Buona festa della mamma
Nel giorno della festa della Mamma ci sono delle mamme che piangono i loro figli morti per portare un pezzo di pane a casa.
Nel giorno della festa della Mamma ci sono delle mamme che piangono i loro figli morti per portare un pezzo di pane a casa.
Tre morti in 48 ore sul lavoro in Calabria, altri tre morti di braccianti marocchini che si recavano nei campi della vicina Chioggia a raccogliere il radicchio.
Si muore di lavoro anche di sabato, come si legge nella prima pagina "Avvenire"; il solo quotidiano che riporta la notizia in prima pagina mentre gli altri nella rinfusa delle pagine interne.
Un quadro drammatico popolato da migliaia d’invisibili super sfruttati in mano a caporali violenti, che lavorano nei campi, nella cantieristica, nell’edilizia e nell’abbigliamento anche di lusso.
Siamo di fronte ad un fenomeno che non si riesce a debellare, soprattutto per la complicità delle imprese e la scarsa presenza dei sindacati in questi posti di lavoro.
Sul piano legislativo alcuni passi avanti sono stati fatti ma non sono sufficienti perché mancano gli ispettori per i controlli.
Ciò è vero, però necessita un salto culturale del mondo delle imprese per una maggiore consapevolezza del valore del fattore umano nel mandare avanti i processi produttivi, anche i più avanzati, con il sapere.
I dati forniti dall’Inail sul primo trimestre 2026 fanno rabbrividire: 136 denunce per infortuni mortali, 101.163 i casi di infortuni sul lavoro con un aumento del 4,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, infine 3.314 le denunce per malattie professionali con un aumento del 16% rispetto al 2025.
Per i distratti, non sono numeri ma esseri umani che dovrebbero fare riflette forze sociali e politiche per adeguare la legislazione ai cambiamenti e avvertire che il profitto non può andare a discapito di chi contribuisce a creare plusvalore, scusate se uso questo termine desueto.
Ci sono le macchine, vero, ma ci sono chi li crea e chi li muove.
Non dimentichiamo che siamo noi, e per questo bisogna avere una grande consapevolezza di abitare, senza perderci, un mondo che noi stessi abbiamo creato.
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