Balneari, il pericolo delle aste selvagge

I legislatori di Roma non riescono a coniugare il principio di concorrenza con la difesa dei diritti acquisiti, conquistati sul campo dai balneari in decenni di duro lavoro e di investimenti.
di Antonio Carollo - martedì 17 gennaio 2012 - 1198 letture

C’è una direttiva Ue che introduce il principio di concorrenza nel settore delle concessioni demaniali marittime, senza però fare distinzione tra normali spiagge e arenili di eccellenza, dove insistono stabilimenti balneari di grande attrazione turistica. Evidentemente le coste italiane non erano da equiparare a quelle che si affacciano su Mare del Nord. Il Governo, senza aver fatto nulla per far modificare i contenuti della direttiva, lavora sul decreto che dovrà uniformare ad essa la nostra legislazione. Sono uscite delle indiscrezioni piuttosto precise sull’argomento, prontamente smentite, ma i dubbi e le ansie permangono. Monti è impegnato sui provvedimenti per la crescita economica, liberalizzazioni, aiuti per le imprese, ecc. Giusto, non c’è crescita senza il sostegno e il rilancio delle imprese. E imprese sono gli stabilimenti balneari, delle più qualificate, circa trentamila in Italia. Un patrimonio di imprenditorialità che qualsiasi governo dovrebbe salvaguardare e incoraggiare. Invece no. I legislatori di Roma non riescono a coniugare il principio di concorrenza con la difesa dei diritti acquisiti, conquistati sul campo dai balneari in decenni di duro lavoro e di investimenti. La direttiva impone le aste, essi la interpretano, a quanto risulta, nel modo più restrittivo, senza prevedere indennizzi e risarcimenti dei beni immobili e mobili insistenti sugli arenili e del valore dell’avviamento commerciale, riducendo la durata delle concessioni in misura incompatibile con l’ammortamento di un qualsiasi investimento. Senza una corsia preferenziale temporanea per favorire il proseguimento dell’attività degli attuali titolari degli stabilimenti. Se le anticipazioni fossero fondate si perpetrerebbe una vera e propria requisizione senza corrispettivo. Il diritto di prelazione sarebbe un contentino dal sapore della beffa. L’aggiudicazione della concessione al migliore offerente senza un tetto al miglioramento, rispetto al prezzo base, aprirebbe le porte agli speculatori senza scrupoli, spesso riciclatori di denaro sporco. Col paradosso che il balneare dovrebbe acquistare ad un prezzo esorbitante (i principi arabi o i gruppi più o meno collusi col potere mafioso non hanno limiti di spesa) un bene che per gran parte è già suo o perdere il frutto del suo lavoro e del suo impegno imprenditoriale.


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Balneari, il pericolo delle aste selvagge
23 gennaio 2012

Salve,penso che abbiate centrato il problema.Gia’ oggi non investiremo un Euro in piu’ del necessario sapendo cosa accadra’ nel 2015 ma pensiamo al dopo.io non penso almeno al sud che verranno ad investire le grosse multinazionali oppure i cittadini di altri Stati che secondo me i loro Governi li hanno messi gia’ al sicuro anche perche’ leggendo anche i giornali stranieri non ho letto di alcuna lamentela da alcuna categoria ma solamente chi ha soldi da pulire.Purtroppo penso che il nostro Governo non riesca a pensare per racimolare un po’ di soldi in piu’oggi ai danni che fara’ nei prossimi anni.Grazie. Alberto Barlotti Consorzio Lidi di Paestum Capaccio -Salerno