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Banksy e Warhol a Catania

Si tiene a Catania, al Palazzo della Cultura, una mostra dedicata a Banksy e Warhol dal 21 novembre 2011 al 2 giugno 2022.

di Sergej - mercoledì 9 febbraio 2022 - 2280 letture

Alla cultura pop hanno dato molto, le loro azioni artistiche ("opere") hanno avuto e hanno l’onore della diffusione attraverso i mass media. Warhol e ora Banksy si muovono sul crinale difficile dell’impersificazione dell’arte nell’età contemporanea. A Catania è possibile visitare una buona mostra in cui le opere dei due artisti sono abilmente intrecciate e presentate. Il contenitore sono i locali espositivi del palazzo 7-800esco del Palazzo della Cultura, con il suo ampio cortile interno, la balconata medievale e il susseguirsi di sale modernamente attrezzate con luci adatte e pannelli. Un’ottima esposizione che permette al vasto pubblico (prezzo del biglietto: 13 euro) di poter veder dal vivo alcune opere che sono entrate nel "mito" della pop art. Un paio di sale sono anche dedicate alla proiezione di opere filmiche (soprattutto Warhol lo ricordiamo come cineasta d’avanguardia newyorkese). Contenitore e opere contenute si intrecciano in questa mostra. Le foto che abbiamo selezionato intendono "dire" anche questo. Così come sapientemente i curatori della mostra (Sabina De Gregori e Giuseppe Stagnitta) hanno saputo intrecciare anche tematicamente le opere dei sue artisti, favorendo la comprensione delle opere - ogni opera ha la sua brava didascalia esplicativa affiancata. Una bella mostra, che vi invitiamo a andare a vedere.

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Banksy 01
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Banksy 02
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Banksy 03
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Banksy 04
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Banksy 05
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Banksy 06
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Banksy 07
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Banksy 08
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Banksy 09
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Banksy 10
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Banksy 11
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Banksy 12
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Banksy 13
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Banksy 14
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Banksy 15
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Banksy 16
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Banksy 17
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Banksy 18
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Interno del Palazzo della cultura
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Interno 01
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Interno 02
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Interno 04
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Interno 06
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volantino - fronte
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volantino - retro
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warhol 01
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warhol 07

Pubblicando la selezione delle foto per questo articolo, ci accorgiamo di come Banksy abbia una certa prevalenza su Warhol. Non abbiamo fotografato le opere pur presenti che costituiscono la koiné warholiana: a cominciare dalle serigrafie di Kate Moss e di Marilyn Monroe. Una di queste è riprodotta su tela e appesa anche nella mia camera da letto. L’opera d’arte che diventa kitsch e riproduzione, oggetto commerciale, trash, fino ai "gesti" di Banksy... Per età e (de)generazione sono misuratamente vicino a Warhol - credo di aver visto gran parte dei suoi film, e ovviamente seguito un bel po’ degli strani tipi che lo bazzicavano: da Nico e Lou Reed, a Basquiat... E uso l’avverbio misuratamente perché con Warhol, supremamente timido, non è che si potesse avere un "contatto" se non distanziato. In quegli anni attorno al laboratorio di Warhol si compì un vero miracolo culturale e artistico - mentre attorno gli Stati Uniti risalivano la china del Vietnam e attraverso una lunga striscia di cocaina si scontravano con l’AIDS. Oggi, anche in italiano, esiste una vasta bibliografia su Warhol. Più recente e tutto dentro al "miracolo" culturale post-tatcheriano inglese è Banksy. Banksy nella street art è ciò che i Sex Pistols e i Clash sono stati nella pop music. In Italia l’interesse per Banksy è frutto innanzitutto di una ristretta cerchia di militanti della cultura antagonista e alternativa. Ora anche il resto del mondo si è accorto di Banksy, e la quotazione delle sue opere è schizzata alle stelle - alimentando l’interesse anche del resto della società borghese per questa produzione. Avidità e arte camminano a braccetto nel nostro mondo dell’1%: l’1% dei ricchi contro il 99% dei pezzenti. Banksy serve a ricordarci - anche con ironia - che esiste non solo un problema estetico (lo "statuto" dell’ "arte") ma una realtà e una guerra sociale in corso (che in alcune zone è anche guerra militare). Per Banksy è la funzione dell’arte - quella che è rimasta dopo essere stata artigianato e produzione di immaginine sacre per la propaganda religiosa; scoperta del paesaggio e della dimensione tridimensionale dello sguardo; esaltazione di re, regine e facoltosi borghesi attraverso la ritrattistica; coreografia e scacciapensieri. "L’arte dovrebbe confortare ciò che è disturbato e disturbare ciò che è confortevole" (art should comfort the disturbed and disturb the comfortable): probabilmente la stessa cosa che dovrebbe fare (e non fa) anche la comunicazione, l’informazione nel suo piccolo - e soprattutto nella consapevolezza di non essere arte, a differenza di quella di Banksy...

Nel corso della nostra visita alla mostra abbiamo assistito a un evento performativo, che ci è parso molto in linea con lo spirito banksyano, di cui daremo conto nei prossimi giorni.



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