Camminare a Catania, uccide

Una scena che si ripete sulla quasi totalità delle strade catanesi, fra marciapiedi invasi, inesistenti, divelti. Basta guardarsi intorno...
di Redazione - domenica 1 maggio 2005 - 3917 letture

Nell’immagine, due vedute di un qualunque giorno feriale della via Quartarone (a sinistra) e della via Teatro Greco (a destra). È mattina, percorriamo il tratto di quest’ultima che da piazza Dante porta alla via Crociferi. Come è evidente, non c’è verso di camminare sui pure ampi marciapiedi lavici.

Questa è una scena che si ripete sulla quasi totalità delle strade catanesi, fra marciapiedi invasi, inesistenti, divelti. Basta guardarsi intorno. In alcuni casi (come in Corso Italia), il parcheggio sulle aree pedonali è pure autorizzato e regolamentato (la legalizzazione e normalizzazione dell’orrore) dalle "strisce blu" Sostare, vale a dire il veicolo di quella odiosa tassa che vessa la cittadinanza e trasforma Catania sempre più nella metropoli caotica, inquinata, malata ed emarginante che pure non ha la vocazione di diventare o essere ma che tanto affascina nel suo deleterio provincialismo esterofilo sia Bianco che Scapagnini.

Vi sarebbero ben altri modi di finanziare le disastrate casse comunali, e di creare un’occupazione migliore, più qualificata, e più utile alla vivibilità ed al progresso della collettività urbana: ausiliarî al traffico, custodi di aree museali, guide turistiche. Ma si preferisce trasformare strade anche ampie in budelli impraticabili, e poi pure piangere sui risultati di questa dissennata politica di incremento automobilistico di origine italiana, che sta alla base di tanti mali nel campo dei trasporti (e dell’occupazione, vedi Termini Imerese) che patiamo a Catania ed in Sicilia.

Ma torniamo in via Teatro Greco. Chiunque è costretto a condividere la striscia asfaltata con le automobili, che sopraggiungono a velocità considerevoli. Un problema di civiltà, e ancora una volta automobilistico: a che servono auto velocissime quando vi sarebbero dei limiti ben precisi? Continuando a camminare, rischiamo concretamente, più volte, di essere investiti. Come è già capitato nei giorni scorsi ad un’altra candidata della "lista Fiumefreddo", rimasta seriamente ferita. L’unica colpa, quella di camminare a piedi nel centro storico di Catania.

Proviamo a cambiare soggetto: i turisti. In queste condizioni, ed aggiungendo l’inesistenza di segnaletiche apposite (in una o più lingue), di guide, la chiusura di quasi tutte le attrattive culturali (dal Teatro Greco stesso al Castello Ursino passando per il vicino Odeon), vale a dire la totale mancanza di una qualsivoglia politica culturale e turistica, il visitatore si trova a rischiare la pelle per il dover muoversi sull’asfalto. Un vero e proprio "turismo d’avventura", nemmeno fossimo nel Borneo.

Il minibus della linea "urban" che pure serve quella strada, fatica esso stesso a farsi strada, le rarissime volte che passa. Non c’è da lamentarsi se poi i turisti ci prendono per "sottosviluppati", se continuiamo a tener lì gli amministratori artefici di questi scempi. E conseguentemente, in una città (e soprattutto in un centro città) impraticabile, il commercio affonda, già pesantemente indebolito dai fendenti incrociati di ipermercati e commercio semiclandestino di prodotti d’origine cinese.

Per non parlare dei bambini, o degli invalidi. Loro sono costretti ad una mobilità meccanizzata e privata, o alla totale reclusione domestica. Vale a dire che Catania,, con le sue bellezze e potenzialità economiche e sociali, è una città pericolosa e quindi preclusa ai suoi figli ed ai suoi cittadini più deboli e pure più meritevoli, e non solo a causa della criminalità comunque diffusa e sostanzialmente incontrastata.

Come anche gli anziani. E anziana era la grandissima, indimenticabile Dora Musumeci, che ancora doveva deliziarci più e più volte con la sua maestria sui tasti bianchi e neri. Falciata via da un’automobile. Anche Dora è un numero, «tanto, più o meno, i morti per simili incidenti sono in numero analogo ogni anno». Così dicono, i nostri amministratori, i nostri "politici".

Ma se davvero siamo numeri, e siamo ragionevoli, desiderosi di cambiare nelle cose essenziali per una Catania giusta e vivibile, allora diamo un segnale forte fra due settimane, visto che alle consultazioni elettorali, "loro" che per strada non camminano mai e magari nemmeno ci vivono a Catania, sembrano tenere così tanto da montare un ridicolo baraccone che nei suoi effetti dimostra il peggio della "politica" catanese e siciliana.

Catania è nostra, dobbiamo riprendercela, e renderla finalmente il nostro luogo, da vivere e rispettare appieno perché Catania è casa nostra, e non vogliamo nessuno che ci bivacchi dentro per i suoi porci comodi, trasformandocela in un casino tonante dove si muore annegati nella pioggia, falciati dalle auto, o immersi nelle immondizie e nella disperazione giovanile.

Catania, 30 aprili 2005

Roman Clarke coordinatore cittadino "FNS Sicilia Indipendente" candidato nella "lista Fiumefreddo" per il Consiglio Comunale


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> Camminare a Catania, uccide
2 maggio 2005

Catania e fatta dai catanesi quindi....
> Camminare a Catania, uccide
23 maggio 2005, di : tato

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