4974 letture

Casa paterna, un racconto di Maria Messina

Il racconto è stato pubblicato da Sellerio nel 1990, nella raccolta dall’omonimo titolo, con una nota di Leonardo Sciascia, il primo a valorizzare e ricordare la scrittrice dopo anni di dimenticanza.

Maria Messina aveva avuto infatti una breve notorietà nei primi anni del XX secolo (pubblicò anche su La Nuova Antologia, “raccomandata” da Giovanni Verga) ma ormai non la conosceva nessuno. Oggi, dopo Leonardo Sciascia e grazie alle raccolte pubblicate da Elvira Sellerio, il comune di Messina le dedica un premio letterario e vari studi. (Mistretta, in provincia di Messina, è il luogo in cui Maria Messina ambienta la maggior parte dei suoi racconti).

Nata ad Alimena il 14 Marzo 1887,da un ispettore scolastico e da una discendente della potente famiglia Prizzi, ma cresciuta a Messina, durante l’adolescenza Maria viaggia molto, per via dei continui spostamenti del padre, finché, nel 1911, la sua famiglia si stabilisce a Napoli.

A ventidue anni, inizia una fitta corrispondenza con Giovanni Verga, e tra il 1909 e il 1921, pubblica una serie di racconti. La corrispondenza con Verga rappresenta l’unico contatto amichevole e l’unico legame con il mondo letterario. In totale, Maria Messina scrive diversi volumi di racconti brevi, cinque romanzi ed una selezione di letture per bambini. Nel 1928 esce il suo ultimo romanzo, L’amore negato, mentre la sclerosi multipla, che le è stata diagnosticata a vent’anni, si complica. Muore, a causa di questa malattia, nel 1944.

Pettini fini, Piccoli gorghi e Casa paterna sono le raccolte pubblicate da Sellerio alla fine degli anni novanta.

Il racconto Casa paterna inizia con l’arrivo di Vanna da Roma in Sicilia, nel suo paese. La vanno a prendere il padre e i fratelli, Antonio e Nené. La prima domanda del padre è: Perché sei venuta sola? La prima osservazione dei fratelli : Che idea venire sola!. Poi vi racconterò, dice Vanna.

A casa finalmente Vanna abbraccia la madre, Maria, la cognata che già conosce, Ninetta, la sorella più piccola. Viola e Remigia, le due nuove cognate che abitano nella casa paterna si presentano dopo, imponenti, facendo sentire Vanna ancora più gracile. La madre e Maria non nascondono la loro ansietà a vederla così sciupata. Le assegnano un’altra stanza, non la sua vecchia, assegnata ora a Ninetta, nella nuova organizzazione della casa.

A una domanda della madre Vanna confessa il motivo del suo ritorno. Stavolta ha litigato sul serio col marito, Guido.

“Non ne potevo più. Ma perché fai quella faccia, Antonio? Non mi volevate?”

Si precisa così l’atmosfera del racconto, la tensione che era iniziata con le frasi di benvenuto del padre e dei fratelli: la casa paterna è cambiata, non è più per lei, e Vanna lo ha avvertito subito, anche se non vuole accettare il fatto. Lo conferma l’atteggiamento del fratello, che cerca di ridimensionare la crisi e si offre di scrivere al cognato.

Rimasta sola Vanna cerca di convincersi che è a casa. Guarda il mare, la luce del faro. Mentre giù, gli altri si interrogano

“Chi se la pigliava la responsabilità di ricettare una donna così giovane, fuggita dalla casa del marito?”.

E’ solo con la cognata Maria che Vanna si racconta. Racconta di un marito che la disprezza perché povera e con una dote misera.

Si sente bene con Maria. Con le altre cognate, le nuove padrone della casa dallo spirito autoritario, no. Remigia pensa che Vanna l’ha fatta proprio grossa e che i fratelli hanno il dovere di intervenire. Vanna scongiura il fratello di non farlo. “Io non vi darò fastidio. Te lo giuro!”

Una sera una vicina va a fare visita alla famiglia e si scandalizza che lei sia sola, senza il marito. Perché mai? Ninetta piange. La reputazione della sorella le impedirà di trovare marito. Vanna non si sorprende quando nei giorni di visita la lasciano sola, né dei dispetti della cognata Viola. A tavola tacciono tutti, ognuno si sente colpevole per aver consentito la leggerezza di Vanna. Soprattutto la madre, mentre le cognate hanno occhi carichi di rimproverò. Vanna non usce più. Da Roma non arriva nessuna risposta alla lettera che alla fine il fratello ha mandato. Poi arriva una gelida lettera di Guido. Ma la sostanza è che il marito perdona a Vanna la sua fuga. Alla famiglia la lettera fa una buona impressione. Da quel giorno Viola e Remigia trattano Vanna con molti riguardi e incitano la suocera a compiere il suo dovere. “Quando si hanno buoni principi!” Ripete Remigia. “Io, per esempio, non lascerei mai la mia casa. Pure Nené non è sempre un angelo!” “Cara mia!” esclamava Viola, perseguitando la cognata persino nel cantuccio nascosto sotto la pergola “Non c’è matrimoni buoni o cattivi, ma c’è la donna prudente e quella scervellata...” Non si torna indietro... Tutto attorno a Vanna sembra ripetere quella frase, anche il mare, anche le rose. Infine Vanna comunica alla famiglia: “Ecco, gli ho scritto”. Ha chiesto al marito di venire a riprenderla. Ha chiesto perdono. Nella famiglia un sospiro di sollievo e tanta ipocrisia.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -