Sei all'interno di >> GiroBlog | Centro Studi Est Europa |

BULGARIA: da Roma a Seattle

5 quadri nella Cappella dell’Università di Seattle, nello Stato di Washington, dipinti da Dora Bittau
di Emanuele G. - domenica 7 aprile 2019 - 877 letture

Nel 1995, da Roma, ho partecipato ad un concorso internazionale, per dipingere i quadri per la Cappella di Sant’Ignazio dell’Università di Seattle, nello Stato di Washington. La edificazione di una Cappella, ( 6,000 metri quadrati) si attendeva da 107 anni. Era ancora in costruzione, con progetto ultramoderno, firmato dall’ architetto Steven Holl di New York. Il risultato dal concorso non è stato ancora annunciato quando un’auto mi ha investito mentre attraversavo la strada, e mi ha ferito gravemente. Ero sdraiata in un letto di ospedale a Roma, semicoscente, più morta, che viva. Durante una visita in ospedale, mio marito, molto abbattuto, e con la voce rassegnata , mi ha sussurrato che gli americani hanno scelto me, cioè io ho vinto il concorso. Lui era convinto del mio rifiuto, visto le condizioni nelle quali mi trovavo. Con trauma cranico, tutta ingessata, ho acquisito tale energia, che mi sono alzata dal letto con le stampelle, ho firmato la cartella clinica, e nonostante il divieto dei medici, sotto la mia responsabilità ho lasciato l’ospedale.

Ho dipinto 5 quadri di grandi dimensioni su tavole di legno, e con fondi d’oro. I quadri dovevano essere pronti per l’inaugurazione della Cappella. Li ho eseguiti per tre mesi, rispettando la data della consegna. Ho ricevuto l’invito per la solenne cerimonia ed hanno provveduto al mio viaggio in aereo Roma - Seattle. Con grande dispiacere, la mia salute non mi ha permesso di fare questo lungo viaggio.

Vissuta oltre la cortina di ferro, in un paese comunista, la religione era messa da parte. Potevi essere espulso dal komsomol, ti potevano rovinare il futuro, se frequentavi la chiesa. Così, non avevo profonda conoscenza riguardo la religione, anche sé sono stata educata con valori cristiani. Mia madre cercava la consolazione nella fede, mentre mio padre era laico. “Gesuiti”, solo il nome, significava una cosa avvolta nel mistero, pericolosa. Per la prima volta li ho “incontrati” , quando ero in quarta elementare. Mi è capitato un libro, grande come mattone, stampato in carattere minuscolo – “L’ebreo errante” di Eugene Sue. Mia sorella Nelly, più grande di me, esercitava la sua autorità su di me, non mi permetteva di leggere questo libro, non adatto alla mia età. Io ho escogitato un metodo: mi coprivo tutta, anche la testa con un lenzuolo bianco, facendo finta di dormire, e sotto il lenzuolo, leggevo il libro in santa pace. Quando mia sorella entrava nella stanza, vedeva, che stavo “dormendo”, e si allontanava. Invece, io leggevo freneticamente, e i miei capelli si addrizzavano dalla paura. Li c’erano due gesuiti, che spargevano morte a manca e a destra.

Durante il mio lavoro, ho incontrato i gesuiti americani. Solo un colletto bianco indica, che sono persone di Chiesa, altrimenti, sono come tutti noi, gente della strada, con la differenza, che sono professori, filosofi … si percepisce la libertà nei gesti, nel pensiero. Loro si possono permettere di scegliere un’artista sconosciuto, per una cosa molto importante, solo per merito. Questo indica la loro grandezza. Nessuno mi ha domandato, quale critico d’arte ha scritto per me, di quale partito sono, chi è mio padre, ecc.. Mi hanno colpito con la loro umanità e la loro vasta cultura. Sono persone con enorme responsabilità verso la sorte della Terra, , con la visione ampia del mondo. Sono uomini d’azione: hanno costruito ospedali, prestigiose università, scuole nelle quali possono studiare tutti, senza distinzione del colore della pelle, o diversità di religione. Sono missionari nei più sperduti angoli del pianeta, rischiando la vita, per aiutare i più bisognosi.

Mi sono laureata nell’Accademia di Belle Arti di Sofia, in Bulgaria, e ho lavorato intensamente come scenografa e costumista nel cinema, televisione, e in quasi tutti i teatri statali. In Italia ho cominciato da zero, però, sono arrivata con grande bagaglio professionale, e inerzia lavorativa, che mi hanno aiutato nel mio futuro lavoro, anche in questo caso. La prima difficoltà è stata la barriera linguistica, nel quale era esposto il mio compito da fare. Dovevo materializzare concetti filosofici ed esplorare la vita ed opera di San Ignazio un santo a me poco conosciuto. Nell’ampia entrata della Cappella dovevano essere collocati cinque quadri, che ritraggono i momenti chiave della crescita spirituale di Ignazio. I dipinti li ho realizzati con tecnica mista su pannelli di legno, di grandi dimensioni e con fondi d’oro.

Quadro 1 di 5: Ferito a Pamplona.

San Ignazio è il cavaliere mondano, ferito nella battaglia di Pamplona. L’elmo e i guanti corazzati sono caduti, già inutili al suo fianco, mentre il suo sguardo è già diretto lontano dalla battaglia, verso il primo bagliore della chiamata di Dio. Causalità, per il viaggio spirituale di Sant’Ignazio. Durante una prolungata convalescenza, Ignazio trasforma la mente e il cuore da una cura per l’auto gloria in passione per la maggior gloria di Dio. Dimensione: 44”x27”; Foto: Ken Wagner

Quadro 2 di 5: Trasformazione presso il fiume Cardoner.

Il pellegrino per Gerusalemme si ferma a Manresa e trascorre lì un anno di purificazione, presso il fiume Cardoner, culmina in una illuminazione, trasformandolo. Questo quadro trasmette tranquillità. Ignazio si trova sulla riva del fiume Cardoner, dove ha percepito la presenza amorevole di Dio in tutte le cose. Viene mostrato davanti a un santuario della Madonna, scrivendo il suo classico testo "Gli esercizi spirituali". Nella grotta, ho messo un segno per la provenienza dell’artista, l’immagine della Madonna richiama lo stile delle icone bulgare. Dimensione: 44”x27”; Foto: Ken Wagner

Quadro 3 di 5: Educato e benedetto con i compagni all’Università di Parigi

Il quadro centrale è più grande, mostra l’Università di Parigi, dove Ignazio riunì gli amici in una compagnia spirituale. Qui sono dipinti molti giovani del nostro tempo, rappresentati dagli studenti dell’Università di Seattle. Ignazio persegue un’educazione per poter aiutare gli altri e servire Dio. Con i compagni condivide i suoi desideri e la sua visione spirituale. La pittura include studenti del XX secolo provenienti da culture diverse, che mostrano la continuità della missione di Ignazio di oggi. Dimensioni: 57.5”x39.5”; Foto: Ken Wagner

Quadro 4 di 5: A La Storta la Missione è confermata

Il quarto quadro raffigura la visione a La Storta in cui Ignazio ha visto Gesù portare la croce, promettendogli di essere favorevole a lui a Roma. Poco dopo, il Papa ha approvato i gesuiti come un nuovo ordine religioso che avrebbe curato "i non protetti" della società. Il desiderio e la preghiera di Ignazio, di lui e i suoi compagni di servire alla missione di Cristo sono confermati, quando Dio lo pone davanti a Gesù che porta la croce. Dimensioni: 44” x 27” ; Foto: Ken Wagner

Quadro 5 di 5: Vivere con intimità la Trinità a Roma

Ignazio governa la Compagnia di Gesù e scrive le Costituzioni che guidano la vita e la missione della Società in un’unione durevole e permanente con Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il quinto quadro mostra Ignazio che scrive Le Costituzioni dell’ordine dei gesuiti. I lunghi corridoi sono animati dalle figure dei gesuiti e dei loro compagni che hanno lavorato nel corso dei secoli. Dimensioni 44 "x 27"; Foto: Ken Wagner

Come in altri quadri, anche questa volta si possono notare dеlle figure a me familiari, come i miei figli, mio marito, amici, caratteristici volti della strada, personaggi visti della TV…

Prima che i quadri partissero per gli Stati Uniti, nella mia casa/studio a Roma li ha visti solo un amico architetto. Lui mi ha detto: “Questi quadri li voglio a casa mia!” Per lui ho dipinto altri 5 quadri, con lo stesso soggetto, lе stessе misurе, ma completamente diversi.

Copia di questi quadri sono stati chiesti per altre università in USA, Canada, Irlanda, Filippine, Singapore, ed altri posti. Sono stati anche scelti come copertine di libri, sono pubblicati in riviste, nella storia dell’architettura, edizione tedesca, in molti articoli in diverse lingue nei social, ed altro.

Le mie condizioni di salute non mi hanno permesso di essere stata presente alla solenne inaugurazione della Cappella.

Ho visto per la prima volta i miei quadri nella loro nuova “abitazione”, dopo 16 anni, grazie a mio figlio Andrea. Lui mi ha accompagnato e assistito durante tutto il viaggio. Sono stata accolta come star. Ho sentito rispetto amore, adorazione. Nella Cappella, guardavo i quadri, come estranea. Li ho dipinti io?

Il volto di mio figlio, Andrea Bittau, si può scoprire in questi quadri. Lui se ne è andato a 33 anni il 25 febbraio 2017 a seguito di un incidente stradale. Era ricercatore scientifico di Google, a San Francisco. A mio figlio dedico queste quadri!

- Volete consultare i precedenti articoli della Dottoressa Dora Bittau?

E’ semplice. Basta digitare "DORA BITTAU" nel riquadro delle ricerche collocato in alto a destra della nostra homepage.

- Photo credits:

Le foto ci sono state fornite dall’autrice dell’articolo


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Versione per la stampa Versione per la stampa
Ricerca
Inserisci la parole da cercare e premi invio

:.: Documenti allegati
PANORAMICA MOSTRA

QUADRO 1 DI 5

QUADRO 2 DI 5

QUADRO 3 DI 5

QUADRO 4 DI 5

QUADRO 5 DI 5

QUADRO FINALE

LIBRO

:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica