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Binomi di parole (15): anzi, trinomi: Duca, Duce, Educatore

Lasciamo da parte Duchi e Duci, e rivolgiamo un grande GRAZIE a tutti gli educatori e le educatrici, maestri e maestre, professori e professoresse, tutor e...

di Alessandra Calanchi - mercoledì 20 dicembre 2023 - 410 letture

Questa la so. È facile. Il Duca è bianco. Il Duce è nero.

Il Duca Bianco è, ovviamente, David Bowie. La sua immagine ha oscurato secoli di storia (di duchi, arciduchi, duchesse e granducati), carrelli di cibi (lo stracchino della duchessa) e un’infinità di aziende (soprattutto agriturismi) che si chiamano o hanno nel nome “terre del duca”.

Il Duce Nero è, ovviamente, Benito Mussolini. Lui stesso si definì Duce e, quanto a Nero, non mi riferisco alla pelle ma al colore delle divise – le camicie nere, appunto – della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e per traslato dei membri del Partito Fascista.

Questi due colori sono le estremità del cerchio cromatico: il bianco contiene tutti i colori, e richiama l’idea di fusione e di unione luminosa; il nero è invece un’assenza di colore, e si lega dunque all’idea di vuoto, del buio, del vacuo, dell’assente. Uno è luce, l’altro l’assenza di luce; uno è lo yang, l’altro lo Yin; uno indica la castità e la purezza, l’altro la morte o il mistero. Una colomba bianca (possibilmente con un ramoscello d’ulivo nel becco) evoca la pace; un gatto nero (soprattutto se attraversa la strada davanti alla nostra auto) porta sfortuna. Il cigno bianco e il cigno nero del Lago dei cigni rappresentano l’eterna lotta fra bene e male. Anche i due felini di Gatto nero, gatto bianco (Emil Kusturiza 1998) indicano le opposte caratteristiche dei personaggi – sognatore/ pragmatico, coraggiosa/idealista, ecc.

Tutto da prendere col contagocce.

Passiamo a Duca: è un titolo nobiliare che nella gerarchia araldica segue quello di principe, un tempo connesso all’esercizio di un potere politico (autonomo o subordinato a un sovrano). Ma anche guida, spec. in senso spirituale: Tu duca, tu signore, tu maestro (Dante), di Virgilio; anche, condottiero: il gran duca de’ Greci (Dante), Agamennone. E poi c’è Duca Lamberti, l’indimenticabile personaggio creato da Giorgio Scerbanenco. Il Ducato invece è un furgoncino della Fiat, ma nell’Italia preunitaria era la valuta ufficiale del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie. Era diviso in dieci carlini (che non sono quei piccoli cani tozzi col muso schiacciato) da cui deriva il quotidiano Il Resto del Carlino. A Proposito di giornali, a Urbino ne esiste uno locale che si chiama proprio così: Il Ducato. Ma Urbino, si sa, è terra di duchi, e infatti abbiamo la casciotta del Duca e della Duchessa, il ristorante “Terrazza del Duca”, l’albergo “I Duchi”, ecc. È bene ricordare che Federico da Montefeltro trasformò il ducato di Urbino in un importantissimo centro artistico e culturale, secondo in Italia solo a quello di Lorenzo il Magnifico. Ma questo accadeva molto, molto, molto tempo prima che arrivasse l’attuale prosindaco.

Passiamo ora a Duce: ha la stessa radice di Duca (lat. dux, condottiero, guida) ma ha assunto il significato attuale di dittatore durante e dopo il fascismo. A nessuno sarebbe saltato in mente di chiamare David Bowie il Duca nero, o il Duce bianco. Del resto, pare che fu lui stesso a creare questo soprannome poco tempo l’uscita dell’album Station to Station (1976). Il Duca Bianco era un personaggio aristocratico che vestiva in maniera sobria ma elegante, più portato al bianco che al total black di altri cantanti dell’epoca. Ma c’è anche chi insinua che il “bianco” fosse legato alla sua dipendenza da cocaina. Al tempo stesso, se il Duce avesse scelto le camicie bianche forse la Storia sarebbe andata diversamente.

E mi viene in mente, all’improvviso, che dalla stessa radice di Duca e Duce nasce il verbo Educare: ex-ducere, ovvero: far venire alla luce qualcosa che è nascosto. Portare fuori, estrarre, estrapolare, far emergere. Che bello. Alla fine, parliamo di educazione, istruzione, formazione, apprendimento. Questo sì che conta. Che è essenziale.

La differenza sta in quella E – non quella finale ma quella iniziale. E-ducere, Educare.

ABBASSO duchi e duci, VIVA GLI EDUCATORI E LE EDUCATRICI.

Lasciamo da parte Duchi e Duci, e rivolgiamo un grande GRAZIE a tutti gli educatori e le educatrici, maestri e maestre, professori e professoresse, tutor e assistenti, formatori e formatrici, insegnanti, docenti, o comunque le/li si voglia chiamare, perché dedicandosi all’arte dell’educare stanno facendo il lavoro più importante del mondo.


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