Azione amministrativa e consenso

Credo che oggi la credibilità di una compagine amministrativa si misuri anche dal grado di partecipazione riconosciuto alle varie espressioni rappresentative della cittadinanza.

di Antonio Carollo - mercoledì 21 maggio 2008 - 1889 letture

Alcune considerazioni sulla principale causa della confitta del centrosinistra alle elezioni comunali del 27-28 aprile a Viareggio. Il deficit di consenso che ha accompagnato negli ultimi anni l’azione dell’Amministrazione comunale ha eretto uno steccato tra la medesima e l’elettorato. Credo che oggi la credibilità di una compagine si misurI anche sul grado di partecipazione riconosciuto alle varie espressioni rappresentative della cittadinanza. Il potere non può più rimanere chiuso nel Palazzo ma deve dare spazio al dialogo e ai fermenti della comunità. Non aver colto l’incidenza di questa istanza sulla stabilità del consenso popolare ha determinato la secca sconfitta degli eredi dell’amministrazione uscente. Questo discorso penso che valga per la stragrande maggioranza degli enti locali. Non sono in grado di dire con sicurezza quanto calzi alla realtà politica di Trabia. Il pubblico trabiese, come del resto succede in molti comuni del mezzogiorno, sconta la ritrosia derivante da una concezione arcaica del rapporti col potere pubblico. Stenta a fare un passo avanti sulla via che può portarlo dalla condizione di ’suddito’ a quella di ’cittadino’ vigile ed esigente. La proposizione del tema di una crisi di consenso in altro contesto vuole avere il significato di uno stimolo proiettato alla costruzione di una coscienza civica in seno alla comunità di Trabia.

IL CONSENSO SMARRITO

Il consenso si conquista giorno per giorno. Il politico di razza lo sa bene. Penso alla figura di Paolo Barsacchi. Qualcuno dice con convinzione: dopo di lui il vuoto. Ma è ingeneroso per tanti onesti e capaci amministratori che gli sono succeduti. Aveva una straordinaria capacità di attrarre e coinvolgere la gente. Il suo ufficio era aperto a tutti e il cittadino aveva sempre la precedenza su amministratori e dipendenti. Sapeva mettere a frutto e valorizzare le professionalità dei collaboratori. In ufficio ci stava il tempo necessario. Poi fuori, a rendersi conto di lavori e servizi, ad ascoltare le persone, con cui entrava subito in confidenza. In Passeggiata lo circondava sempre un nugolo di gente con cui discuteva pacatamente (come si dice oggi) dei problemi della città. I passanti erano bene accolti e sollecitati a dire la loro opinione. Con l’istinto e con la testa era costantemente proteso a catturare il consenso. Certo, è assurdo pretendere in tutti gli amministratori il talento politico di un Barsacchi. Però un fatto è certo: oggi bisogna moltiplicare gli sforzi per ottenere una fiducia che prima, per buona parte, veniva offerta sul piatto d’argento dell’appartenenza ideologica. L’operaio passa tranquillamente da Rifondazione alla Lega o ad An. Giudica dai programmi e dai fatti. Nessuna delega ormai viene rilasciata in bianco. Oggi il consenso corre sui singoli atti di una amministrazione. Non si governa avendo contro l’opinione pubblica; tanto più che a Viareggio si è evidentemente in una fase di democrazia avanzata. Ne sono indizi chiarissimi gli innumerevoli comitati cittadini, lo sviluppo dell’associazionismo, la ricchezza del volontariato, il dibattito acceso su tanti temi, la facilità con cui si creano movimenti, mobilitazioni, raccolte di firme, l’istinto dell’ironia e della satira che si sfoga gioiosamente nel Carnevale (non quello ufficiale e paludato). In una parola esiste una grande voglia di partecipazione. Paradossalmente, di fronte ad una simile realtà, negli ultimi anni, abbiamo visto un Palazzo chiuso, sicuro delle sue scelte, insofferente alle critiche, lontano dalla gente, le decisioni prese in orgogliosa solitudine e imposte, sia pure col passaggio in assemblee però dominate da amministratori e consulenti. Così sono nate le guerre della passerella, dei capannoni al Latino-americano, della vendita della Passeggiata, dei cambiamenti al Carnevale, degli extracomunitari alla Lisca e poi in via Matteotti, del regolamento del referendum (caparbiamente non approvato), delle quattro torri del teatro pucciniano, della bonifica della zona ex gasometro, della potatura dei lecci di via Indipendenza ridotti a moncherini, del regolamento urbanistico, del piano della sosta imposto contro il volere di cittadini, di associazioni e di tutte le categorie economiche, dell’escalation del numero delle aziende pubbliche e dei relativi amministratori. Col consenso popolare sotto i piedi sono passate in ombra, di conseguenza, le importanti opere che pure venivano realizzate, quali il teatro pucciniano, le fognature, il piano regolatore del porto, il restauro dei palazzi pubblici, il Museo della marineria, Villa Borbone, il decollo a livello internazionale del Festival Pucciniano, la messa a norma delle scuole, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la sistemazione della Biblioteca comunale, la Pinacoteca d’Arte Moderna e Contemporanea, le piste ciclabili, il riordino del Vialone.


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