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Bentornata a casa Loujain!

Dopo mille giorni passati in carcere, Loujain al-Hathloul, la coraggiosa difensora dei diritti delle donne saudita è stata liberata!
di Redazione - giovedì 11 febbraio 2021 - 888 letture

Una notizia stupenda e tanto attesa che ci fa tirare un sospiro di sollievo.

Arrestata nel maggio 2018, il 28 dicembre 2020 Loujain era stata condannata a cinque anni e otto mesi per spionaggio in favore di una potenza straniera e cospirazione contro il regno saudita, solo per aver svolto campagne per i diritti delle donne come quelle per l’abolizione del divieto di guida e del sistema del “guardiano” maschile.

Loujain si è sempre battuta per il diritto delle donne saudite a guidare, concesso un mese dopo il suo arresto. Ora è tempo di accoglierla finalmente a casa, grazie anche al tuo aiuto e al tuo sostegno che ogni giorno supportano Amnesty International nel suo lavoro!

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Loujain al-Hathloul

Arabia Saudita: femminismo, omosessualità e ateismo considerate “idee estremiste” (Un articolo del 12 novembre 2019 sulle discriminazioni in Arabia Saudita)

Un annuncio “oltraggioso” e “pericoloso“. Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord, ha commentato con una dichiarazione ufficiale il video promozionale diffuso dal Dipartimento saudita per la lotta all’estremismo in cui il femminismo, l’omosessualità e l’ateismo sono considerate “idee estremiste” punibili col carcere o con le frustate.

“Il femminismo, l’ateismo e l’omosessualità non sono reati – ha dichiarato Morayef –. Questo annuncio ha gravi implicazioni per i diritti alla libertà d’espressione e alla vita oltre che per la libertà e la sicurezza personali. Dietro i proclami sul progresso fatti da Mohamed bin Salman, si nasconde il volto intollerante del regno saudita che criminalizza l’identità delle persone così come le idee e le opinioni riformiste e progressiste“, ha proseguito Morayef.

L’ateismo è già un reato punibile con la pena capitale; quanto all’omosessualità, nel codice penale non è menzionata ma è proibita dalla shari’a, la fonte islamica del diritto saudita.

Le recenti riforme del sistema del guardiano maschile e di altre norme discriminanti nei confronti delle donne, come l’abolizione del divieto di guida, sono state il risultato dell’incessante azione delle femministe e delle attiviste le cui voci sono ora zittite all’interno delle prigioni o continuano a essere altrimenti perseguitate.

Dal maggio 2018 sono in carcere 13 di loro, tra cui Loujain al-Hathloul, Samar Badawi e Naseema al-Sada. Altre 14 persone (scrittori, arrivisti e familiari delle donne in carcere) sono state arrestate nell’aprile di quest’anno.

“Ad allarmare è anche il silenzio internazionale di fronte alla detenzione di decine di dissidenti pacifici. Gli alleati chiave dell’Arabia Saudita – come gli Usa, il Regno Unito e l’Unione europea – devono fare pressione sulle autorità di Riad sottolineando l’urgente bisogno di proteggere la libertà d’espressione nel paese, a partire dal rilascio dei difensori dei diritti umani e di chiunque altro si trovi in carcere solo per l’espressione pacifica delle sue idee“, ha concluso Morayef.


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