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Binomi di parole (28): Antagonisti e volenterosi

Ricordiamoci che senza l’antagonismo non ci sarebbe stata né la Rivoluzione francese né quella americana, e nemmeno l’unità d’Italia. Martin Luther King, Malcolm X, Nelson Mandela, e...

di Alessandra Calanchi - sabato 21 febbraio 2026 - 364 letture

Da giorni mi arrovello sul termine “antagonista”, recentemente apparso nel mondo mediatico a indicare persone poco raccomandabili. Ricordo che quando studiavo all’università l’antagonista era chi si opponeva al protagonista, ovvero all’eroe della storia: lo pensavo appunto come un termine legato all’ambito letterario e narratologico. I dizionari mi confermano, oggi, che la parola “antagonista” deriva dal latino tardo antagōnista, a sua volta proveniente dal greco ἀνταγωνιστής (antagōnistḗs), composto da anti- (“contro”) e agōnizomai (“lottare”, derivato di agōn, “lotta, contesa”). Il significato letterale è dunque “chi lotta contro”, indicando un avversario, rivale o figura che si contrappone al protagonista. Andiamo dunque a vedere chi è questo/a “protagonista”: l’eroe/ina del racconto, evidentemente; ma, traslandolo in altri ambiti – ad esempio quello sportivo – sarà la squadra del cuore rispetto a quella avversaria (antagonista).

L’uso che se ne fa in questi giorni è diverso: si è politicizzato, per cui l’antagonista è chi si oppone. A chi, non è dato saperlo. Possiamo fare delle ipotesi – al governo? Alle persone perbene? All’ordine prestabilito? AI Overview ci viene in aiuto: “…il termine si riferisce anche a gruppi sociali o politici che si oppongono al potere costituito, come nel caso dei movimenti No-Tav, e in farmacologia, a farmaci che bloccano i recettori. In sintesi, sono avversari, oppositori o contrastanti a un’azione, un personaggio principale o un sistema”. 

Se in altri casi a chi si oppone anti- è chiarissimo (antifascista, antisommossa, antidolorifico…) l’antagonista generico sembra un lottatore solitario e pericolosissimo, che lotta contro il potere o il sistema per il solo gusto di lottare. Usare questo termine, che è superficiale ma incute paura, ricorda un po’ quel miserevole gioco di parole nato per svalutare chi si è opposto fin dal 2022 all’invio di armi all’Ucraina – pacifinti.

Il linguaggio denigratorio, soprattutto quando usato proprio dal potere o dalle maggioranze, è inqualificabile. Come il volantino del giudice che bacia la bambina per offendere la magistratura in vista del referendum sulla Giustizia. Ma torniamo ad “antagonista” e rivalutiamolo.

Antagonista è BELLO. Molti termini sono nati come inizialmente denigratori e poi sono stati assunti come la bandiera per portare avanti movimenti artistici, rivendicazioni sociali, lotte identitarie.

NON va bene accumulare pietre sui binari delle ferrovie, ovvio, ma leggere che il ragazzo di 20 anni che lo ha fatto (e ha sbagliato) aveva in casa “materiale riconducibile all’area antagonista, riviste e giornali”, mi dà un messaggio ambiguo. Come a dire che avere in casa il busto del Duce va bene, ma giornaletti di sinistra no. Un giornale ha definito il giovane “anarchico”: un altro termine che non esce mai di moda quando si cerca un capro espiatorio, legato a una filosofia che mira all’abolizione di ogni forma di governo e gerarchia, promuovendo l’autogoverno, l’autonomia e la cooperazione volontaria basata su rapporti paritari… Estensivamente, indica anche una persona indisciplinata, ribelle o che rifiuta l’autorità in senso generale. Insomma, quando serve, salta sempre fuori la “pista anarchica”, anche se i maggiori danni al Paese, stragi comprese, hanno (avuto) ben altre matrici.

Ma torniamo agli antagonisti. Ricordiamoci che senza l’antagonismo non ci sarebbe stata né la Rivoluzione francese né quella americana, e nemmeno l’unità d’Italia. Martin Luther King, Malcolm X, Nelson Mandela, e la stessa premio Nobel per la pace Marìa Corina Machado (lo dico per par condicio) sono stati antagonisti (nel senso che oggi si vuol dare alla parola) ma anche protagonisti del loro tempo e per il loro popolo. E poi: quale sarebbe l’area antagonista? E per materiale si intendono giornali e riviste? Mi sembra che il clima sia troppo simile alle distopie della letteratura e del cinema – posso uscire dalla sala e riavere i soldi del biglietto?

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antagonisti - Giuseppe Mazzini, Abraham Lincoln, Martin Luther King jr, Nelson Mandela

Oooops scusate, non posso farlo, prima di aver parlato anche dei volenterosi. Questi vanno bene, sono bravi, patriottici ed europeisti. La Treccani accoglie questo neologismo nel 2025 per indicare l’alleanza temporanea tra diverse nazioni per dare il via a operazioni militari o umanitarie che non si pongono, o si pongono soltanto in parte, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Legata in particolare ai supporti militari all’Ucraina, coalition of the willing, “coalizione di volenterosi”, è l’espressione partorita dal forum promosso da Keir Starmer, spesso tradotta anche come Club dei Volenterosi. Ricordo ai lettori e lettrici che in inglese I will non significa solo “lo voglio fare” ma anche “lo farò, va bene…”, e può sottendere una subdola e strisciante obbedienza. Ben diverso da quell’ yes we can di Obama che indicava “vogliamo e possiamo farlo”.

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Volenterosi 2025

Dietro il termine c’è un ovvio messaggio truffaldino: far credere che l’invio di armi serva davvero a difendere un popolo invaso e a costruire una pace duratura per l’Europa, quando è evidente che la guerra, qualsiasi guerra, è strumentale al potere e all’imperativo economico contingente. Ma molte brave persone ci credono davvero, perché, come cantava Bennato esattamente cinquant’anni fa, “le notizie da fuori / le ricevono solo /attraverso i canali / del modello 38 a colori” (Quante brave persone, 1976). Oggi le notizie ci arrivano nello smartphone ma la sostanza non è cambiata di molto.


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