Binomi di parole (27): Il Questionario e la Costituzione
Questa volta la scelta delle due parole è diversa dal solito, in quanto contestualizzata nel preciso momento storico in cui stiamo vivendo...
Questa volta la scelta delle due parole è diversa dal solito, in quanto contestualizzata nel preciso momento storico in cui stiamo vivendo. Questo binomio potrebbe avere un’appendice – i social media e il Parlamento – per le ragioni che vado a esporre.
Un questionario è una lista di domande (da question, in inglese “domanda”) che viene fatta per un sondaggio di vario genere. Per esempio, un questionario di gradimento si propone al termine di un corso o seminario, per avere un feed-back sul successo (o meno) dello stesso. Ogni questionario, generalmente anonimo, deve seguire determinate regole (cioè essere redatto da persone competenti) e soprattutto deve avere un determinato scopo. Una Costituzione è l’atto fondativo di un governo: il termine deriva dal latino constitutio -onis, der. di constituĕre «costituire», cioè mettere insieme. Lo scrivo con la C maiuscola per distinguerlo da altri usi del termine, come ad esempio “certificato di sana e robusta costituzione” che oggi si chiama “certificato di buona salute”.
Detto questo, d’ora in avanti mi riferirò al caso del Questionario distribuito dal 18/11/2025 dall’AGIA (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, istituita nel 2011 e attualmente diretta dalla giornalista Marinella Giannina Terragni) e alla Costituzione italiana, in vigore dal 01/01/1948.
Il Questionario in questione ha suscitato dubbi e diffidenza da parte del solito “insonne che veglia” (per usare un termine de Gli onorevoli, il magnifico film del 1963 diretto da Sergio Corbucci e interpretato da Totò, Peppino de Filippo, Gino Cervi, Walter Chiari, Franca Valeri) ovvero Il fatto quotidiano, poi seguito da Il Manifesto, tra la semi-indifferenza generale. E subito la Terragni si è lamentata: eh, sì, dà fastidio che in Italia si possano ancora esprimere dubbi o aperto dissenso. Ma procediamo con ordine.
Il Questionario indirizzato a studenti delle scuole superiori (14-18 anni), riguarda nel complesso ciò che pensano rispetto alla guerra. Nulla del genere è stato fatto per l’educazione affettiva e sessuale, il cambiamento climatico e la protezione dell’ambiente di vita, l’importanza del voto o altre questioni che sicuramente starebbero molto a cuore agli/alle adolescenti. Invece, senza alcun permesso dei genitori (come si vuole fare per l’educazione affettiva), le domande stilate da chi dice di voler difendere i giovani da possibili traumi sono con ogni evidenza mirate (il mio uso del verbo mirare è intenzionale) a creare un terreno fertile per la leva (che sarà facoltativa, ci dicono mentendo).
Le 32 domande, apparentemente innocue, sono state definite “patriottiche” dal Fatto quotidiano e ricusate dalla Terragni, che a sua volta accusa il Fatto di fare “ideologia”.
Per inciso: non ritengo che né “patriottiche” né “ideologia” siano termini offensivi, ed è perlomeno curioso che la Terragni si offenda a sentirsi dire che è patriottica. (Dunque, non lo è? Ma lo sanno quelli che ci governano?) Tornando al Questionario, ho sentito con le mie orecchie la Terragni (intervenuta online a una conferenza indetta dall’Ordine dei Giornalisti in collaborazione con l’Unicef a Pesaro il 12 dicembre) difendere l’idea che le domande siano volte a rassicurare i giovani, e al contempo attaccare chi esprime dubbi e dissenso definendolo cattivo giornalismo, e citando (completamente fuori contesto) A sangue freddo di Truman Capote come buon giornalismo. Da studiosa di letteratura americana, preferisco glissare sull’argomento, ma temo che uno come Capote, in Italia, oggi avrebbe qualche problemino, visto quanto accaduto al nostro giornalista d’inchiesta forse più noto, Sigfrido Ranucci.
Le domande non rassicurano, anzi, possono solo provocare angoscia. Sono in parte banali, in parte tendenziose. E comunque pericolosissime, perché in almeno due casi trasmettono ai ragazzi e alle ragazze una responsabilità che loro non dovrebbero avere: quella di decidere (qui e ora) se “sceglierebbero o no di combattere per il proprio paese”, e quella di decidere (qui e ora) se sentono la “responsabilità di poter creare un futuro di pace”. Come dire: (1) se non combattete non siete dei buoni italiani, e (2) la responsabilità della pace non è nostra ma vostra.
E arriviamo alla Costituzione. Che all’articolo 11 recita:
Art. 11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Perché fra le 32 domande non ce n’era almeno una sulla Costituzione? Perché un/a giovane dovrebbe decidere di combattere per essere una brava persona? Perché non c’era la domanda “Sceglieresti di difendere la Costituzione?” Perché non c’era la domanda “Cosa ne pensi dell’art. 11 della Costituzione?” Inoltre, visto che ogni questionario, come si diceva, ha uno scopo, e deve seguire determinate regole, esprimo due considerazioni finali:
1 – non è affatto professionale, e non dovrebbe essere consentito, che si conoscano i risultati del sondaggio mentre lo stesso è ancora aperto. È evidente che conoscere le percentuali dei/lle votanti e il contenuto delle risposte può influenzare chi non ha ancora risposto (o chi non avrebbe proprio risposto) e pertanto modificare quanto accadrà da qui al 19 dicembre. Sarebbe come se durante le elezioni gli elettori e le elettrici sapessero in tempo reale quanti voti ha avuto un partito.
2 – quali sono le reali intenzioni di chi ha progettato il test? Sapere che il 70 per cento (sperando che la percentuale non diminuirà per i motivi sopra indicati) si dichiara che non combatterebbe per il proprio paese cosa significa per chi ha formulato il questionario? Forse (A) che il governo dovrà tenerne conto adottando una politica pacifista? Oppure (B) che il governo si impegnerà a fargli cambiare idea?
Non ho la sfera di cristallo, ma, personalmente, ritengo che il Questionario non sia stato pensato e implementato in buona fede ma faccia parte della logica bellicista, immorale e anticostituzionale che sta trascinando l’Italia e l’Europa alla rovina. E raccomando l’ascolto di Tomaso Montanari e di chi ancora difende la Costituzione in questo Paese che, per citare un altro film, sta cedendo al lato oscuro della Forza.
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