Binomi di parole (24): Egemonia e Cultura
Mi sento in dovere di riprendere questa rubrica per la stanchezza di vedere insieme e a sproposito queste due parole. Il tormentone da cui parte il mio bisogno di chiarire è la supposta egemonia culturale della sinistra.
Mi hanno insegnato che prima di parlare è bene posizionarsi. Bene: non vi parlerò da donna, da madre o da italiana (anche se posso fregiarmi di tutti e tre i titoli), ma da persona che da una vita studia (e pratica) le lingue, le letterature e le culture. E sì, farò outing: mi sento di poter dichiarare senza alcuna esitazione che nel mio piccolo, ma proprio piccolo piccolo, mi sento orgogliosamente un’intellettuale di sinistra.
Iniziamo dai due termini in oggetto: per AI overview (a cui mi riferirò per essere comprensibile da tutti) egemonia significa:
1. Preminenza (imposta, riconosciuta o tollerata) di uno stato nei confronti di uno o più altri.
2. Supremazia, preminenza assoluta; direzione, guida politica o culturale.

- A Cover of Animal Farm, by George Orwell
Cultura, in senso ampio, è invece “un insieme complesso di conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costumi e altre abitudini acquisite dall’uomo come membro di una società. Include anche i modi di pensare, di sentire e di agire, condivisi e trasmessi da un gruppo umano.”
L’egemonia culturale, ancora, “è un concetto che indica le varie forme di «dominio» culturale e/o di «direzione intellettuale e morale» da parte di un gruppo o di una classe che sia in grado di imporre ad altri gruppi, attraverso pratiche quotidiane e credenze condivise, i propri punti di vista fino alla loro interiorizzazione”.
Come sarebbe stato bello avere una direzione intellettuale e morale di questo paese! Purtroppo, non mi pare proprio sia stato così. La sinistra non ha mai dominato l’Italia e quando Dario Fo vinceva il Nobel e Roberto Benigni l’Oscar, non c’erano certo i comunisti al governo. Né c’era alcuna forma di censura contro gli intellettuali di destra (o aspiranti tali), i quali non mi risulta venissero mandati nei gulag.
Senza contare che non erano forse italiani anche Fo e Benigni? Non avevano forse avuto le stesse opportunità di milioni di altre persone? E qualcuno pensa magari che Umberto Eco o Roberto Saviano abbiano ereditato l’azienda miliardaria di famiglia? No, nella cultura non funziona così. Hanno studiato, sono usciti dalla mediocrità, e se questo li ha trasformati in “guide”, dovremmo tutti esserne orgogliosi. TUTTI.
Invece abbiamo un ministro della cultura che insulta gli intellettuali di sinistra, ritenendo che gli unici sopravvissuti siano i comici. E sarò bipartisan: c’è stato anche un altro ministro, dell’economia mi pare, che diceva che “con la cultura non si mangia” - ce lo ricordiamo, o no?
Quindi, di quale egemonia stiamo parlando? E di quale cultura? La cultura è o dovrebbe essere uno spazio libero, uno spazio di pensiero, di riflessione, di dissenso. La cultura crea ponti, non muri. Se chi ci dileggia è capace di fare cultura, lo dimostri, e senza offendersi se non avrà il consenso che vorrebbe, perché gli elettori li manipoli facilmente, ma i lettori (= gli intellettuali, i critici, gli artisti) no!
Infine: se mi sbaglio, non potremmo riavvolgere il nastro e godercela un po’ questa egemonia culturale che mi è passata accanto e non me ne sono accorta? Sì, perché io all’inizio pensavo che l’avesse il Vaticano, l’egemonia culturale, viste le due ore di religione alla scuola primaria ( pubblica ) rispetto a una sola ora di scienze, e visto i crocefissi in tutte le aule di ogni ordine e grado della scuola ( pubblica )… e poi per un po’ di tempo ho pensato che l’avessero gli Stati Uniti, di cui siamo stati entusiasti consumatori di musica, cinema, cibo, serie tv… e infine, ho pensato che l’avessero le banche e le lobby, portatrici di una cultura del profitto e della supremazia di classe…
Ma come ho fatto a non accorgermi che gli egemoni, i dominatori, i despoti eravamo noi?
Ma ora questa egemonia è finita, e finalmente abbiamo la Cultura con la C maiuscola: quella secondo cui esiste una pericolosa teoria gender, Times Square è a Londra, l’omosessualità è una malattia, e alla scuola primaria ( pubblica ) si dovrà studiare non storia e geografia, bensì la Bibbia “per rafforzare l’identità culturale” (DI CHI?). E mi figuro già chi la insegnerà, perché attenzione, non saranno i teologi della liberazione né i padri comboniani. E ho paura, sì, lo ammetto.
Binomi di parole è una rubrica di Alessandra Calanchi.
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