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Aveva cinque mesi. È morta di freddo

Cinque mesi sono troppo pochi. E per sua madre saranno tutto quello che resta.

di SOS Méditerranée - mercoledì 20 maggio 2026 - 429 letture

Resteranno i pianti nella notte. Le volte in cui l’ha stretta al petto per farla addormentare. Il suono della sua voce. Il peso minuscolo del suo corpo tra le braccia.

Cinque mesi.

L’età in cui inizi a riconoscere il viso della tua mamma, ti calmi appena senti il suo odore e credi che, finché sei tra le sue braccia, niente di brutto possa succederti.

Ma sua madre non è riuscita a proteggerla dal freddo. Non in mezzo al mare. Non su una precaria imbarcazione in ferro partita nella notte dalla Tunisia insieme ad altre 55 persone.

Durante la traversata la bambina smetteva lentamente di reagire. La madre, raccontano i testimoni, non si rendeva conto della gravità delle sue condizioni. Forse perché una madre non riesce nemmeno a immaginare che sua figlia possa morire tra le sue braccia.

Quando sono arrivate a Lampedusa, i soccorritori hanno capito subito che la neonata stava male. Hanno provato a salvarla.

Ma non ce l’ha fatta.

È morta poco dopo lo sbarco. Morta di freddo.

E mentre una bambina di cinque mesi perde la vita nel Mediterraneo, chi dovrebbe proteggere la vita costruisce un sistema che rende il mare ancora più pericoloso.

Un sistema che chiude le vie sicure. Che finanzia motovedette libiche che sparano contro le navi umanitarie. Che indaga i comandanti delle ONG invece di interrogarsi sui bambini morti in mare.

Da una parte si lascia morire. Dall’altra si colpisce chi salva vite.

Una madre non attraversa il Mediterraneo con due bambine piccole perché pensa che il mare sia sicuro.

Lo fa quando tutto quello che si lascia alle spalle diventa ancora più spaventoso del mare di notte. Quando restare non sembra più possibile.

E nessuna persona dovrebbe essere costretta ad affidare la vita dei propri figli a un barcone nel Mediterraneo.

Perché nessuna bambina dovrebbe morire di freddo a cinque mesi, tra le braccia di sua madre.

Perché nel Mediterraneo si continua a morire nel silenzio generale.

E perché una bambina di cinque mesi non può diventare soltanto un’altra notizia da dimenticare.

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