Camafame: il romanzo di una vita
All’indomani dell’8 settembre 1943 migliaia di ex soldati cercano di guadagnare la via del ritorno verso casa sfuggendo alla rappresaglia nazista. Un giovane marinaio algherese, Giovanni, trova ospitalità presso un casolare nelle campagne del bresciano, il Camafame. Qui troverà l’amore ma da qui dovrà presto riprendere la sua confusa fuga.
A volte una storia inizia da dove avrebbe potuto finire.
All’indomani dell’8 settembre 1943 migliaia di ex soldati cercano di guadagnare la via del ritorno verso casa sfuggendo alla rappresaglia nazista. Un giovane marinaio algherese, Giovanni, trova ospitalità presso un casolare nelle campagne del bresciano, il Camafame. Qui troverà l’amore ma da qui dovrà presto riprendere la sua confusa fuga verso la salvezza. Terminata la guerra, il giovane deve ritornare precipitosamente a casa dove un incidente ha colpito il padre. La sua storia d’amore deve finire. Quarantasei anni dopo, accompagnato dal figlio, Giovanni torna e ritrova la famiglia a cui doveva la vita e anche quella che un tempo fu la ragazza che lo fece innamorare pur nell’orrore della guerra e della fame.
In “Camafame” - romanzo di Franco Cano (Edizioni del Sole – Alghero 2007) - il destino è il protagonista vero del libro e trionfa misterioso sulla vita; il destino che neppure la guerra può riscrivere; la guerra che interrompe, sparpaglia, confonde progetti, sentimenti, sogni ed esperienze non può nulla di fronte al disegno ineluttabile che sta scritto in certe vicende umane. Così ripercorrerne le trame guida attraverso la memoria a narrare il romanzo di una vita o se preferite una vita da romanzo.
Giovanni, all’indomani del tragico armistizio di Badoglio, si ritrova fuori dalla guerra mondiale ma inaspettatamente immerso in una sua guerra, che quasi non gli sembra più un dramma collettivo ma “una questione privata”.
Così come il partigiano Milton di Fenoglio cerca disperato la sua Fulvia e l’Orlando furioso dell’Ariosto la sua Angelica, Giovanni, Joan nel catalano di Alghero, cerca la sua Nina. La guerra continua certo, con la sua irrazionale logica distruttiva, ma ora diventa solo uno scenario dove nella disperazione, nell’incombere della morte e della rovina, c’è spazio per l’amore, la speranza, l’illusione dolce di due ragazzi.
L’autore costruisce la sua narrazione secondo un riuscito gioco di intrecci fra due memorie, le memorie di due distinte generazioni, quella di coloro che vissero la guerra e poi poterono raccontarla e quella di coloro che non conobbero la guerra ma poi vollero sentirla raccontare; i neorealisti ed i post-neorealisti. Così nel romanzo vi è un doppio io narrante: l’uno racconta il sentimento, l’altro lo accenna ma con il pudore di racconta la sua vita intima.
Un figlio ed un padre ripercorrono nello spazio e nel tempo un viaggio nella memoria e nei suoi luoghi fisici; tra essi si costruisce un dialogo fatto anche di parole non dette e non scritte, dove sono i fatti a custodire i sentimenti, gli occhi a rivelare il senso delle parole ed i silenzi a sovrastare gli atti. Nel parallelismo del narrato e dell’ascoltato e visto, il tempo sembra consumare la distanza degli anni, confondere i ruoli, depositare atmosfere, sensazioni, ricordi da un cuore all’altro. Giovanni torna vecchio al cospetto del Camafame. Del grande casolare che l’ospitò in cerca di rifugio resta solo un rudere malconcio.
Dalla cronaca di questi anni sappiamo che il Camafame è stato a lungo occupato da alcune famiglie di profughi e da Rom in cerca, anche loro, di un rifugio, come se quello fosse da sempre il destino di quei muri. Strano. A volte una storia ricomincia da dove avrebbe potuto finire.
Raffaele Sari Bozzolo
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