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Canonizzazioni

Oggi, 7 settembre, è il giorno della canonizzazione dei beati Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. La Chiesa alla ricerca di punti di contatto con le nuove generazioni santifica due giovani...

di Salvatore A. Bravo - domenica 7 settembre 2025 - 788 letture

Oggi, 7 settembre, è il giorno della canonizzazione dei beati Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. La Chiesa alla ricerca di punti di contatto con le nuove generazioni santifica due giovani che hanno nutrito la loro esistenza con il dono.

Nel tempo dei narcisismi e dell’avere per “consumare senza mai curare o conservare” i due giovani santi sono esempi trasgressivi e rivoluzionari. Le nuove generazioni, e non solo, hanno perso il senso del bene e del male. Il nostro tempo è spesso connotato come “pagano”, ma è un grande errore, poiché il paganesimo aveva un suo codice etico e una spiritualità altissima, il nostro è piuttosto il tempo che si connota per il primitivismo di massa e, dunque, per una sostanziale indifferenza verso Dio e la spiritualità.

Carlo Acutis e Pier Giorgio parlano a questa indifferenza, fenomeno sconosciuto nella storia occidentale, poiché siamo dinanzi a un’indifferenza di massa; è un’insensibilità al sacro che si traduce nel quotidiano in indifferenza verso l’altro e, dunque, verso le grandi domande che umanizzano.

La disumanizzazione è la verità del nostro tempo, essa consiste in una chiusura all’alterità. L’altro è sempre e solo un mezzo e mai un fine e quindi non è mai riconosciuto come fratello. Il primitivismo di massa necessita di critica sociale ed economica, ma ancor più di testimoni che dimostrino con la carne che l’essere umano può innalzarsi verso altezze etiche e spirituali che la ragione calcolante non può comprendere. I due giovani santi ci raccontano con la loro vita che la rivoluzione può essere silenziosa e può rendersi reale nel quotidiano.

Il nostro tempo necessita di paradigmi del cielo, ed essi lo sono, senza moralismi, in quanto le loro biografia, sono prive di grandi eventi, sono banali nella loro ordinaria bellezza, e ci si rende ben conto che furono accomunati dalla partecipazione empatica. La fine precoce non fu tragica in loro, perché le loro esistenze furono segnate dall’esperienza del “senso”, non furono sciupate in gesti anonimi e privi di valore. Il Cristo sofferente era per loro vivente, in quanto furono ragazzi che con semplicità vissero la prossimità agli altri, loro che per nascita appartenevano al “privilegio sociale”. Ruppero le barriere sociali con i loro artifici per essere giovani uomini che vissero Cristo nella nel quotidiano.

Cristo fu un amico che incontravano ogni giorno e a cui dissero il loro sì ogni giorno. Ogni scelta spiritualmente grande necessita del “sì” che si ripete sempre più profondo col trascorrere dei giorni. Abbiamo bisogno, anche di rivoluzionari carsici per scrivere una nuova storia più umana e conforme alla natura umana. Ci affidiamo anche al loro sguardo.


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