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Bandiere di vita: intervista ad Antonio Presti

Bandiere di vita, il valore dell’essere - La cura. E’ la nuova iniziativa di Antonio Presti cui hanno partecipato 3 mila studenti della costa jonica siciliana.
di Redazione - mercoledì 14 marzo 2018 - 4629 letture

Dopo il complesso caso legato alle Rocce di Capo Mazzarò, il progetto delle Bandiere di Vita rappresenta un’ulteriore testimonianza del legame instaurato negli anni con il territorio taorminese.

Il progetto delle Rocce si reggeva sulla volontà di coinvolgere tutto il mondo del sapere in un percorso di rigenerazione del territorio. In continuità con quel lavoro ho strutturato per questo progetto una rete di centocinquanta scuole come vettore di conoscenza, un ponte verso le nuove generazioni nel nome della riconsegna di Bellezza e della ridefinizione dell’identità di un territorio. Come, del resto, era avvenuto a Capo Mazzarò, un luogo incantevole cristallizzato per mezzo secolo dal disinteresse delle istituzioni e poi investito dalla luce della purezza e del dono: una restituzione etica, innanzitutto, per creare una nuova consapevolezza del nostro agire in relazione ai luoghi che viviamo quotidianamente. Per esperienza posso affermare che una sentenza di un tribunale non potrà mai interrompere l’afflato delle coscienze o la poesia dell’offerta disinteressata.

Perché ha scelto l’Ospedale San Vincenzo di Taormina come base del suo nuovo lavoro?

Da Santa Teresa di Riva a Giarre, tremila studenti di tutta la riviera jonica collaboreranno ad una rivendicazione etica di civiltà e progresso: la Cura dell’Arte per chi soffre. La disumanizzazione tecnologica ha reso molte persone insensibili al dolore, e forse al concetto stesso di mortalità. Una società fortemente individualista difficilmente prova a fare i conti con la caducità della vita: eppure essa impregna in ogni frangente l’esistenza umana. Ho lanciato come tema il Valore dell’Essere per esaltare il rapporto tra anima e corpo nella ciclicità delle età e delle esperienze. Più semplicemente, voglio lasciare un pensiero di gioia in un luogo freddo, intriso di paure e timori. L’Arte, dunque, dovrà offrire un sollievo al personale, ai volontari, ai visitatori e a tutti i pazienti. Una cura spirituale, prima che fisica. Cosa lascerà questa esperienza agli studenti coinvolti nel progetto? A distanza di anni potranno rispecchiarsi nella Bellezza della loro gioventù, in quell’impronta lasciata con gioia in un’epoca felice e spensierata.

Tutto il suo lavoro è rivolto alle nuove generazioni per la rifondazione di un nuovo umanesimo.

Mi rifaccio spesso alla celebre frase di Gesualdo Bufalino: un esercito di maestri elementari redimerà la Sicilia dai suoi mali atavici. Con il mio lavoro provo a contrastare la dittatura dell’apparire in un’epoca vessata da una tecnologia opprimente e pervasiva. Non sono solo in questo cammino poiché posso contare su centinaia di insegnanti, guerrieri di luce che sposano la via della conoscenza in luogo della sterile burocrazia. Mi feriscono personalmente certi episodi di cronaca che vedono i docenti come vittime della prepotenza di alcuni genitori: stiamo perdendo le basi dell’educazione, e dunque della convivenza sociale. Condivido la tesi del “no” educativo e salvifico in un’epoca che sta smarrendo i suoi valori fondamentali. Appoggerò sempre e incondizionatamente i docenti che invitano alla riflessione, al progresso etico prima del semplice e standardizzato cumulo di inutili nozioni. Dovrebbe farlo anche lo Stato, retribuendo in modo eccellentechi lotta in prima linea contro l’imbarbarimento provocato dalle mille tentazioni dell’apparenza e del possesso.

Chi desidera ringraziare per questo nuovo progetto delle Bandiere di Vita?

Il mio plauso va a tutti i dirigenti scolastici coinvolti, alla governance dell’Ospedale San Vincenzo – e dunque il dott. Sirna e il dott. Cunsolo - e alle sue maestranze, generosa parte attiva nel reperimento dei materiali da destinare agli studenti e nella logistica necessaria alla realizzazione del progetto.


Link all’articolo dedicato all’iniziativa



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