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Carlos Alcaraz, la prima volta a Wimbledon

1-6/7-6/6-1/3-6/6-4. Il ventenne spagnolo conquista l’erba di Wimbledon, spodestando un favorito Djokovic

di Piero Buscemi - domenica 16 luglio 2023 - 1130 letture

Neanche alla fine del primo set, concluso con il punteggio di 6-1 a favore del campione serbo, si è mai avuta la sensazione che avremmo assistito ad un copione già scritto che avrebbe aggiunto il 24° slam nella sua bacheca personale. Non aveva impressionato quel 5-0 in scioltezza con il quale il tabellone mostrava un ipotetico dominio del tennista serbo che aveva dato l’impressione che lo spagnolo fosse rimasto a riscaldarsi e a concentrarsi nello spogliatoio.

Non perché qualcosa facesse presagire che il sette volte campione di Wimbledon, vincitore delle ultime quattro edizioni, potesse crollare da un momento all’altro per chissà quale alchimia strategica dello spagnolo. L’incontro era iniziato come la maggior parte dei giocatori affrontano il serbo, come se nessuno abbia la sufficiente intelligenza tattica di comprendere che Djokovic ha costruito i successi della sua carriera con estenuanti scambi da fondo campo e una resistenza mentale degna del miglior scacchista del mondo.

Alcaraz non è stato da meno, ma rispetto agli avversari che erano caduti sotto l’estenuante martellio psicologico del serbo, ricordiamo la netta sconfitta del nostro Sinner sul quale avevano affidato il ruolo di rappresentante del cambio generazionale rimanendo delusi, e lo stesso spagnolo sembrava fosse rimasto ammaliato dalla perfida strategia di gioco del serbo, disposto a cedere in tre canonici set, rischiando di sollevare una profonda delusione sugli spalti occupati da migliaia di spettatori, come la finale di Wimbledon impone da sempre.

Già con l’inizio del secondo set, Alcaraz ha dato subito il segnale che non sarebbe stato disposto a vestire i panni della vittima sacrificale in onore dell’ennesimo successo di Djokovic. Il set è stato molto più equilibrato e il punteggio, chiuso al tie-break 8-6 per lo spagnolo, lanciava un messaggio più profondo su come si sarebbe evoluta la partita da quel momento in poi.

La risposta alle nostre supposizioni, che di fatto ne è diventata la conferma, ce l’ha data il terzo set, durante il quale un nervosismo e degli sguardi perplessi che palesavano una certa insicurezza da parte del campione serbo, tra scambi di opinione evitabili con l’arbitro di sedia e con il suo stesso staff, sono emersi in tutta la natura tipica dell’atteggiamento di Djokovic in questi ultimi anni, con esuberanze e reazioni che ce lo hanno reso un poco più antipatico.

Chiuso il terzo set, dominato dallo spagnolo con punteggio di 6-1, che ci ha regalato momenti di estrosità con palle corte improvvise, recuperi su attacchi del serbo che sembravano già punti assegnati, e quell’immagine di maturità agonistica che un ventenne raramente riesce ad esternare, il quarto è sembrato un copione scritto che aveva il compito di riservare al campione serbo il palcoscenico sul quale strappare gli ultimi applausi del suo canto del cigno.

Un distratto Alcaraz, in ossequioso omaggio al più anziano campione, si è per un momento messo da parte e con doveroso rispetto nei confronti di chi, qualsiasi risultato ne sarebbe scaturito dalla partita di oggi, aveva già scolpito le stele della storia di questo sport, ha lasciato lo spazio sufficiente per regalare al pubblico presente - tra i tanti a parte una buona fetta della nuova famiglia reale, anche Andy Murray a non perdersi lo spettacolo - il quindo set che tutti avevano auspicato già prima dell’inizio dell’incotro.

Pubblico soddisfatto e un quinto set che ha dato i segnali giusti per farci comprendere che Alcaraz non si sarebbe fatto scappare l’occasione per incidere il suo nome nell’albo d’oro di questo prestigioso torneo. Sul 5-4 e 40-30 a favore dello spagnolo, mentre qualcuno si illudeva che un ennesimo colpo di scena avrebbe sconvolto le sorti della partita, lo spagnolo che, nonostante i cinque set sulle gambe, qualche scivolata sull’erba ormai consunta del campo che ha condiviso in più di un’occasione con il campione serbo, continuava a inanellare bordate al servizio vicino alle 130 miglia orarie, alla prima occasione di match-point, quasi a voler omaggiare l’omonimo film di Woody Allen, ha chiuso le ostilità ed è corso a centro campo ad abbracciare Nole che, sportivamente, gli ha ricambiato l’abbraccio riconoscendo la meritata vittoria dello spagnolo.

Per gli amanti delle statistiche e delle classifiche, da lunedì Carlos Alcaraz si conferma numero 1 del mondo con i suoi 9.675 punti, lasciando Novak Djokovic al secondo posto a 8.795 punti. Quello che consigliamo ai nostri lettori amanti di questo sport, è di riflettere al vuoto che dietro questi due rappresentanti di uno storico cambio generazionale. Un vuoto che vede il russo Medvedev fermo a 6.520, olre 3.000 punti dal leader spagnolo, e il norvegese Ruud a 5.005, cioè oltre 4.600 punti dallo spagnolo. È davvero cominciato un nuovo dominio a lungo termine da parte dello spagnolo? Abbiamo i prossimi anni davanti per poterlo verificare, non dimenticando che abbiamo ancora l’ultimo slam di fine anno, gli US Open e, ovviamente, le Finals di Torino a novembre.

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Carlos Alcaraz


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