Azione e ReAzione

Una lettera a John Nash, per parlare di equilibri, di attualità, e non solo...

di Maria T De Monte - martedì 13 marzo 2007 - 3948 letture

A volte succede che si creino due fazioni opposte. Non so perchè, eppure succede.

Succede che nonostante tu sappia benissimo che non te ne frega niente di creare un’opposizione ma ti basterebbe semplicemente farti estirpare quel piccolissimo neo che ti annerisce la vista, e che l’annerisce a quell’altro, succede che quando apri il corpo per estirpare il neo trovi delle radici profondissime e radicate, e non capisci più se è il caso di operare o lasciare che il corpo muoia.

Non capisci perchè, eppure succede.

Succede che una parola, un sentimento, si scontri con una parola ed un sentimento di potenza esattamente uguale, ma di direzione opposta. Capita.

Capita anche che la direzione sia esattamente la stessa, ma comunque non riesci a trasformare l’incontro in qualcosa di costruttivo, e allora distruggi.

Vecchio, caro Nash.

La prima volta che lo incontrai fu in un gioco organizzato in classe dalla nostra prof di Tecnica bancaria: lo chiamò dilemma del prigioniero.

Ero in quarta superiore. Era il 1995. Lei si chiamava Annamaria Cosoli.

La prof ci divise in due squadre, chiamiamole A e B. Il gioco consisteva nel decidere se cooperare o meno con la fazione opposta. Se le due squadre avessero cooperato, entrambe avrebbero preso 2 punti per la propria squadra. Se una avesse deciso di non cooperare mentre l’altra sì, la prima avrebbe preso 3 punti e la seconda 1 punto. Se entrambe avessero deciso di non cooperare, le due squadre avrebbero preso solo 1 punto.

Ovvio che era più conveniente per entrambe cooperare.

La contrattazione si svolgeva in due fasi: nella prima, il capogruppo A incontrava il capogruppo B, e decidevano insieme se fosse meglio cooperare oppure no. Quindi il capo rientrava nel gruppo, spiegava gli esiti della contrattazione, aspettava l’approvazione del suo team, e ritornava all’incontro con l’altro per confrontare le decisioni e procedere alla nuova contrattazione.

Dopo 5 partite di cooperazione, ed una felice e gloriosa crescita del mercato fittizio che stavamo costruendo, successe una cosa che destabilizzò la nostra prof, e la indusse a sospendere il gioco: una delle due squadre mentì.

Il boss della mia squadra rientrò con la solita proposta di cooperare, uno di noi allora propose di mentire, e di tentare la non cooperazione... in fin dei conti volevamo vincere.

E fu così che non cooperammo, e l’altra squadra sì.

Prendemmo 3 punti, e vincemmo, con il senso di colpa di una vittoria non meritata. Ne discutemmo a lungo con la classe, dopo il gioco. La squadra B era arrabbiata dalla nostra scorrettezza. In fin dei conti che male c’era a vincere insieme? Che non sarebbe stato vincere, ma crescere. Forse il concetto di crescita non appartiene all’eterna fanciullezza dell’indole umana.

Negli anni successivi incontrai questo dilemma nelle aule dell’università. Questa volta lo chiamarono equilibrio di Nash.

Ho dovuto ricordarti, Nash, quando alle ore 9.00 del 12 marzo guardavo la trasmissione su RAI3 che parlava degli anni ’70 in Italia, delle stragi, dei morti politici. Era la prima volta, almeno che io mi ricordi, che in una trasmissione come questa erano i veterani di destra a parlare dei loro morti, dei loro ricordi di quegli anni. Ti dirò, appena ho notato questa cosa, ho provato un leggero senso di fastidio. Credo che sia normale, in fin dei conti siamo appena usciti da 4 anni di offuscamento delle menti e spudorata comunicazione anticritica che ci ha fatto rincoglionire tutti insieme, confondendoci le idee sui valori individuali e sociali, finanche sui sogni che uno può permettersi di avere.

Che paura che ho avuto, Nash: in soli quattro anni mi sono vista cambiare le prospettive sul futuro, i sogni, la carriera che nemmeno ho avuto il tempo di cominciare. E credo che siano stati in tanti ad averne quanto me, e tanti che si sono arrabbiati quanto me, e tanti che avrebbero voluto alzare i pugni e combattere.

Dopo quattro anni di clausura di parola, ritrovare la libertà ha liberato anche le parole in eccesso. Ora siamo nella palude dell’eterno dibattito inconcludente, e tu vedessi che scene. Anche questo fa paura. Anche questo fa arrabbiare. Anche questo capita.

Ho ascoltato, ed osservato: fotografie, filmati, inni.

Mi sono ricordata di te.

Destra - sinistra, squadra A – squadra B, coopero – non coopero.

Cosa volevano quei morti, quei militanti?

Forse le stesse cose di base che vogliono tutti: una vita serena, un lavoro dignitoso, una famiglia, la tranquillità sociale. Bastava scegliere coopero – coopero?

Avrebbero preso entrambe 2 punti. Rinunciando ad un punto sarebbero cresciuti entrambi di un punto alla volta.

Caro Nash, tu stesso dicesti che la società, le decisioni, tendono alla non cooperazione, tranne pochissime realtà che ormai non ricordo più. Sei uno scienziato, un uomo di pensiero, un economista... anche uno schizofrenico, ma che vuoi, in una realtà come quella in cui viviamo, non è mica tanto strano, anzi...

Volevano che spiegassi la realtà senza farti coinvolgere dalle tue riflessioni.

Sono cose diverse: la realtà ed il nostro pensiero. Però, Nash, spiegami una cosa: non siamo forse anche noi parte di quella realtà che osserviamo, decostruiamo per analizzarla e ricostruiamo? Non ci muoviamo forse anche noi al di là delle pubblicazioni e dei premi nobel che ritiriamo quando spariamo il colpo grosso?

Ci sono cose, a volte, che non hanno una logica conseguenza. Sono così e basta. Ma allora perchè le logiche conseguenze di quelle cose senza spiegazione sono la separazione o il conflitto?

Questione di equilibri? Allora perchè continuo a non capire????


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Azione e ReAzione
14 marzo 2007, di : Tag |||||| Sito Web: John Nash al Festival della Matematica di Roma

Quando ho scritto questo articolo non sapevo che John Nash era l’ospite d’onore del Festival della Matematica di Roma, che si apre proprio oggi, 14 marzo ( tra l’altro definito pi greco day per il suo essere 3/14). Oggi sul sito de La Repubblica è apparsa questa bella intervista che vi lascio per rigor di critica. A presto. http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/scuola_e_universita/servizi/festival-matematica/john-nash/john-nash.html