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Carceri: cronache dall’inferno

Antigone presenta il IX Rapporto sulle carceri: una situazione di vera e propria tortura. A Catania vivono in 10 in 18 metri quadri, senza riscaldamento. Ma è così dappertutto con un affollamento che a Mistretta raggiunge il 268,8%. Sino a questo momento si sono uccisi 53 detenuti, nell’indifferenza generale

di Adriano Todaro - mercoledì 28 novembre 2012 - 3451 letture

"Le leggi prevedono che gli animali tenuti in cattività abbiano uno spazio vitale minimo, ma lo stesso non vale per i detenuti. Nelle nostre visite periodiche al Buoncammino vediamo situazioni allucinanti, con persone costrette a stare in celle in cui non riescono neanche a muoversi per 22 ore al giorno".

Un’affermazione, questa, non di qualche volontario che bazzica le carceri ma di Mario Canessa, presidente della Camera penale di Cagliari. Il 22 novembre scorso c’è stata l’astensione dal lavoro di ogni attività giudiziaria indetta dall’Unione Camere Penali per protestare sulle "intollerabili condizioni dei penitenziari". Qua si è inserito anche l’intervento dell’oncologo Umberto Veronesi che da tempo si batte per l’abolizione dell’ergastolo: "Se condanno una persona quando ha 20 anni ‒ ha sostenuto Veronesi ‒ a 40 è come se ne avessi condannata un’altra: le cellule del cervello si rinnovano, ora ne abbiamo l’evidenza scientifica".

Già, gli animali. Spesso vediamo in città signore che tengono al guinzaglio il loro cane. Non sono in cattività, sono vezzeggiati e nutriti al meglio. D’inverno, per ripararli dal freddo, gli fanno indossare ridicoli paltoncini colorati, iniziativa che fa a pugni con madre natura che non ha previsto, per loro, che indossassero cappotti per ripararsi dal freddo. Animali, appunto. Ma i detenuti, cosa sono? Certamente valgono e contano meno che un animale visto come sono trattati nei 206 istituti carcerari italiani. E poi è ancora aperto il problema dell’ergastolo che l’Italia continua a utilizzare. Nella vulgata popolare si dice che non esiste più "perché tanto in carcere non ci va più nessuno". In realtà ci sono in Italia, in questo momento, 1.567 ergastolani. Alla fine del 2005 erano 1.224. Ed esiste una forma di ergastolo ancora più odiosa, l’ergastolo ostativo. Mentre gli ergastolani semplici possono usufruire di permessi premio, semilibertà o liberazione condizionale, l’ostativo nega questi benefici, a meno che non sia un collaboratore di giustizia. In pratica è il "fine pena mai", la negazione di ogni speranza, una condanna a morte lenta. A questo s’aggiunge la scandalosa permanenza, nel nostro Paese, degli Opg, gli Ospedali psichiatrici giudiziari. Sono sei strutture disumane e degradanti dove ci sono rinchiusi 1.142 persone, di cui 76 donne.

Se facciamo una panoramica europea vediamo che in Finlandia il fine ergastolo si può chiedere dopo 11 anni, in Germania dopo 15, in Danimarca dopo 12, in Austria dopo 15. In Italia dopo aver scontato 26 anni. E’ una richiesta, non è automatico. E come tutte le richieste è possibile anche ricevere, ovviamente, una risposta negativa, come spesso avviene.

Fra quanto dice il presidente della Camera penale di Cagliari, Mario Canessa, e quanto afferma Umberto Veronesi, si inserisce il rapporto sulle carceri da parte dell’associazione Antigone. Quest’anno è il IX rapporto ed è titolato "Senza dignità". Titolo quanto mai azzeccato se consideriamo quello che avviene nelle carceri e come si vive o si sopravvive. E, quest’anno, c’è una novità. Il rapporto è accompagnato del webdoc Inside carceri realizzato con il service giornalistico Next New Media. Sono filmati che riguardano 25 istituti penitenziari dislocati in tutta Italia, dal nord al sud. In totale sono disponibili 32 video, 2 autogallery, 3 infografiche, 177 immagini, oltre a 20 schede di testo. Il tutto si può vedere collegandosi al sito www.insidecari.it.

E veniamo al Rapporto che parte da un dato indispensabile per capire questo inferno, per capire i problemi di questo mondo, di questa discarica sociale e, anche, per capire la malafede dei nostri governanti anche se "tecnici". Cominciamo dal numero dei detenuti presenti nei 206 istituti. Alla fine dell’ottobre scorso, erano presenti nelle carceri 66.685 persone. Quando alla fine del 2009 si era dichiarato lo stato di emergenza delle carceri, i detenuti erano 64.791. In quel momento, il governo di centro-destra aveva raccontato agli italiani che i detenuti sarebbero diminuiti. A distanza di anni, invece, sono aumentati ed oggi sono 1.894 in più. In totale, i posti disponibili nelle carceri sono, in questo momento, 46.795.

Nell’Unione europea, abbiamo il tasso di affollamento nelle carceri maggiore: 142,5 per cento, in pratica 142 detenuti ogni 100 posti disponibili. La media europea, invece, è del 99,6 per cento.

Questi numeri danno il senso di ciò che andiamo dicendo. Nelle classifiche negative siamo sempre ai primi posti. Tutti in Tv si riempiono la bocca di "Europa", ma poi, in realtà, non facciamo nulla per veramente "andare in Europa" e restiamo uno Stato ai margini delle conquiste civili e democratiche. Le Regioni con più affollamento sono la Liguria con il 176,8 per cento, Puglia (176,5) e Veneto (176,5). Si salvano l’Abruzzo che ha "solo" un affollamento di 121,8 per cento), Sardegna (105,5) e Basilicata (103). Questa, però, è la media. Se guardiamo i singoli istituti penitenziari, il record dell’affollamento è in Sicilia, a Mistretta (Messina) che raggiunge il 268,8 per cento. Poi segue il carcere di Canton Mombello, Brescia, con 254,9 per cento e, sempre in Lombardia, il carcere di Busto Arsizio che raggiunge il 251,5 per cento. Poi via via tutti gli altri sino a quello di Padova che ha un tasso di affollamento di 200,5 per cento.

Qua entra in gioco l’utilizzo che fanno i nostri governanti di questi numeri. E’ un po’ il gioco delle tre tavolette e siccome sappiamo tutti quanti che i numeri si possono manipolare in tanti modi, ecco che, da buoni prestigiatori, i sobri governanti (copiando la tecnica dei precedenti), gonfiano i numeri. Alla fine dell’agosto 2012, i posti erano 45.568. Quindi, sempre secondo il governo, i posti sono aumentati visto che oggi sono 46.795. Eppure gli istituti sono rimasti sempre gli stessi, non ci sono stati nuovi padiglioni. Anzi qualche carcere ha chiuso. E allora come è avvenuto questo "miracolo"? Appunto un miracolo e i miracoli non si discutono, si accettano e basta. In realtà il governo aveva promesso entro il 2012 ben 17.000 nuovi posti poi ridimensionati a 11.000 entro il 2013. E’ la tecnica delle dichiarazioni roboanti che lasciano il tempo che trovano. D’altronde come dimenticare quando ci avevano detto che come carceri avrebbero utilizzato delle navi ancorate nei porti?

Realisticamente non solo i posti disponibili non sono aumentati, ma sono decisamente diminuiti considerato che ben 5 mila posti non si possono utilizzare perché sottoposti a ristrutturazioni dei padiglioni e i detenuti sono ammassati in spazi non deputati alla bisogna: dalle sale per la socialità alle officine. Letti e brande dappertutto. Materassi per terra quando va bene. In molti casi solo alcune coperte.

E vediamo come è composta la popolazione detenuta. La maggior parte dei 66.685 detenuti sono uomini; le donne sono 2.857 e rappresentano il 4,2 per cento. In maggioranza, i detenuti sono italiani e provengono soprattutto dalla Campania (26,3 per cento), Sicilia (17,9), Puglia (10,5), Calabria (8,6), Lombardia (7,3) e Lazio (6,5). Forte però è la percentuale di detenuti stranieri, il 35,6 per cento. Questi provengono dal Marocco (19,4 per cento), dalla Romania (15,3), dalla Tunisia (12,7), dall’Albania (11,9) e Nigeria (4,4).

Per quanto riguarda i reati, la maggior parte dei detenuti sta scontando pene per reati contro il patrimonio (appropriazione indebita, truffa, estorsione, furto, rapina, usura ecc.). A ruota, i reati previsti dalla legge sugli stupefacenti. Gli stranieri sono soprattutto in galera per la legge sulle droghe: il 38,4% (in Francia il 14,1%, in Germania il 14,8, in Spagna il 28, in Inghilterra e Galles il 15,6).

Il 26,5% della popolazione detenuta, cioè 10.296 persone alla fine di giugno 2012, aveva da scontare una pena inferiore a un anno; 18.090 inferiore ai due anni e 23.596 inferiore ai tre anni. Basterebbero questi dati per capire come il problema del sovraffollamento potrebbe essere risolto. Dare la possibilità a 23 mila persone di scontare il residuo di pena fuori dal carcere, risolverebbe la questione. Ma non basta. E’ necessario anche modificare alcune leggi, quella sulle droghe, quella sulla recidiva, quella che riguarda l’immigrazione. In caso contrario sarebbe tutto vanificato perché poco tempo dopo, le carceri si riempirebbero nuovamente. Inoltre non va sottaciuto quello che già varie volte abbiamo scritto e cioè che i detenuti che durante la loro permanenza in carcere hanno la possibilità di effettuare un percorso riabilitativo, di lavorare, studiare, fare volontariato e hanno la possibilità di fruire di benefici premiali tornano a delinquere in misura quattro volte inferiore di coloro che scontano l’intera pena in carcere, magari restando chiusi in cella per più di 20 ore. Al 30 settembre 2012 scontavano la pena in misura alternativa al carcere, solo 19.107 persone. Nel primo semestre 2012 è stato revocato il beneficio alternativo per aver commesso un nuovo reato solo allo 0.57 per cento dei detenuti. Altro che chiuderli e buttare via la chiave! Se i cittadini vogliono stare più tranquilli dovrebbero proprio fare pressione affinché ai detenuti sia data loro la possibilità di utilizzare ampiamente le misure alternative al carcere.

L’altro grosso problema che riguarda l’Italia è quello della custodia cautelare. Sempre alla fine ottobre 2012, il 40,1 per cento delle 66.685 persone detenute e cioè 26.804 era in carcere in attesa di processo. Se confrontiamo questi dati con quelli europei, vediamo che esiste un abisso, negativo, tutto italiano: in Francia siamo al 23,7%, in Germania del 15,3, in Spagna del 19,3. La media europea si attesta al 28,5%.

In situazioni di sovraffollamento è evidente che la salute peggiori. La situazione sanitaria nelle carceri non è buona. In Italia l’età media dei detenuti è poco inferiore ai 35 anni eppure, ad esempio in Toscana, il 73% dei detenuti è malato. Le patologie più comuni sono i disturbi psichici, seguiti dalle malattie dell’apparato digerente e da malattie infettive e parassitarie. E poi c’è il dramma dell’autolesionismo e dei tentati suicidi: il 32,2 per cento ha posto in essere atti di autolesionismo e il 12,3 ha tentato il suicidio. Al 16 novembre 2012, i detenuti suicidatesi sono stati 53; i morti 142. Nel 2011 i suicidi sono stati 66; i morti 186. E si uccidono anche gli agenti penitenziari: sino ad oggi, dall’inizio dell’anno, sono 8 i poliziotti che si sono uccisi.

Dicevamo prima dell’importanza del lavoro e della scuola. Nelle nostre carceri, invece, si lavora sempre meno e si seguono sempre meno corsi scolastici o professionali. Nei corsi è impegnato meno di un quarto dei detenuti (15.708). La formazione professionale, invece, impegna solo il 4,4 per cento dei detenuti. Per quanto riguarda il lavoro, questo riguarda meno del 20 per cento del totale dei reclusi.

Mancano, nelle carceri, i dirigenti dirigenziali (118), gli educatori (374), gli assistenti sociali (572). La polizia penitenziaria ha una carenza di 3.691 agenti anche perché si utilizzano per tante altre cose (scorte a politici ecc). Ogni mediatore culturale deve dar retta ad una media di 74 detenuti stranieri. Inoltre con la spending review ci sarà una perdita del 20% dei direttori. Le direzioni delle carceri più piccole, per risparmiare, saranno affidati ai poliziotti. Se così fosse, sarebbe un guaio perché significherebbe negare lo spirito riformatore della legge penitenziaria. E a proposito di soldi non possiamo non parlare dei tagli. Nel 2007 con 44.587 detenuti il bilancio ammontava a 3.095.506.362 euro. Nel 2011 le presenze sono state 67.174 e di fronte a questo aumento di detenuti si è tagliato del 10,6 per cento. Il governo ha tagliato del 38,6 per cento le spese per gli investimenti e ben del 63,6 per cento le spese che riguardano l’assistenza, la rieducazione ed il trasporto dei detenuti.

Qua il Rapporto entra nello specifico, lascia perdere i numeri e illustra le carenze di tante carceri. E viene fuori una fotografia terribile, dura, senza umanità, senza speranza. Spesso i detenuti vengono lasciati oziare in cella per 20-22 ore al giorno. Quando si esce dalle celle, il più delle volte, si va a passeggiare in cortili bruciati dal sole d’estate e terribilmente freddi d’inverno, senza ripari di sorta. Avanti e indietro, avanti e indietro. Rieducazione? Questo è solo abbruttimento che produce rabbia e voglia di farla finita. Di frequente non ci sono docce, l’acqua scarseggia. Le donne non hanno a disposizione bidet, spesso i bimbi piccoli vivono in cella con loro (oggi sono 53).

Le visite agli istituti carcerari da parte di Antigone sono state tradotte in schede. Non possiamo, naturalmente, per motivi di spazio, citarle tutte, ma qualcuno è necessario farlo per capire meglio come si vive. E prendiamo Catania, carcere di piazza Lanza. Scrive Antigone: "529 sono i detenuti presenti a fronte di una capienza di 155 unità. Il suo tasso di affollamento è del 134... I detenuti arrivano a vivere in 10 all’interno di stanze che variano tra i 18 e i 22 mq, sistemati in letti a castello fino a 4 piani. L’acqua d’estate non basta al fabbisogno dell’istituto e quindi viene razionata. In inverno, ormai da quattro anni, non viene acceso l’impianto di riscaldamento e spesso le luci nei corridoi sono spente per risparmiare. La quasi totalità dei detenuti è chiusa in cella per 20 ore. L’unica eccezione sono le ore d’aria, previste dalle 9 alle 11 e dalle 13 alle 15".

Rieducazione? Ma cosa vanno cianciando questi governanti? Ma non saranno tutti così le carceri? No, certo. Qualcuno è anche peggio. Ad Alessandria in 9 metri quadri si ospitano 3 persone, ad Ancona in celle di 9,8 mq. ci stanno 3 detenuti; a Brescia ci sono celle piccole di 8-9 mq con 5 detenuti, in quelle più grandi 8-9 detenuti. Hanno sistemato detenuti anche in spazi originariamente non pensati come celle. In quella che è diventata la cella n. 88, ci stanno 18 persone.

A Lanciano i bagni sono senza finestre, a Latina ci sono materassi per terra, a Lecce i bagni sono ciechi e senza acqua calda mentre il riscaldamento funziona un’ora al giorno, a Messina in una cella di 19 mq ci vivono in 11, vale a dire che ogni detenuto ha a disposizione 1,72 mq. Per stare in piedi bisogna fare i turni. A Poggioreale ci sono celle con 18 persone che condividono un solo bagno e un tavolo, a Savona le celle sono sotto il livello stradale e non entra luce, a Taranto in 9 metri quadri vivono 4 detenuti e ci sono solo 4 docce per 80 detenuti.

E potremmo continuare. La Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha già condannato l’Italia perché un detenuto era stato costretto a stare in meno di tre metri quadri. La condanna fu di 1.000 euro. Ora sono stati depositati 400 ricorsi e, quindi, l’Italia potrebbe essere costretta a pagare 400 mila euro di sanzioni. Soldi sbattuti via come sono sbattuti via i soldi utilizzati per costruire nuovi istituti, terminati, ma mai aperti. E’ il caso di un nuovo carcere vicino a Reggio Calabria. Dal 1988 è partito il progetto per una struttura che potrebbe ospitare 300 detenuti e alleggerire, così, quello di Reggio Calabria che ha un affollamento del 267%. Sono stati spesi dagli 80 ai 90 milioni di euro. Tutto a posto? Macché non si può utilizzare perché manca la strada d’accesso. E pure le fogne e l’allacciamento idrico.

Tutto ciò offende il senso di umanità, viola la Costituzione ma soprattutto non recupera nulla, uccide la speranza. All’interno delle carceri c’è un’umanità disperata che ha bisogno di risposte concrete. Non è vero che queste risposte oggi costano e non si possono attuare. Domani potrebbe essere troppo tardi. Domani, quando usciranno di galera, tanti, troppo ex detenuti saranno ancora più incattiviti con la società. E mentre l’Italia è paralizzata e si trastulla con le primarie e qualcuno propone il quarto grado di giudizio che servirà esclusivamente ai ricchi, in carcere si continua a morire, ad ammalarsi, a "vivere" in 8 in pochi metri quadri.

Sarà un caso ma i malviventi ricchi sono tutti fuori; in galera ci stanno soprattutto i poveracci, quelli senza potere, senza soldi per pagarsi un buon avvocato, con una scolarità bassa, gli stranieri. Sotto questo aspetto, il fantomatico "Piano carceri" governativo ha funzionato perfettamente. Le carceri sono divenute, sempre più, discariche sociali e in discarica, si sa, ci buttiamo le cose che non servono. E i detenuti non servono. Non vanno neppure a votare.


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